Come si calcola il rischio reale per il tumore al seno

Forum RFS: come stimare il rischio individuale di tumore al seno (modelli Gail/NSABP), fattori di rischio e indicazioni per una sorveglianza attiva e personalizzata.
salvocatania
Juventina:
A me hanno fatto tenere la mascherina... ti danno un camice usa e getta aperto davanti e ti fanno tenere solo le mutandine.



Ovviamente il mio commento nulla c'entra con le sue mutandine.
Ma poichè due giorni fa lei rispondeva ad una RFS sulla necessità di guardare oltre il muro ed io continuavo a ripensare da dove era originata quella frase ed il mio successivo approfondimento.

Ora ho trovato il commento : per primo aveva usata quella espressione il nostro Roberto, un ragazzo che ha visto ammalare la sua cara amica (mai ha spiegato se fosse la fidanzata) che aveva chiamata Dafne e ci ha accompagnati nel blog per mesi.
E' stata Didi a riportare sul blog la bellissima narrazione di Roberto con il quale ho avuto anche un lungo scambio di mail all'aggravarsi delle condizioni della giovanissima Dafne

Ecco cosa scrivevamo 2 anni fa

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Didi :
Fino ad un anno fa per me la parola "tumore" era l'analogo di ciò che i fisici chiamano "orizzonte degli eventi": un muro invisibile che racchiude un buco nero e divide lo spazio in due regioni distinte e non comunicanti. Chi lo oltrepassa non si accorge di nulla ma da quel momento non può più comunicare con chi è dall'altra parte. Ecco: quando mi dicevano che qualcuno s'era ammalato semplicemente lo ponevo al di là del muro. Se lo incontravo c'era sempre qualcosa fra noi di non detto, di non esplicitato, un muro invisibile appunto, che me lo rendeva estraneo. Era come quel gioco che si fa da bambini, in cui chiudendo gli occhi si immagina che ciò che non si vede cessa di esistere: io chiudevo gli occhi sul dolore. Tanto - mi dicevo - che posso fare? Non sono dio e non ho la bacchetta magica...Poi un anno fa il gioco si è rotto.Avevo di fronte una ragazza che mi raccontava ciò che le stava accadendo e tutto ciò che riuscivo a pensare era che non volevo sparisse anche lei al di là del muro. E se anche non sapevo cosa dire, come comportarmi, come "gestirla", ero assolutamente certo che, malattia o non malattia, un modo per non lasciarla andare ci dovesse essere. Improvvisamente "esserci" - pur senza bacchetta magica e senza essere dio - mi sembrava dannatamente importante. E' stato allora che vi ho incontrate. Ancora non lo sapevo ma eravate esattamente ciò che stavo cercando, "l'esempio più bello di come si vive affrontando sofferenze". E per quanto stupido possa apparirvi scoprire che la "malattia si vive" è stata un grande scoperta! Continuo ancora a pensare al dolore e alla malattia come ad uno "scandalo" di cui non trovo ragione, ma ora so che l'"orizzonte degli eventi" è solo nella mia testa, una sorta di "censura cosmica" operata dalla mia paura di soffrire. Là fuori non c'è nessun muro.

Nel rileggere i post passati mi è capitata questa bellissima osservazione di Roberto che ha scritto qui tempo fa

GUARDARE IL CANCRO OLTRE IL MURO



Bellissima senz'altro questa di Roberto anche perche' spiegava molto bene cosa voglia dire 'guardare il cancro oltre il muro , essendo un muro per tutti noi .
Ci ho dedicato un intero capitolo in un mio volume.
Roberto era stato costretto a guardare oltre il muro la sua cara amica Dafne (poco importa se non ha mai spiegato cosa fosse per lui) .

Per questa ragione invito tutti a stampare i propri commenti perche' la fase , che uno abbia avuto il cancro oppure no, al di qua del muro e' sempre lunghissima



e alcune pazienti purtroppo restano al qua del muro per tutta la vita.
Soprattutto quelle che fanno finta che nulla sia accaduto.

Poi c'e' una fase, quella della SperANSIA, ma lavorando su se' stesse arriva inevitabilmente il momento in cui si squarcia il muro grazie alla Speranza


Roberto quando aveva smesso di scrivere ha avuto diversi scambi con me via mail ed io gli avevo chiesto di restare nel blog incontrando il suo silenzio illuminante :
Roberto dietro quel muro aveva perso la sua Dafne, cosi' l'aveva chiamata, la ninfa inseguita da Apollo per la sua bellezza, che supplicava i genitori di salvarla.
Roberto non era riuscito a salvare la sua ninfa.


Forse per questo Roberto non e' riuscito mai a squarciare il muro della speranza
ma e' rimasto nei nostri cuori come figura importante per il blog.



Aggiungo un altro commento di Roberto in replica al sottoscritto

Dott. Catania
Oggi più che un muro vedo una cipolla.
Come lei ha fatto correttamente notare io non sono un caregiver: "abbattere il muro" per me è stato scegliere (ma non è la parola giusta trattandosi di una scelta che sentivo obbligata) di non girarmi un'altra volta dall'altra parte.
Per inciso: mi sono chiesto spesso cosa mi abbia coinvolto in questa vicenda più che in altre simili, alcune delle quali si stavano pure verificando in quello stesso periodo. Le ragioni sono molteplici, non ultima delle quali il modo in cui ho appreso la notizia: direttamente dall'interessata. Negli altri casi l'ho sempre saputo per vie traverse. E' difficile girare la testa da un'altra parte quando hai di fronte due occhi che ti inchiodano. Il fatto poi che mi avesse cercato per dirmelo di persona mi sembrava un'enorme dimostrazione di fiducia, perché un sorriso lo puoi condividere con chiunque ma le lacrime, quelle puoi condividerle soltanto con qualcuno di cui ti fidi davvero. Non ero, non sono, affatto sicuro di meritare una simile apertura di credito: in ogni caso me ne sono sentito responsabile.
Superato quel muro, però, restava il fatto che «non sapevo cosa dire, come comportarmi, come "gestirla"». E, fra alti e bassi, così è stato fino ad oggi. Ci ho provato, ci provo, ma non è sempre facile trovare la giusta misura fra l'essere presente e il non essere invadente, fra l'essere discreto e il non sparire. Non essere un caregiver implica che non si può pretendere di essere vicini per "diritto" (ammesso e non concesso che un tale diritto esista) ma solo se e nella misura in cui ti è richiesto. E non mi è facile gestire i periodi di silenzio cercando di immaginarne le ragioni e sforzandomi di non fare troppe domande per non aggiungere alla sua anche il carico della mia ansia. Che però c'è. E pesa.
Ecco perché invece del muro oggi c'è una cipolla: fatta di ostacoli, che si susseguono uno dopo l'altro e rispetto ai quali spesso non mi sento all'altezza.
Poi ci sono due ulteriori considerazioni da tenere sempre presenti.
La prima è che i muri, tanto più quelli mentali, non si abbattono mai in via definitiva: ritirarli su è un attimo. "E' stato un periodo difficile, meglio lasciarla tranquilla e non disturbarla" può essere una sacrosanta attenzione ma può anche trasformarsi in un'ottima scusa alla vigliaccheria.
La seconda è che per costruire un muro fra due persone ne basta una sola, ma sono sempre necessarie entrambe per abbatterlo...
Infine, Dott. Catania, non mi resta che ringraziarla: con la sua domanda mi ha appena fatto realizzare che ho ancora bisogno di un buon piccone.
E anche di un pelacipolle.
Roberto
#7,001 Scritto: 3 Ott 2016 01:08][/i]

Ex utente
buonasera blog!
Sono a pezzi. Ho pulito vetri e infissi tutto il giorno. Adesso aspetto la pizza... me la sono meritata!
Albarosa
Dove l'ho fatta io ho tolto solo la parte sopra. Tenuti pantaloni e calzini ( non avevo cerniere, ma non ricordo se questo influisse). Scrivi quando sei un po' giù. È anche a questo che serve il nostro blog. Condividere le lacrime aiuta poi a sorridere insieme
Cristina
Io ho avuto una tendinite che aveva sintomi simili. Ho avuto bisogno di un'iniezione locale di cortisone e poi di parecchio tempo per recuperare il movimento normale del braccio. Ma dopo un paio di mesi ero come nuova
Annina Fiduciaria
buonasera a tutti la nostra Arcobaleno ha finito e mi ha chiesto di riferirvelo. Ora riposa
Cristina
Paffi
Grazie
Emanuela 24
Io ci sono

BUONA SERATA E POI BUONANOTTE E SOGNI D ORO!!!
linda
doc perche non vivere come se non ci fosse?, perche non pensare sto guarendo sto coso si cura e ritorno come prima?, o io non ho capito cosa intende (facile) oppure il muro manco lho visto (ancora piu facile)
Cristina
Annina
Grazie Annina!!
Aspettavamo notizie di arcobaleno!!

arcobaleno
È andata anche questa!!
Domani ci aggiorni sul davanzale nuovo
CHOKIE75

Angel ma tu stavi facendo anche lo zoledronico per rinforzare le ossa?

Cristina
dott Catania
Bellissime le parole di Roberto
PRIMULA66
grazie dottor Catania

allora ne riparliamo prima di Natale
salvocatania
linda:
doc perche non vivere come se non ci fosse?, perche non pensare sto guarendo sto coso si cura e ritorno come prima?, o io non ho capito cosa intende (facile) oppure il muro manco lho visto (ancora piu facile)



Non tutti infatti vedono il muro !
Beati loro , tra cui lei !
DarkElena Fiduciaria

Buonasera.

Prima di mezzogiorno sono tornata a casa e dopo mangiato mi sono messa a letto, avevo troppo sonno non avendo quasi dormito stanotte.
Ora che mi muovo un pò i doloretti si fanno sentire ma credo sia più che normale e non è nulla di tragico. Una tachipirina e passa la paura
Niente doccia per 7 giorni finchè non finisco di medicare le suture e visita di controllo l'antivigilia di Natale.
Grazie a tutte per la compagnia di questi giorni

Titina Fiduciaria
Annina
Grazie per le notizie di Arcobaleno

Arcobaleno
Tesoro ora riposa tranquilla
Titina Fiduciaria
DarkElena
Bene bella notizia ora puoi riposarti tranquilla nella tua casina un abbraccio
Ex utente
salvocatania:
Ecco cosa scrivevamo 2 anni fa

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Didi :
Fino ad un anno fa per me la parola "tumore" era l'analogo di ciò che i fisici chiamano "orizzonte degli eventi": un muro invisibile che racchiude un buco nero e divide lo spazio in due regioni distinte e non comunicanti. Chi lo oltrepassa non si accorge di nulla ma da quel momento non può più comunicare con chi è dall'altra parte. Ecco: quando mi dicevano che qualcuno s'era ammalato semplicemente lo ponevo al di là del muro. Se lo incontravo c'era sempre qualcosa fra noi di non detto, di non esplicitato, un muro invisibile appunto, che me lo rendeva estraneo. Era come quel gioco che si fa da bambini, in cui chiudendo gli occhi si immagina che ciò che non si vede cessa di esistere: io chiudevo gli occhi sul dolore. Tanto - mi dicevo - che posso fare? Non sono dio e non ho la bacchetta magica...Poi un anno fa il gioco si è rotto.Avevo di fronte una ragazza che mi raccontava ciò che le stava accadendo e tutto ciò che riuscivo a pensare era che non volevo sparisse anche lei al di là del muro. E se anche non sapevo cosa dire, come comportarmi, come "gestirla", ero assolutamente certo che, malattia o non malattia, un modo per non lasciarla andare ci dovesse essere. Improvvisamente "esserci" - pur senza bacchetta magica e senza essere dio - mi sembrava dannatamente importante. E' stato allora che vi ho incontrate. Ancora non lo sapevo ma eravate esattamente ciò che stavo cercando, "l'esempio più bello di come si vive affrontando sofferenze". E per quanto stupido possa apparirvi scoprire che la "malattia si vive" è stata un grande scoperta! Continuo ancora a pensare al dolore e alla malattia come ad uno "scandalo" di cui non trovo ragione, ma ora so che l'"orizzonte degli eventi" è solo nella mia testa, una sorta di "censura cosmica" operata dalla mia paura di soffrire. Là fuori non c'è nessun muro.

Nel rileggere i post passati mi è capitata questa bellissima osservazione di Roberto che ha scritto qui tempo fa

GUARDARE IL CANCRO OLTRE IL MURO


Grazie Dottore di aver riproposto quel post di Roberto
Lo avevo dimenticato e invece quanto è vero ed attuale anche ora
Mi ricordo che a proposito dei brutti pensieri scrisse una frase che aveva dedicato A Dafne
I brutti pensieri sono come uccelli che volano sulla nostra testa, puoi farli volare ma non permettere mai che facciano il nido

Non so se sono esattamente queste le parole ma il significato si
- Modificato da Ex utente

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