Bambino iperattivo in osservazione per diagnosi di ADHD

ADHD: si può prevenire o correggere precocemente?

Si stima che in Italia circa 200.000–300.000 bambini presentino un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), una condizione dello sviluppo che può compromettere apprendimento, relazioni sociali e adattamento scolastico. Quando il disturbo viene riconosciuto tardi, le difficoltà tendono a consolidarsi. Quando invece viene individuato precocemente, mentre lo sviluppo cerebrale è ancora in piena evoluzione, possono aprirsi possibilità di correzione, compenso o significativa attenuazione del quadro clinico.

Che cos’è l’ADHD?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è oggi classificato come disturbo del neurosviluppo. Le sue caratteristiche principali sono tre:

Questi sintomi devono essere:

  • persistenti,
  • presenti in più contesti (casa, scuola, relazioni sociali),
  • tali da interferire con il funzionamento quotidiano.

L’ADHD non è una malattia unitaria: esiste una grande variabilità clinica, che spiega perché la diagnosi e il trattamento siano spesso oggetto di discussione nella comunità scientifica. Secondo il DSM-5 la prevalenza mondiale si colloca intorno al 5% dei bambini, anche se le stime variano notevolmente tra i diversi paesi (American Psychiatric Association, 2013).

Cenni storici

L’ADHD si affaccia per la prima volta in medicina con "The Story of Fidgety Philip", un libro datato 1845 dello psichiatra tedesco Heinrich Hoffmann (1809-1894), che racconta la storia di un bambino iperattivo. L’ADHD si riaffaccia in Medicina nel 1902, sotto forma di una serie di conferenze tenute dal pediatra George F. Still (1868-1941) al Royal College of Physicians inglese.

La prima descrizione non ancora completa, ma corredata dei segni e sintomi diagnostici risale al 2013. La propone il DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association), il più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, nella clinica così come che nella ricerca.

Una storia scientifica ancora aperta

L’ADHD non è una scoperta recente. Come si è accennato all’inizio, già all’inizio del Novecento Sir George Still descriveva bambini con difficoltà di controllo comportamentale e impulsività (Still, 1902). Nel tempo il disturbo è stato interpretato in modi diversi:

  • Minimal brain dysfunction
  • disturbo dell’attenzione
  • disturbo del controllo degli impulsi
  • disturbo del neurosviluppo

Questa evoluzione riflette un fatto importante: l’ADHD è un fenomeno complesso, che coinvolge fattori biologici, ambientali ed evolutivi. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno evidenziato differenze nello sviluppo di alcune aree cerebrali coinvolte nei circuiti dell’attenzione e del controllo esecutivo, in particolare nelle regioni frontali e nei circuiti dopaminergici (Shaw et al., 2007; Volkow et al., 2009).

L’ADHD come sviluppo disallineato

Una possibile chiave di lettura utile, soprattutto in una prospettiva preventiva, consiste nel considerare l’ADHD non solo come un disturbo stabile, ma anche come uno sviluppo che procede in modo disallineato o ritardato. Molti studi di neuroimaging hanno suggerito che in numerosi bambini con ADHD lo sviluppo corticale segue un ritmo più lento, soprattutto nelle aree prefrontali (Shaw et al., 2007). Questo dato apre una prospettiva interessante: se il cervello è ancora in piena fase di sviluppo, interventi tempestivi possono favorire una maturazione più equilibrata delle funzioni cognitive.

Un’analogia spesso utilizzata nella medicina dello sviluppo è quella dell’ambliopia (“occhio pigro”). Quando il difetto viene corretto precocemente, durante la finestra di plasticità dello sviluppo visivo, la funzione può essere recuperata quasi completamente. Quando invece l’intervento è tardivo, il deficit tende a stabilizzarsi. Anche nel caso dell’ADHD è plausibile che il tempo dell’intervento sia una variabile decisiva.

Segni premonitori dell'ADHD

I primi segnali possono comparire già in età prescolare. Non tutti i bambini vivaci o distratti svilupperanno un ADHD, ma alcuni comportamenti possono rappresentare campanelli di allarme:

  • difficoltà marcata a mantenere l’attenzione nel gioco,
  • attività motoria incessante,
  • incapacità di attendere il proprio turno,
  • forte impulsività,
  • difficoltà a seguire semplici istruzioni,
  • scarsa tolleranza alla frustrazione.

Questi segnali non devono essere interpretati come una diagnosi, ma possono indicare la necessità di un’osservazione più attenta dello sviluppo del bambino.

Il ruolo della famiglia nella fase prescolare

Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinaria plasticità. Le esperienze quotidiane contribuiscono a modellare i circuiti neuronali che regolano attenzione, autocontrollo e capacità di pianificazione. Per questo motivo l’ambiente familiare può svolgere un ruolo importante nel favorire uno sviluppo equilibrato. Alcuni fattori educativi utili sono:

  • routine stabili,
  • tempi di attività e di riposo regolare,
  • giochi che richiedano attenzione progressiva,
  • attività motorie strutturate,
  • limitazione della stimolazione caotica o eccessiva.

Non si tratta di “curare” il disturbo con l’educazione, ma di sostenere lo sviluppo delle funzioni attentive.

A chi rivolgersi?

Quando i segnali di difficoltà diventano persistenti, è opportuno rivolgersi ai servizi sanitari.

In Italia i principali punti di riferimento sono:

  • il pediatra di libera scelta,
  • i servizi di neuropsichiatria infantile del SSN,
  • centri specialistici per i disturbi del neurosviluppo.

La diagnosi richiede una valutazione multidisciplinare, che può includere:

  • osservazione clinica,
  • colloqui con genitori e insegnanti,
  • test neuropsicologici.

ADHD: qual è il ruolo dei farmaci?

In alcuni casi, soprattutto quando i sintomi sono severi, il trattamento farmacologico può essere indicato. I farmaci più utilizzati sono:

  • Metilfenidato,
  • Atomoxetina.

Questi farmaci agiscono sui sistemi neurotrasmettitoriali coinvolti nei circuiti dell’attenzione, in particolare dopamina e noradrenalina. Va sottolineato che il trattamento farmacologico non sostituisce gli interventi educativi e psicosociali, ma può rappresentare uno strumento utile all’interno di una strategia terapeutica più ampia.

ADHD e scuola

La scuola è spesso il contesto in cui le difficoltà diventano più evidenti. Le richieste di attenzione prolungata, organizzazione del lavoro e controllo dell’impulsività possono mettere in difficoltà il bambino con ADHD. Un dialogo costruttivo tra famiglia, insegnanti e operatori sanitari può facilitare strategie educative più efficaci e prevenire il rischio di frustrazione, stigmatizzazione o insuccesso scolastico.

Educazione sanitaria e responsabilità collettiva

I disturbi dello sviluppo non riguardano soltanto la medicina specialistica. Essi coinvolgono le famiglie, la scuola, i servizi sanitari la società nel suo complesso. Riconoscere precocemente le difficoltà dello sviluppo non significa etichettare i bambini, ma offrire loro maggiori possibilità di crescita equilibrata. In questo senso, l’educazione sanitaria può essere vista come una forma di tutela del bene più prezioso: lo sviluppo armonico della persona.

Perché è importante intervenire subito?

L’ADHD rappresenta una delle sfide più complesse della medicina dello sviluppo. Non esiste una soluzione unica e definitiva. Tuttavia alcune evidenze scientifiche suggeriscono che il tempo dell’intervento è cruciale. Individuare precocemente le difficoltà attentive e comportamentali può consentire interventi educativi, psicologici e, quando necessario, farmacologici capaci di migliorare significativamente l’evoluzione del disturbo.

In molti casi non si tratta di “guarire” una malattia nel senso tradizionale del termine, ma di accompagnare lo sviluppo verso un equilibrio più favorevoleEd è proprio in questa prospettiva, quella di uno sviluppo ancora in corso, che si aprono le possibilità più promettenti di prevenzione e correzione precoce.

Riferimenti essenziali

  1. American Psychiatric Association. (2013). DSM-5. American Psychiatric Publishing.
  2. Barkley, R. A. (2015). Attention-Deficit Hyperactivity Disorder. Guilford Press.
  3. Center on the Developing Child, Harvard University. (2016). From best practices to breakthrough impacts.
  4. Cortese, S. (2020). Neuroscience of ADHD. In S. Cortese (Ed.), Essentials of ADHD. Springer.
  5. Faraone, S. V., Biederman, J., & Spencer, T. J. (2015). Pharmacology of ADHD. Annual Review of Pharmacology and Toxicology, 55, 87–106.
  6. Polanczyk, G., de Lima, M. S., Horta, B. L., Biederman, J., & Rohde, L. A. (2007). Worldwide prevalence of ADHD. American Journal of Psychiatry, 164(6), 942–948.
  7. Shaw, P., Eckstrand, K., Sharp, W., et al. (2007). Delayed cortical maturation in ADHD. PNAS, 104(49), 19649–19654.
  8. Sonuga-Barke, E. J. S. (2010). ADHD as a reinforcement disorder. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 51(8), 859–861.
  9. Still, G. F. (1902). Abnormal psychical conditions in children. The Lancet, 159(4102), 1008–1012.
  10. Volkow, N. D., Wang, G.-J., Kollins, S. H., et al. (2009). Dopamine reward pathway in ADHD. JAMA, 302(10), 1084–1091.
Data pubblicazione: 23 marzo 2026

Autore

brunosilvestrini
Prof. Bruno Silvestrini Farmacologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1955 presso Università di Bologna.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 14314.

Bruno Silvestrini è un medico, farmacologo, cultore della bioetica e accademico. Ha al suo attivo importanti scoperte farmacologiche. Il trazodone è il prototipo degli antidepressivi di terza generazione. Ha curato per il Comitato Nazionale per la Bioetica documenti basilari, riguardanti anche la ricerca sperimentale e il fumo del tabacco. Ha pubblicato oltre 550 lavori scientifici e diversi libri. È titolare di numerosi brevetti in campo medico. Insegna tuttora, da Professore onorario, all’Università Sapienza di Roma. Si occupa di malattie mentali fin quando, allievo interno dell’Istituto di Fisiologia dell’Università di Bologna, lesse l’Handbook of Psychiatry di Eugen Bleuler, ricavandone l’idea che esse siano radicate nello sviluppo del SNC e siano suscettibili di interventi correttivi.

Processo di revisione da parte della Redazione Scientifica

Questo articolo è stato meticolosamente validato per la sua accuratezza scientifica e la sua conformità ai più elevati standard editoriali, in seguito a una rigorosa revisione condotta dai membri della Redazione Scientifica di Medicitalia.

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