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Reflusso gastro esofageo

Il reflusso gastroesofageo

La risalita di materiale acido dallo stomaco all'esofago si chiama reflusso gastroesofageo, disturbo frequente anche nei neonati: come si riconosce e si cura.

Dr. Alessandro Scuotto Data pubblicazione: 09 marzo 2010 Ultimo aggiornamento: 07 gennaio 2021

Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita in esofago di materiale acido dello stomaco: è un evento occasionale comune nell’individuo adulto sano, soprattutto nel periodo post-prandiale ed è piuttosto frequente anche nell’età pediatrica, prevalentemente nel primo anno di vita. Non deve essere considerato una malattia se non provoca sintomi e/o complicazioni.

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Quando il reflusso diventa malattia

Si parla invece di “malattia da reflusso gastroesofageo” (MRGE o con l’acronimo inglese GERD), allorché il numero di reflussi e la loro intensità determinano disturbi o causano lesioni dell’esofago. La mucosa dell’esofago, infatti, non è attrezzata come invece quella dello stomaco per resistere all’azione aggressiva dell’acido, viene così irritata e si possono manifestare disturbi.

Cause del reflusso

Le cause più comuni di reflusso esofageo sono l’alterata motilità dell’esofago e la riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore. Alla porzione terminale dell’esofago infatti, prima che l’apparato digerente continui con lo stomaco, vi è una zona di muscolatura disposta ad anello, lo sfintere esofageo inferiore (LES) che, con il suo tono, tiene normalmente chiusa la comunicazione fra i due organi. Tale comunicazione è permessa dal rilasciamento dello sfintere in conseguenza della deglutizione. Quindi, anche se nello stomaco la pressione è più elevata che nell’esofago, il materiale non refluisce verso l’alto.

Anche il muscolo diaframma, teso fra torace e addome, attraverso il quale passa l’esofago, contribuisce alla tenuta di questo meccanismo e allorché una porzione dell’esofago addominale scivola verso l’alto, attraverso il diaframma, nel torace, si realizza una condiziona anomala detta ernia iatale che può favorire, ma non determina, il reflusso esofageo; ma se presente si accompagna spesso a complicanze (esofagite).

La forza di chiusura del LES è dunque determinante per impedire il reflusso e può divenire insufficiente per diversi motivi:

  • l’azione meccanica determinata dall’aumento di pressione addominale, come ad esempio nel soggetto obeso, in gravidanza avanzata, o in chi indossa abitualmente indumenti stretti in vita;
  • l’azione chimica di alcuni alimenti, di alcuni farmaci, dell’abitudine al fumo;
  • l’alterazione dell’attività di regolazione neuroendocrina della motilità esofagea.

Sintomi del reflusso gastro esofageo

I sintomi tipici, che inducono a rivolgersi al medico, sono pirosi (bruciore retrosternale) e rigurgito acido. questi possono essere presenti anche in assenza di alterazioni visibili all’endoscopia.

Diagnosi

La comparsa dei sintomi tipici (pirosi e rigurgito) porta il paziente a rivolgersi al medico che può porre una diagnosi su base clinica di MRGE nei casi di lieve entità e prescrivere quegli accorgimenti nello stile di vita che, nella maggior parte dei soggetti, possono ridurre o eliminare i disturbi:

  • allontanare gli alimenti che interferiscono con il tono del LES: cioccolato, menta, panna, bevande gasate, ecc.;
  • ridurre il peso corporeo nei soggetti in soprappeso;
  • non coricarsi subito dopo mangiato, ma attendere almeno un paio d’ore;
  • non tenere cinture o abiti stretti in vita;
  • innalzare la testiera del letto di 15-20 cm, soprattutto nel caso di reflusso notturno;
  • astenersi dal fumo e dal consumo di alcolici a stomaco vuoto.

Quando è necessaria una terapia farmacologica?

Quando questi accorgimenti non sono sufficienti, quando la sintomatologia è particolarmente imponente oppure sono presenti sintomi atipici (aritmie cardiache da irritazione riflessa, tosse e/o manifestazioni asmatiche per aspirazione di piccole quantità di acido nell’apparato respiratorio) è necessario ricorrere alla terapia farmacologica. In questa eventualità si preferisce procedere a una valutazione endoscopica dell’eventuale infiammazione della mucosa esofagea (esofagite).

I farmaci utilizzati sono: antiacidi, che tamponano direttamente l’ambiente esofago-gastrico; protettori della mucosa; regolatori della motilità del tubo digerente; farmaci che riducono la produzione di acido nello stomaco (inibitori di pompa protonica, antiH2).

In condizioni di particolare resistenza alla terapia e/o di recidive frequenti è possibile ricorrere alla terapia chirurgica per il ripristino della funzione del LES.


Autore

alessandro.scuotto
Dr. Alessandro Scuotto Gastroenterologo, Perfezionato in medicine non convenzionali, Dietologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1983 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Como tesserino n° 5803.

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