Chirurgia sotto ipnosi

Dr. Marco MozzoniData pubblicazione: 22 agosto 2013

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E' possibile, funziona e sembra essere efficace al pari di un analgesico tradizionale nel controllo del dolore. Anche perché l'ipnosi come analgesico durante operazioni chirurgiche è stata usata molto prima che i farmaci anestetici fossero scoperti. Lo sapeva bene il medico scozzese James Esdaile, che nel corso dell'Ottocento eseguì più di 300 interventi di chirurgia "sotto ipnosi". Poi è stata abbandonata, a vantaggio dei farmaci.

Ma ci sono anche persone che questi farmaci non li tollerano, come la paziente del Prof. Enrico Facco, che insegna anestesiologia all'Università di Padova e non disdegna l'ipnosi, anzi la sta studiando e applicando da tempo in diversi contesti clinici. A questa persona, che soffre di "sensibilità chimica multipla", cioè non può assumere farmaci di alcun genere, non restava che l'ipnosi per poter affrontare un intervento di asportazione chirurgica di un tumore della pelle alla gamba destra.

Dopo accurata preparazione della paziente con procedure di analgesia ipnotica e valutazione della sua "ipnotizzabilità" (notare che è risultata peraltro "mediamente ipnotizzabile"), le è stata impartita una suggestione specifica di "blocco epidurale" che ha consentito l'intervento in assoluta serenità, senza dolore e con una sensazione di benessere alla fine dell'operazione, durata una ventina di minuti.

"Questo caso mostra per la prima volta durante un intervento chirurgico una stabilità cardiovascolare indotta ipnoticamente, rendendo l'ipnosi un vero e proprio strumento analgesico: infatti è stato in grado di bloccare non solo la percezione del dolore ma anche lo stress chirurgico nell'insieme, rendendosi comparabile all'anestesia farmacologica tradizionale", spiegano gli Autori del case report pubblicato su Anaesthesia, ripreso oggi da BrainFactor, rivista critica di neuroscienze cognitive.

"Credo corretto tuttavia sottolineare che si tratta di un caso aneddotico, relativo ad una paziente affetta da una patologia minore della cute (un neo di un centimetro di diametro) per la quale è stata eseguita una procedura chirurgica elementare. La particolare sindrome della paziente per la quale era controindicato l'uso di anestetici è una condizione rarissima e la 'ipnotizzabilità' definita media. Al di fuori di questo contesto, l'anestesia 'tradizionale' resta la metodica di scelta in attesa di evidenze scientifiche più significative a favore dell'ipnosi", ha commentato la notizia il Dr. Andrea Favara.

Interessanti i filmati messi a disposizione dai medici di Padova, che mostrano le parti salienti della procedura di "preparazione " della paziente e dell'intervento chirurgico sotto ipnosi.

Fonti:

Autore

marco.mozzoni
Dr. Marco Mozzoni Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2008 presso Università di Pavia.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 13253.

7 commenti

#1
Dr. Andrea Favara
Dr. Andrea Favara

Gentile collega,
grazie per l'interesante segnalazione.
Credo corretto tuttavia sottolineare che si tratta di un caso aneddotico, relativo ad una paziente affetta da una patologia minore della cute (un neo di un centimetro di diametro) per la quale è stata eseguita una procedura chirurgica elementare.
La particolare sindrome della paziente per la quale era controindicato l' uso di anestetici è una condizione rarissima e la 'ipnotizzabilità' definita media.
Al di fuori di questo contesto, l' anestesia 'tradizionale' resta la metodica di scelta in attesa di evidenze scientifiche piu' significative a favore dell' ipnosi.

#2
Dr. Marco Mozzoni
Dr. Marco Mozzoni

Gentile Dr. Favara,
grazie per l'opportuna precisazione. Nella sintesi mi sono trovato nella condizione di dover omettere una serie di dettagli, sicuramente utili per meglio contestualizzare la "portata" della notizia. Il Suo intervento è prezioso in questo senso. E' anche per questa ragione che rimando sempre e comunque agli articoli originali pubblicati sulle riviste, con tanto di link alla fonte, in modo da consentire al lettore interessato di approfondire a dovere quanto riportato. In questo caso specifico l'articolo e i materiali supplementari (filmati) sono stati forniti dagli Autori in Open Access, cosa che, ho ritenuto, avrebbe facilitato ulteriormente l'accesso completo alla fonte. Per quanto riguarda il fatto che si tratti di un solo caso (peraltro sottolineato in maniera esplicita nella notizia), non posso che concordare sul fatto che ciò non costituisca media o tendenza di una popolazione. Infine, non era certo mia intenzione indicare una metodica di scelta sul tipo di anestesia da praticare nel contesto chirurgico - per il quale si rimanda sicuramente alla valutazione del medico competente - ma solo portare l'attenzione su una possibilità verificata in sede clinica (ipnosi), la cui effiacia viene sottolineata in più occasioni nell'articolo originale dagli stessi Autori. Grazie ancora per la precisazione. mm

#3
Dr. Fernando Bellizzi
Dr. Fernando Bellizzi

Indubbiamente è utile sottolineare che è più efficace l'anestesia e che garantisce una sicura sedazione, e che sicuramente una forte motivazione del soggetto ipnotico è fondamentale.
Però l'ipnosi analgesica piace molto ai dentisti, non solo per quei pazienti che hanno problemi di allergie ai farmaci, ma anche per chi temono la puntura dell'anestesia.
C'è anche l'applicazione dell'ipnosi in gravidanza e diversi studi evindenziano laddove il parto non sia indolore, comunque un risparmio nella quantità dei farmaci sedativi e un più rapido recupero post partum.
Tra le categorie di medici che utilizzano l'ipnosi ci sono i dentisti, i ginecologi e gli anestesisti (negli aspetti palliativi principalmente).
C'è il libro "Ipnosi e dolore" del medico Carlo Antonelli, anestesista.

Ora, se l'anestesia totale è condizione particolare e non comune, è invece relativamente accessibile il lavoro sull'ansa per diminuire la sofferenza, laddove il dolore non sia del tutto eliminabile. Si lavora cioè sulla paura del dolore, che è motore di sofferenza.

#4
Dr. Ario Joghtapour
Dr. Ario Joghtapour

Gentile collega, grazie della segnalazione, secondo me è corretto come segnala collega Favara sottolineare e correggere news, poiché tanti (particolarmente gli uterini) non leggono i link riportati. cordialmente

#5
Dr. Marco Mozzoni
Dr. Marco Mozzoni

Gentile Dr. Joghtapour,
essendomi attenuto a riportare (in sintesi) i contenuti del case report pubblicato su Anaesthesia senza aggiungere valutazioni personali, credo che la formula migliore a questo punto sia quella di inserire nel testo della news, in forma di commento, quanto sottolina il Dr. Favara, in modo da dare pari visibilità anche a queste precisazioni. Fatto. Grazie per la nota. mm

#6
Dr. Anna Maria Martin
Dr. Anna Maria Martin

La notizia è sicuramente interessante per tutti, tuttavia credo sia bene precisare, per non indurre in errate interpretazioni gli utenti che leggessero, come l'utilizzo della ipnosi sia limitato a quegli interventi chirurgici eseguibili in analgesia con o senza sedazione (la procedura chirurgica elementare descritta dal collega M. Mozzoni). L'anestesia generale sola fornisce farmacologicamente anche un rilasciamento muscolare ( non presente e non richiesto nel nostro caso) cosa che consente la esecuzione della stragrande maggioranza degli interventi di maggior impegno.

#7
Dr. Alberto Ricciardi
Dr. Alberto Ricciardi

Sono un Odontoiatra.
L'ipnosi per me da qualche anno è diventata pratica quotidiana.
Persone odontofobiche, pusillanimi e in generale ansiose, traggono immenso beneficio dall'ipnosi. Certo che non tutti rispondono allo stesso modo (come non tutti rispondono in maniera identica all'anestesia), per cui, dopo aver portato la persona in Trance, e aver ottenuto la sua totale compliance, per interventi chirurgici, compresa una semplice exodonzia, pratico l'anestesia locale. Durante la trance il paziente viene istruito su come ottenere l'AUTOIPNOSI , utile per sedute successive, e anche per allentare il distress nelle varie situazioni del loro "quitidiano vivere" .

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