Apprendo con sconcerto la decisione del governo di rendere il nono mese di gravidanza lavorativo (seppure facoltativo), per avere 5 mesi a paga piena dopo il parto per le lavoratrici dipendenti. Si potrà quindi lavorare fino al parto, con il benestare del medico.

Ci sono molti motivi per cui questa scelta non è opportuna, nemmeno per le gravidanze a basso rischio. Molte delle nostre pazienti sono impiegate, e quindi sono costrette alla scrivania per 6-8 ore al giorno. Avere una così lunga sedentarietà aumenta alcuni dei disturbi della gravidanza: vene varicose, emorroidi, gambe gonfie, mal di schiena, difficoltà digestive. Non solo, nel terzo trimestre la qualità del sonno cambia, si dorme di meno, e non essere tenute ad andare al lavoro il giorno dopo consente di recuperare un po’ di riposo.

Ci sono poi da considerare i rischi ostetrici: l’ultimo mese è quello più critico, diversamente da quanto comunemente ritenuto. È il momento, infatti, in cui una gravidanza fino ad allora apparentemente fisiologica (“basso rischio” non vuol dire “rischio zero”) può mostrare patologie più o meno rilevanti:

  • ritardo di crescita tardivo, che è molto difficile da diagnosticare
  • rialzo pressorio, gestosi
  • oligoidramnios (riduzione del liquido amniotico)
  • morte endouterina (evenienza rara, ma che ha un picco alle 38 settimane)

Ci sono anche motivi organizzativi: per chi lavora a tempo pieno e ha scelto l’ottavo mese lavorativo, il nono mese è l’unica opportunità per riposare, fare il corso preparto (importantissimo, vedi anche il mio articolo sul parto, che per alcune donne è vissuto come un trauma), andare in piscina o fare ginnastica per gestanti, per alleviare i disturbi tipici del terzo trimestre di gravidanza (mal di schiena, gambe gonfie). E’ un tempo prezioso da dedicare a sé stesse e al bambino che sta per arrivare. Anche e soprattutto dal punto di vista psicologico, diventare madre è un cambiamento che ha bisogno della sua preparazione e del suo tempo, e che va vissuto con consapevolezza e non come una delle tante cose da fare.

In base a questa nuova normativa, la gestante potrà lavorare per 8 ore alla scrivania, la notte ricoverarsi, partorire e poi da lì in poi la aspettano almeno 3 mesi (se non di più) di lavoro continuo notte e giorno. Mi sembra un programma degno di un paese in via di sviluppo.

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