Utente 132XXX
Buongiorno.
1 - Nello scorso mese di giugno durante una visita cardiologica e successivo approfondimento con uro tac ho scoperto di avere due calcoli al rene sinistro con la seguente diagnosi: ...Rene sinistro di volume lievemente aumentato con lieve riduzione dello spessore parenchimale con ridotta e ritardata capacita' esecretiva per ostacolato deflusso urinario per la presenza di due calcoli (ii e / mm) subostruenti al terzo uretrale con marcata dilatazione calico pielo uretrale a monte.
2 - In data 14/ vengo dimesso dall'ospedale dopo essere stato sottoposto ad uretereopielografia ascendente sx, con evidenza di kingking uretrale e litiasi uretrale sottogiuntale che viene pushata in pelvi post stenting, vista la scarsa compliannce uretrale all'introduzione dell'ureteroscopio, pertanto previa rx diretta apparato urinario ed eco renale si e' proceduto ad ESWLl della descritta litiasi pelvi.
3) Successivamente dopo visita di controllo e successivo ricovero si e' proceduto alla rimozione del tutore uretrale sx, , che appare dislocato ed evocante uropatia ostruttiva; nel corso di tale manovra non si e' riusciti a riposizionare lo stent previa UPG, a causa della presenza di litiasi uretrale sottogiuntale sx "impattata" e non superabile da filo guida:

Adesso attendo la chiamata per un nuovo ricovero (devo aspettare circa un mese, considerato anche il periodo di ferie) per intervento chirurgico a 'cielo aperto' per la rimozione dei calcoli.
Alla luce di quanto sopra Vi chiedo se allo stato delle cose e' possibile evitare il predetto intervento a cielo aperto e soprattutto riesco a salvare la funzionalita' renale?
Grazie.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
il ricorso alla chirurgia a cielo aperto per i calcoli delle vie urinarie è oggi veramente rarissimo, tanto più per calcoli dell'uretere dove i casi di impossibilità al passaggio degli strumenti flessibili sono davvero rarissimi. Ovviamente molto dipende anche dalla qualità e dalla completezza degli strumenti e degli accessori di cui si dispone e, non ultima, dalla competenza tecnica specifica dell'operatore. Tutto questo ovviamente noi non siamo in grado di giudicarlo. In casi estremi, talora si può ipotizzare di eseguire un accesso percutaneo attraverso il fianco e quindi scendere con lo strumento flessibile invece che risalire. Tenga conto che nella nostra esperienza questo artifizio si è reso necessario in pochissimi casi.
In conclusione, a lei resta la scelta se seguire le indicazioni proposte, certamente risolutive quanto "estreme". La situazione deve comunque essere risolta in un tempo ragionevolmente breve.

Saluti

Dr. Paolo Piana
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[#2] dopo  
Utente 132XXX

La ringrazio infinitamente per la tempestiva risposta. Purtroppo con l'ansia e la paura di una possibile infezione renale, anche in considerazione che siamo ad Agosto ho qualche difficolta' a muovermi nella direzione giusta.

[#3] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore , nei giorni scorsi ho contattato uno specialista della mia citta' il quale mi ha proposto un primo intervento di pielostomia in modo da drenare il rene, evitare cosi una possibile infezione e consentire un rilassamento dell'uretere per poi intervenire con un successivo intervento in ureteroscopia per la rimozione del calcolo.

Successivamente, mi sono in un centro della Toscana dove mi e' stata diagnosticata una evidente idronefrosi sinistra da stop litisiaco sottogiuntale da affrontare con una nuova URS + LITOTRISSIA + STENTING previa scintigrafia renale e sequenziale.

Per motivi legati al periodo di di ferie riuscirò a fare la scintigrafia solo per fine mese e quindi ancora non si conosce l'effettiva funzionalita' renale e la tal cosa mi crea una paura incredibile di perdere il rene.

Siccome ho deciso di affidarmi alla seconda soluzione, cioe' di salire in Toscana ed affrontare una nuova ureterescopia con tempi leggermenti piu' lunghi.

Visto che lei , nella precedente risposta parlava di tempi ragionevolmente brevi cosa mi consiglia di fare?

Le chiedo inoltre, in quali circostanze un rene viene rimosso completamente?

La ringrazio.

[#4] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
nel suo primo messaggio del 5 Agosto, lei ci ha accennato di essere stato sottoposto inizialmente ad un accertamento (urografia? TAC?) che ha dimostrato una "ridotta e ritardata capacità escretiva", pertanto il rene sinistro è evidentemete sofferente ma esiste una funziinalità residua. Si dispone quindi già di un dato funzionale, anche se non raffinato come quello della scintigrafia, che in questo momento noi non riterremmo assolutamente indispensabile, a fronte della necessità di risolvere l'ostruzione. Questa è comunque solo una nostra opinione, altri Colleghi possono seguire le loro priorità. Se lei non ha in questo momento particolari dolori e non ha febbre, la prospettiva di affidarsi ad un Centro o ad un professionista con provata esperienza specifica nel trattamento endoscopico della calcolosi potrebbe rendere accettabile un'attesa nei termini che lei ci riferisce. D'altronde ci pare che questa situazione, ancorché abbastanza complessa, sia stata scoperta occasionalmente, pertanto potrebbe essersi instaurata da parecchio tempo. A questo punto, qualche settimana in più od in meno non può presumibilmente fare una gran differenza. L'ipotesi di inserire preventivamente una nefrostomia potrebbe essere anche utile, ma questo andrebbe giudicato disponendo della documentaziine completa.
In quanto alla sua domanda, il rene viene generalemente rimosso quando affetto da un tumore maligno di cui è impossibile la rimozione parziale (maggiore di 5-6 cm) oppure quando se ne accerta definitivamente la completa perdita di funzionalità, che si presume sia irreversibile anche dopo la rimozione di una eventuale ostruzione. Ovviamente nel primo caso vi è urgenza, mentre nel secondo caso i tempi possono essere molto più lunghi, a meno che si dimostrino gravi complicazioni dovute all'infezione che spesso colpisce questi reni "muti".

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#5] dopo  
Utente 132XXX

La ringrazio ancora per la esaustiva e tempestiva risposta.

[#6] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore ho ancora bisogno dei suoi preziosi consigli

Agli inizi di ottobre mi sono recato in Toscana dove sono stato sottoposto a ureterorenoscopia ed litotrissia endoscopica di litiasi ureterale a sinistra. Al termine e' stato posizionato stent ureterale sinistro 6x28 ch.

In pratica l'intervento e' ben riuscito.

Oggi ho effettuato la visita di controllo da cui e' emersa la permanenza di ectasia calico pielica a sinistra. Dilatato anche il tratto massimale dell'uretere sinistro.

Lo specialista mi ha consigliato di fare una Urotac prima di procedere alla successiva rimozione dello stent.

E' possibile che dopo due mesi ci sia ancora la dilatazione renale e che potrebbe addirittura essere irreversibile?

Grazie.

[#7] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Il rene non è un pallocino! Se la dilatazione è perdurata per molto tempo, la sua riduzione dopo la rimozione dell'ostruzione può anche essere poco o per nualla apprezzabile. Di questo non c'è da stupirsi e mantenere lo stent in sede più al lungo non ha alcuna utilità, anzi, oltre qualche settimana può addirittura essere controproducente. L'importante è essere certi di aver rimosso completamente l'ostruzione per metere il rene nelle migliori condizioni per potersi riprendere. Quindi la situazione andrà certamente controllata non prima di 4 mesi, questa volta potrebbe essere opportuno eseguire o ripetere la scintigrafia per poter disporre di un parametro di funzionalità il più prciso possibile.
Dr. Paolo Piana
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[#8] dopo  
Utente 132XXX

La scintigrafia l'ho effettuata prima della rimozione del calcolo con il seguente esito;

A dx rene normo funzionante. A sn significativo rallentamento della fase esecretiva con evidente ectasia pielica e del giunto pielo-uretrale. Il GFR complessivo e relativo dei due reni è nei limiti della norma.
GFR TOTALE = 92.4 ml/min
GFR SINISTRO = 49.7 ml/min
GFR DESTRO = 42.7 ml/min.

Comunque, la settimana prossima effettuero' una UROTAC per verificare che non ci siano altri impedimenti al deflusso delle urine e soprattutto verificare lo stato della
strozzatura dell'uretere che si era creata.
Colgo l'occasione per chiederLe se in questo periodo che dovro' portare ancora lo
stent potrò svolgere una moderata attivita' fisica del tipo esercizi per addominali etc.

Sentiti ringraziamenti.

[#9] dopo  
Dr. Paolo Piana

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A due mesi di distanza dall'intervento e con lo stent ancora in sede la TAC non ci potrà dire moltissimo, d'ogni modo questo è solo il nostro parere. La scintigrafia pre intervento non segnalava una sofferenza renale come quella che forse faceva sospettare la TAC. Sarà comunque utile ripetere l'indagine, ma non prima di qualche mese ancora.
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[#10] dopo  
Utente 132XXX

Ancora grazie.

[#11] dopo  
Utente 132XXX

Gent.mo Dott. ho bisogno ancora di un suo parere.

Stamani ho ritirato il referto della 'Urotac di controllo che mi sembra preoccupante.

...Rene sinistro in sede con presenza di stent J-J nefro-vescicale; si segnala severa
calicopielectasia (DT seno pielico 48 mm), sovrapponibile al precedente studio;
inoltre, concomita ulteriore dilatazione dell'uretere di sinistra sino al tratto iliaco (DT: 25 MM) ove peraltro si segnala nucleo litiasico di circa 6,4 mm.

Presenza di sedimento calcifico al gruppo caliceale inferiore di sinistra che misura diam max complessivo di circa 13 mm ed ulteriore calcificazione al gruppo caliceale medio omolaterale di circa 4 mm.

Si osserva nucleo litiasico al tratto terminale iliaco dell'uretere di sinistra postero-medialmente allo stent che misura diam max di circa 5,7 mm.

Conservato nefrogramma e simmetrica escrezione dell'urina iodata d'ambo i lati.
Vescica distesa, a pareti lievemente ispessite e contenuto omogeneo. .......

Dovrò rifare l'ureterorenoscopia? C'è pericolo per la funzionalità renale?
Non ho ancora consultato il mio medico. Qual'è per lei il percorso sa seguire?
Spero di essere stato chiaro. La ringrazio.

[#12] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
il referto della TAC è evidente e contrasta purtroppo con la presunzione di buona riuscita dell'intervento eseguito ad Ottobre. Su questo ovviamente non sta a noi giudicare, sta di fatto che la situazione non è risolta e necessariamente richiede una ulteriore revisione endoscopica. Nel referto della TAC in effetti si rileva una certa incongruenza nella descrizione presumibilmente dello stesso calcolo ureterale che viene prima di 6,4 e poi di 5,7 mm. A vantaggio di tutto ciò sta il fatto che dopo due mesi di stent ureterale l'ulteriore procedura endoscopica sarà senz'altro di molto semplificata.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#13] dopo  
Utente 132XXX

Purtroppo mi ero illuso. Pensavo di aver risolto il problema, anche perché avevo seguito direttamente sul monitor la disintegrazione del calcolo con il laser e relativa pulizia dell'uretere. Quindi c'è ancora un calcolo di 5.7 mm o 6.4 mm.-
Invece la presenza di sedimento calcifico di 13 mm e ulteriore calcificazione di 4 mm al gruppo caliceale è un calcolo anch'esso?
Mi secca tantissimo sottopormi, in poco mesi, al terzo intervento con relativa anestesia lombare. Potrei avere delle complicazioni?
Grazie di cuore.

[#14] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
è ovvio che tutta l'alta via urinaria vada metodicamente liberata per quanto possibile, questo impone che dopo la rimozione del/dei calcolo/i dell'uretere (non sappiamo se sono uno o due) si risalga nel rene con uno strumento flessibile per valutare la presenza di ulteriori calcoli o calcificazioni. D'ogni modo la attenta valutazione diretta delle immagini della TAC (al di là del referto del radiologo) dovrebbe già dare delle indicazioni attendibili sulla reale situazione che si andrà ad incontrare. Siamo dispiaciuti della necessità di dover nuovamente intervenire, ma questo non dovrebbe portare particolari problemi, a fronte della necessità di risolvere definitivamente una situazione che si protrae ormai da troppo tempo. Le ribadiamo che la prolungata pressenza dello stent in sede dovrebbe semplificare parecchio il passaggio ed il movimento degli strumenti endoscopici.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#15] dopo  
Utente 132XXX

Ancora grazie e speriamo bene.

[#16] dopo  
Utente 132XXX

Buongiorno. L'altro giorno finalmente sono stato rioperato ma purtoppo la rimozione dello stent e fallita perche si e calcificato. il medico che mi ha operato ha parlato di un eventuale intervento a cielo aperto. Sono frastornato. Pensavo di aver risolto e invece..che devo fare?

[#17] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La situazione complessa meriterebbe di essere valutata direttamente. Il trattamento degli stent "che non si riesce a rimuovere" è molto delicata ed impegnativa e richiede senz'altro di molta competenza da parte di operatori che abbianto frequante consuetudine con queste procedure. Molto raramente si deve ricorrere alla chirurgia a cielo aperto, che considereremmo davvero l'ultima delle possibilità.
Dr. Paolo Piana
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[#18] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore,
dieci giorni fa mi e' stato rimosso lo stent calcificato con intervento a cielo aperto con relativa pulizia dell'uretere. Tra venti giorni dovro' rimuovere un nuovo stent che e' stato posizionato nell'uretere. Posso sperare di aver risolto il mio problema definitivamente? Come mai lo stent precedente- tenuto per quattro mesi - si sia calcificato tanto da non poter essere rimosso?
Grazie.

[#19] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Come già le abbiamo detto, la calcificazione dello stent con difficoltà alla rimozione è circostanza rara, ma che sempre mette a dura prova le competenze tecniche dell'operatore. Ci spiace molto che la soluzione del problema abbia comportato per lei un intervento che al giorno d'oggi si esegue molto raramente. D'ogni modo, a fronte di una notevole invasività, certamente l'intervento "a cielo aperto" garantisce almeno potenzialmente le massime possibilità di risolvere definitivamente il problema. La formazione di calcificazioni sullo stent dipende in primo luogo dalle caratteristiche dello stesso (endoprotesi "economiche" e di materiale scadente non dovrebbero essere mantenute più di qualche settimana) e secondariamente anche dalla qualità delle sue urine, sia fisico-chimica che biologica.
Dr. Paolo Piana
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[#20] dopo  
Utente 132XXX

Grazie.

[#21] dopo  
Utente 132XXX

Buonasera. Gentile dottore, in considerazione delle mie vicissitudini di cui nei precedenti post Le chiedo quali sono le giuste modalita` di rimozione dello stent che mi e' stato rimpiantato dopo l'intervento open di rimozione del precedente. Quali sono le precauzioni e i tempi da rispettare per la guarigione dell'uretere? Quali esami dovro' fare successivamente? Spero di essere stato chiaro. Grazie.

[#22] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La rimozione "non problematica" di uno stent ureterale è tutto sommato una procedura assolutamente banale e consiste in una semplice cistoscopia della durata di meno di un minuto. Questa generalemente viene effettuata utilizzando uno strumento flessibile o comunque di piccolo calibro ed in anestesia da contatto. In mani un minimo competenti può essere causa solo di un breve e modesto fastidio. Non vi sono poi indicazioni particolari a breve termine, diremmo che un primo controllo ecografico potrà essere programmato dopo 3-4 mesi.
Dr. Paolo Piana
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[#23] dopo  
Utente 132XXX

Buonasera. La ringrazio per le sue tempestive risposte, ma purtroppo sono costretto a disturbarla di nuovo. Stamani mi e' stato rimosso lo stent riposizionato dopo l'intervento a 'cielo aperto'. Subito dopo mi e' stata fatta una breve ecografia dalla quale e' risultata una litiasi caliceale inferiore sinistra. Quindi questa mia storia infinita e' destinata a continuare? A questo punto posso aspettare tre o quattro mesi per accertarmi che non ci siano altri impedimenti al deflusso delle urine e che il rene torni a dimensioni normali? Il calcolo situato di cui sopra non poteva essere rimosso nel corso dell'intervento ' a cielo aperto'? Grazie ancora.

[#24] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
è sempre difficile ed in questa sede inopportuno cercare di giudicare l'operato dei nostri Colleghi. Obiettivamente, i calcoli dei calici inferiori possono essere raggiunti in modo perlopiù agevole solo con uno strumento endoscopico flessibile, utilizzato attraverso attraverso le vie urinarie naturali, ovvero (molto raramente) in corso di un intervento chirurgico a cielo aperto. Quanto osservato all'ultimo controllo è molto probabilemnete costituito da una raccolta ai calici inferiori di vari frammenti frutto dei precedenti trattamenti, che ovviamente per semplice gravità vanno a depositarsi nel punto più basso del rene. C'è da dire che:
- l'ecografia "vede" questo aggregato come un calcolo intero, mentre quasi sicuramente non lo è;
- l'ecografia tende a sovrastimare anche di un 30% le dimensioni delle concrezioni presenti nei calici;
- i frammenti residui nei calici inferiori praticamente non sono mai causa di sintomi, il loro destino è incerto, ma abitualmente nvengono semplicemente seguiti nel tempo.
Pertanto, in linea di massima non riteniamo che lei debba ora preoccuparsi di essere sottoposto ad un ennesimo intervento endoscopico. E' probabile che le venga consigliata l'assunzione del citrato di potassio almeno per qualche tempo, che in questi casi può aiutare ad evitare che codesti frammenti si ricompattino. Con molta acqua ed un po' di fortuna è possibile che qualcos ancora esca nelle prossime settimane/mesi.
Ci spiace per il decorso quantomeno tortuoso che ha avuto la sua storia, in particolare per aver dovuto necessariamente subire un intervento oggi così raro, ma riteniamo che lei ora abbia buoni motivi per iniziare a stare sereno.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#25] dopo  
Utente 132XXX

Grazie. La sua risposta mi ha veramente molto tranquillizzato.

[#26] dopo  
Utente 132XXX

Gentilissimo Dottore la riscrivo per avere un suo ennesimo preziosissimo parere. In serata ho fatto una ecografia di controllo dai risultati abbastanza sconfortanti. Riporto pari pari il referto:

A sinistra persiste una dilatazione dell'uretere lombare e delle cavità calico-pieliche (idro-ureteronefrosi di grado severo - pelvi renale sin mm 47 AP - dilatazione residuale ex vacuo?) con moderato e generalizzato assottigliamento parenchimale.
Persistono residui/frammenti litisiaci nel gruppo caliceale inferiore.
Tra uretere lombare ed uretere pelvico si riscontra un restringimento del lume ureterale associato alla presenza di spots iperecogeni calcifici parietali.

Non ho ancora consultato lo specialista che mi ha operato, ma la situazione che mi e' stata prospettata mi sembra abbastanza complicata a causa del restringimento ureterale.

Voglio specificare che prima dell'operazione per la rimozione dello stent calcificato mi fu detto che si sarebbe intervenuto anche sull'uretere per eliminare la strozzatura ma che poi durante l'intervento non si era piu' reso necessario.

Considerato che non ho più fiducia nello specialista che mi ha operato, Le chiedo: Cosa devo fare? Quali sono i rischi che corro?
La ringrazio.

[#27] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Tutto sommato, la situazione potrebbe essere compatibile con l'evoluzione della sua storia, in particolare con l'esecuzione dell'intervento chirurgico sull'uretere per estrarre lo stent. In assenza di sintomi o complicazioni (es. febbre), è difficile dire se questa dilatazione renale sia da considerare residua, ovvero vi sia davvero un ostacolo significativo a livello ureterale. Per meglio valutare, bisognerebbe eseguire una scintigrafia renale, che ci dimostri anche la reale funzione del rene dilatato. Come avrà percepito, la situazione è complessa e tutte le decisioni devono essere valutate con estrema attenzione. pertanto le consigliamo vivamente di far riferimento ad un nostro Collega con il quale riesca ad intrattenere un buon rapporto di comunicazione e fiducia.
Dr. Paolo Piana
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[#28] dopo  
Utente 132XXX

Nel ringraziarla ancora, volevo solo segnalare che la scintigrafia renale l'ho effettuata come esame iniziale a tutti gli interventi, tra l'altro con risultati discreti , cosi come indicato nel consulto del 22/11/2014.
Secondo lei la situazione potrebbe essere peggiorata?
Il fatto che non abbia sintomi come la febbre e' una cosa positiva?
Un eventuale intervento di 'plastica ureterale richiederebbe un nuovo intervento a 'cielo aperto'?
Grazie

[#29] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore chiedo scusa se ancora la importuno, ma probabilmente per un inconveniente tecnico non ho ricevuto risposta alla mia ultima richiesta.
Colgo l'occasione per chiederle se il restringimento ureterale potrebbe regredire e se un eventuale intervento può essere effettuato in laparoscopia.
Infinitamente grazie.

[#30] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Come già abbiamo detto, è cruciale definire se si tratta di una dilatazione cronica residua (più probabile) ovvero vi sia ancora realmente una ostruzione attiva. La risposta più valida a questa domanda deriva dalla scintigrafia, che pertanto a nostro parere è da ripetere. Nella peggiore delle ipotesi, prima di rimettere mano, bisogna valutare tutte le altre possibilità conservative (dilatazione, endoprotesi, ecc.).
Dr. Paolo Piana
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[#31] dopo  
Utente 132XXX

Grazie.

[#32] dopo  
Utente 132XXX

Gentilissimo Dottore, purtroppo ho ancora bisogno del suo prezioso parere.
Stasera ho ritirato l'esito della scintigrafia renale sequenziale che riporto integralmente nelle sue parti essenziali:
Fase perfusionale: regolare perfusione di entrambi i reni.
Fase parenchimale: reni in sede, di dimensioni nei limiti della norma. Buona concentrazione del radiocomposto a livello di entrambi i reni.
Fase esecretiva : regolare l'eliminazione dell'urina radioattiva dal rene destro; ritardata a sinistra.
GFR TOTALE : 88,7
GFR RENE DX : 39,4
GFR RENE SX : 49,2
CONCLUSIONI : Normale la funzionalità globale dell'emuntorio renale che risulta pressocchè stabile rispetto al precedente controllo scintigrafico del 27/08/2014.
Ritardata l'eliminazione del radiocomposto a livello del rene sinistro con evidenza di stasi calico-pielo-ureterale.
Praticamente la situazione è rimasta uguale a quella precedente, prima di qualsiasi intervento. Premesso che incontrerò lo specialista che mi ha operato solo a fine mese, volevo gia' acquisire il suo parere e le sue valutazioni.
Grazie infinite

[#33] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Questo risultato, in assenza di sintomi, in particolare dolore e febbre, depone per una dilatazikne "cronica" ovvero "atonìa" dell'alta via urinaria sinistra. La situazione deve essere tenuta sotto controllo, ma non ravvediamo indicazioni operative a breve termine.
Dr. Paolo Piana
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[#34] dopo  
Utente 132XXX

Anche se le mie vicissitudini sanitarie non si sono ancora concluse ci tengo moltissimo a ringraziarla. I suoi pareri mi danno consapevolezza e serenita' sulle decisioni da prendere. Grazie.

[#35] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore, stasera ho effettuato una ecografia di controllo con il seguente risultato:
A sinistra persiste una dilatazione dell'uretere lombare e delle cavità calico-pieliche (idro-ureteronefrosi di grado severo-pelvi renale sin mm 47 AP - dilatazione residuale ex vacuo?) con moderato e generalizzato assottigliamento parenchimale (spessore parenchima mm 13).
Sono evidenti diverse formazioni litisiache a carico delle cavità esecretrici di sinistra:
- calcolo del gruppo caliceale superiore 12 mm;
- calcolo del gruppo caliceale inferiore di 9,5 mm;
- calcolo di mm. 4 nel bacinetto dilatato;
- calcoli nell'uretere lombare sinistro del diametro max rispettivamente di mm 6 e mm. 7,5.
Tra uretere lombare ed uretere pelvico si riscontra un restringimento del lume ureterale. Etc.
In considerazione degli interventi che ho già dovuto subire degli interventi e dei tanti esami che ho fatto, esiste una strada per risolvere il mio problema. Attendo con ansia una sua risposta. Grazie.


[#36] dopo  
Utente 132XXX

Ripropongo il consulto probabilmente non accettato per problemi tecnici;

Gentile Dottore, stasera ho effettuato una ecografia di controllo con il seguente risultato:
A sinistra persiste una dilatazione dell'uretere lombare e delle cavità calico-pieliche (idro-ureteronefrosi di grado severo-pelvi renale sin mm 47 AP - dilatazione residuale ex vacuo?) con moderato e generalizzato assottigliamento parenchimale (spessore parenchima mm 13).
Sono evidenti diverse formazioni litisiache a carico delle cavità esecretrici di sinistra:
- calcolo del gruppo caliceale superiore 12 mm;
- calcolo del gruppo caliceale inferiore di 9,5 mm;
- calcolo di mm. 4 nel bacinetto dilatato;
- calcoli nell'uretere lombare sinistro del diametro max rispettivamente di mm 6 e mm. 7,5.
Tra uretere lombare ed uretere pelvico si riscontra un restringimento del lume ureterale. Etc.
In considerazione degli interventi che ho già dovuto subire e dei tanti esami che ho fatto, esiste una strada per risolvere il mio problema. Attendo con ansia una sua risposta. Grazie.

[#37] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La complessità del quadro, che pare poco coerente con quello delineato dagli ultimi controlli di alcuni mesi fa, rende necessaria una più accurata valutazione con una TAC senza e con mezzo di contrasto. Intravvediamo nel suo futuro una possibile bonifica endoscopica dei calcoli ed una dilatazione idraulica dell'uretere, ma tutto questo dovrà essere ulteriormente calibrato sugli esiti dell'indagine di cui sopra.
Dr. Paolo Piana
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[#38] dopo  
Utente 132XXX

Grazie.

[#39] dopo  
Utente 132XXX

Gentile Dottore
All'inizio di quest'anno mi sono sottoposto ad una bonifica endoscopica dei calcoli con il seguente riscontro ecografico a distanza di qualche mese:
al controllo ecografico odierno dopo uretero-renoscopia operativa, si evidenzia la risoluzione post-litotrisia delle formazioni litisiache precedentemente descritte a carico del rene e dell'uretere di sinistra e la quasi scomparsa della gia' pielectasia nota (attualmente la peli renale sinistra mostra un diametro AP max 11/sc. tras.).
A destra presenza di alune cisti liquide corticali e calolo 7 mm al terzo superiore del rene.
Vescica a medio riempimento spontaneo, transonica, a pareti normospesse senza evidenza di lesioni parietali. .
Prostata simmetrica, regolare per forma e contorni.......
Adesso dopo quasi un anno dall'intervento mi è successo che dopo una breve e leggera corsa effettuata al parco ho notato
le urine rosse. Il fenomeno si è manifestato un paio di volte alla minzione subito dopo la corsa, poi scompare.
In considerazione del fatto che la vescica e la prostata non sembrano sofferenza , potrebbe essere una complicazione a carico del rene? La ringrazio. Saluti.

[#40] dopo  
Dr. Paolo Piana

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E' evidentente che dopo un intervento quale quello che lei ha subito sia opportuno effettuare dei controlli cadenzati ed immaginiamo che questi le siano stati consigliati. In ogni caso il manifestarsi del sanguinamento fa pensare alla persistenza di qualche (piccolo) calcolo o residuo in transito nelle vie urinarie. pertanto è ora più che mai opportuna la ripetizione di qualche accertamento, come un'ecografia ed una radiografia reno-vescicale.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#41] dopo  
Utente 132XXX

Sinceramente grazie per le tempestive sue risposte.

[#42] dopo  
Utente 132XXX

Gent.mo Dottore ho appena ritirato l'esito dell'ecografia che riporto integralmente:

... si evidenzia idroureteronefrosi bilaterale per litiasi ureterale (a carico dell'uretere destro calcolo di max mm 8 - a carico dell'uretere sinistro calcolo di circa mm 10,5).
Reni in sede , regolari per morfovolumetria: A sinistra modico assottigliamento parenchimale diffuso.
Bilateralmente evidenti alcune cisti liquide corticali (a destra la maggiore al polo superiore del rene di mm 47- a sinistra la maggiore mesorenale di mm.20). ..........

Come sintomi , a parte il sanguinamento descritto precedentemente, allo stato attuale non ho avuto nessun tipo di dolore . Posso sperare in una espulsione spontanea o c'è bisogno di un ulteriore intervento?
Grazie.

[#43] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La bilateralità a nostro modo di vedere impone indubbiamente una risoluzione operativa urgente.
Dr. Paolo Piana
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