Parlando di chirurgia mini invasiva, la prima cosa a cui si pensa è ad interventi eseguiti sfruttando tagli di piccole dimensioni.

Nel caso specifico della protesi del ginocchio, purtroppo la dimensione del taglio può essere contenuta solo relativamente. Il chirurgo può fare molto, tuttavia, per ridurre l'invasività della procedura, puntando, più che al contenimento delle dimensioni del taglio, al risparmio tissutale.

Lo sforzo successivo, negli anni, è stato indirizzato a minimizzare l'invasività della procedure a 360 gradi: non solo in termini di risparmio tissutale intraoperatorio, ma anche in termini di riduzione del discomfort globale legato alla procedura e a tutta l'ospedalizzazione. La dimensione della cicatrice è, nel moderno approccio mini-invasivo, solo UNO dei tanti elementi, e neppure il più importante.

La vera mini invasività passa per la riduzione dei tempi di degenza, dei tempi chirurgici, il controllo ottimale del dolore postoperatorio, la riduzione del sanguinamento, la riduzione del rischio di trasfusione, la riduzione delle terapie farmacologiche invasive (preferendo, ad esempio gli anticoagulanti “per bocca” al posto delle classiche “punturine nella pancia”), l'evitamento quando possibile di drenaggi, catetere vescicale e calze elastiche, la riabilitazione rapida.

Via d'accesso

La riduzione dell'invasività va ricercata nell'impiego, quando possibile, di vie d'accesso che possano ridurre il sanguinamento, il dolore postoperatorio e migliorare la funzionalità. E' il caso delle cosiddette vie “mid-vastus” e “sub-vastus”, che offrono un miglior risultato di preservazione del muscolo vasto mediale, ma che non sempre possono essere applicate per la particolarità di alcuni casi clinici.

La scelta della protesi

La scelta del design protesico può fare molto in termini di riduzione dell'invasività.
Ovviamente una protesi monocompartimentale rappresenta un intervento notevolmente meno invasivo rispetto ad una protesi totale. Scegliere una protesi di questo tipo è un'importante momento nel percorso diagnostico-terapeutico: l'esperienza del chirurgo gioca un ruolo fondamentale. Se l'usura dei comparti del ginocchio non interessati dalla protesizzazione sarà troppo avanzata, il paziente potrebbe avere dalla protesi monocompartimentale un beneficio ridotto. Se l'esperienza del chirurgo con questi impianti non sarà sufficiente ad avere la sicurezza necessaria che l'intervento abbia una buona probabilità di riuscita, saràpiù prudente optare per una protesi totale.

In alcuni centri iperspecialistici è possibile assistere impianti di protesi bi-monocompartimentali, in cui cioè si vanno a sostituire DUE dei tre compartimenti del ginocchio (con due singole protesi monocompartimentali) laddove normalmente si dovrebbe ricorrere ad una protesi totale.

Anche quando si ricorrerà ad una protesi totale, la scelta del design può avere un ruolo nel migliorare la naturalezza della fisiologia del ginocchio, preferendo alle protesi semivincolate le protesi posterostabilizzate o sfruttare le nuove possibilità offerte dalle nuove protesi ultracongruenti.

L'anestesia

L'anestesia ha un ruolo fondamentale in un intervento tradizionalmente considerato doloroso come la protesi del ginocchio. Ridurre il dolore velocizza notevolmente il recupero, consentendo di piegare meglio il ginocchio e di camminare prima.
Sono quindi del tutto sconsigliabili le classiche tecniche di anestesia generale, e andrebbero favorite le anestesie locoregionali (associate a sedazione se il paziente gradisce dormire).

Un ruolo importante è rappresentato dalle tecniche avanzate di anestesia, quali le tecniche di anestesia tronculare, che bloccano le afferenze dolorifiche dopo l'intervento lasciando l'arto libero di muoversi attivamente, e dalle cosiddette “LIA”, infiltrazioni locali di agenti vasoattivi ed anestetici che, oltre a ridurre farmacologicamente il dolore, riducono anche il sanguinamento. In questo modo si può eliminare la necessità del drenaggio postoperatorio e ridurre il gonfiore.

Bilateralità

Sebbene la protesi totale del ginocchio possa essere proposta bilateralmente in contemporanea solo in alcuni casi particolari, la monocompartimentale è invece una procedure ideale per essere eseguita bilateralmente. In questo modo il paziente, adeguatamente supportato, potrà ridurre l'invasività globale del proprio percorso di cura non dovendosi risottoporre alla medesima procedura a breve distanza di tempo.

Riabilitazione rapida

Le tecniche chirurgiche ed anestesiologiche avanzate consentono di accelerare i tempi di riabilitazione. Ovviamente una riabilitazione veloce riduce l'impatto generale che il percorso di cura ha sui pazienti, instaurando quindi un “circolo virtuoso” volto a ridurre complicanze e l'invasività generale della procedura, velocizzando il rientro alle normali attività e riducendo la percezione di “malattia”.