Come si calcola il rischio reale per il tumore al seno
Forum RFS: come stimare il rischio individuale di tumore al seno (modelli Gail/NSABP), fattori di rischio e indicazioni per una sorveglianza attiva e personalizzata.
pepeli
Giuli91
salvocataniaMedico Chirurgo
Riporto alcuni studi pubblicati nell'ultimo mese.
Non tutto è facilmente comprensibile per via del linguaggio tecnico in chiave statistica,
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Questo studio non è di facile comprensione ma lo riporto per mostrare in che direzione va la ricerca per rendere le terapie prive di gravi effetti collaterali
Disfunzione cardiaca legata alla terapia del cancro mammario: valore diagnostico precoce di nuovi biomarcatori
Un’equipe di ricercatori ha effettuato un’indagine con lo scopo di raggiungere due obiettivi:
valutare, tramite meta-analisi, l’utilità diagnostica della mieloperossidasi (MPO), del fattore di differenziazione della crescita-15 (GDF-15), della proteina C-reattiva (CRP), del fattore di crescita placentare (PLGF) e della galectina-3 (Gal-3) nella disfunzione cardiaca correlata alla terapia oncologica (CTRCD) in pazienti con tumore mammario;
valutare eventuali ruoli causali attraverso la randomizzazione mendeliana (MR).
L’analisi è stata condotta in due fasi. Inizialmente, una meta-analisi conforme alle linee guida PRISMA (12 studi, 917 pazienti, età media 50,4 anni) ha quantificato le variazioni dei biomarcatori post-trattamento e il rischio di CTRCD. Successivamente, è stata impiegata la randomizzazione mendeliana a due campioni, sfruttando i polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) associati alla MPO, per valutare il legame causale con lo scompenso cardiaco e la cardiomiopatia. La meta-analisi ha mostrato aumenti significativi post-trattamento per MPO, GDF-15, PLGF e CRP. Elevati livelli di MPO sono risultati predittivi di un aumento del rischio di CTRCD nelle pazienti in terapia (HR = 1,30). L’analisi di randomizzazione mendeliana suggerisce una relazione causale tra la mieloperossidasi e lo sviluppo sia di scompenso cardiaco che di cardiomiopatia. Sebbene sia stata rilevata eterogeneità nei dati, le analisi di sottogruppo hanno permesso di stabilizzare i risultati per GDF-15 e PLGF. Gli Autori concludono che la mieloperossidasi (MPO) sia associata sia ai profili diagnostici dei biomarcatori sia ai percorsi meccanicistici della patogenesi della CTRCD. Questi risultati preliminari indicano che la MPO potrebbe essere un bersaglio promettente per futuri approfondimenti sulla diagnosi precoce della cardiotossicità nelle pazienti con carcinoma mammario.
Fonte
ESC Heart Fail. 2025 Dec doi: 10.1002/ehf2.15363
- Modificato da salvocatania
Sally 72
Buonasera blog
Buon martedì doc












Fili colorati a prescindere
Passate una splendida serata
Buon tutto a tutti ♥️ ♥️
salvocataniaMedico Chirurgo
Riporto alcuni studi pubblicati nell'ultimo mese.
Non tutto è facilmente comprensibile per via del linguaggio tecnico in chiave statistica,
Associazione tra isterectomia, ovariectomia e rischio di cancro della mammella
Bing Wang e colleghi hanno eseguito una meta-analisi con l’obiettivo di chiarire la relazione tra isterectomia, ovariectomia e il conseguente rischio di sviluppare un tumore mammario.
È stata condotta un’esplorazione bibliografica approfondita della banche dati PubMed, Cochrane Library ed Embase alla ricerca di lavori specifici. La qualità degli studi inclusi è stata valutata tramite la scala Newcastle-Ottawa (NOS). Le analisi statistiche sono state effettuate con il software Stata, calcolando gli hazard ratio (HR) e i relativi intervalli di confidenza al 95%. Il bias di pubblicazione è stato verificato attraverso i funnel plot e il test di Egger. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 12 documenti (9 studi di coorte e 3 caso-controllo) ritenuti idonei e pubblicati tra il 1988 e il 2023, per un totale di 5.868.660 partecipanti residenti prevalentemente negli Stati Uniti.
L’analisi ha rivelato che sia l’isterectomia che l’ovariectomia sono associate a una riduzione del rischio di tumore della mammella del 16% (HR 0,84).
Nello specifico, l’isterectomia isolata è stata associata a una riduzione del 13%, mentre l’ovariectomia bilaterale ha ridotto il rischio di circa il 19%. Al contrario, l’ovariectomia unilaterale non ha influenzato significativamente il rischio. Le pazienti sottoposte a ovariectomia bilaterale che hanno ricevuto una terapia ormonale hanno registrato una riduzione del rischio del 20%, mentre in assenza di tale terapia non è stata osservata una diminuzione significativa. Infine, l’ovariectomia bilaterale eseguita in pre-menopausa ha ridotto l’incidenza del tumore al seno del 13%, mentre quella eseguita in post-menopausa non ha mostrato un impatto rilevante. Gli Autori concludono che sia l’isterectomia che l’ovariectomia siano significativamente associate a una riduzione del rischio di tumore mammario. L’efficacia della ovariectomia bilaterale sembra essere influenzata dalla terapia ormonale e dallo stato menopausale. Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire queste correlazioni ed esplorare i meccanismi biologici sottostanti.
Fonte
Arch Gynecol Obstet. 2025 Dec doi: 10.1007/s00404-025-08179-0
- Modificato da salvocatania
salvocataniaMedico Chirurgo
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3
Sorveglianza radiologica per le sopravvissute al cancro della mammella
Il tumore maligno della mammella è una neoplasia diffusa a livello mondiale e il crescente numero di sopravvissute richiede una sorveglianza post-trattamento sempre più accurata per migliorarne gli esiti clinici. Il monitoraggio radiologico, in particolare la mammografia, è essenziale per la diagnosi precoce; tuttavia, esistono disparità nell’accuratezza e nell’efficacia delle diverse modalità di imaging. Ajeng Viska Icanervilia e i suoi collaboratori hanno eseguito una revisione sistematica e una meta-analisi con l’obiettivo di valutare l’efficacia delle tecniche di sorveglianza radiologica per le pazienti sopravvissute al tumore mammario, concentrandosi sull’accuratezza diagnostica e sulla riduzione della mortalità. Sono stati inclusi studi che hanno valutato la sorveglianza radiologica (mammografia, ecografia, risonanza magnetica [RM] e tomosintesi digitale mammaria). È stata condotta un’esplorazione bibliografica approfondita dei database Medline, Cochrane Central Register of Controlled Trials e Scopus. I dati relativi a sensibilità, specificità, accuratezza e mortalità sono stati estratti e sintetizzati utilizzando un modello a effetti casuali. Il rischio di bias è stato valutato tramite la Newcastle-Ottawa Scale e lo strumento QUADAS-2. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 18 documenti che hanno soddisfatto i criteri di inclusione, 8 dei quali sono stati inseriti nella meta-analisi. La sorveglianza mammografica ha mostrato una sensibilità dell’81%, una specificità del 71% e un’accuratezza del 76%. È stata inoltre riscontrata una riduzione del 50% del rischio di mortalità associata al monitoraggio mammografico (OR 0,50). L’eterogeneità è risultata elevata per l’analisi della mortalità, mentre è rimasta bassa per quella della sensibilità. La risonanza magnetica ha mostrato una sensibilità (91%) e una specificità (82%) superiori rispetto all’ecografia e alla mammografia. Gli Autori concludono che, sebbene la sorveglianza mammografica presenti un’accuratezza diagnostica inferiore rispetto a quella osservata nella popolazione sottoposta a screening preventivo, essa riduce considerevolmente la mortalità tra le sopravvissute al tumore della mammella. L’uso di modalità di imaging aggiuntive, come la risonanza magnetica, può migliorare la diagnosi precoce. Sono necessari protocolli di sorveglianza standardizzati e ulteriori ricerche per ottimizzare il monitoraggio post-trattamento e i risultati a lungo termine per le pazienti.
Fonte
Asian Pac J Cancer Prev. 2026 Feb doi: 10.31557/APJCP.2026.27.2.433
- Modificato da salvocatania
Savi
salvocatania:
Nello specifico, l’isterectomia isolata è stata associata a una riduzione del 13%, mentre l’ovariectomia bilaterale ha ridotto il rischio di circa il 19%. Al contrario, l’ovariectomia unilaterale non ha influenzato significativamente il rischio. Direi che questo rafforza l’importanza della terapia ormonale che manda a dormire utero, ovaie ed il resto. Come se le avessimo tolte.
Una domanda: è vero che la sindrome metabolica se non controllata aumenta il rischio di recidiva o di nuovo tumore, oltre alle patologie dirette?
salvocataniaMedico Chirurgo
Riporto alcuni studi pubblicati nell'ultimo mese.
Non tutto è facilmente comprensibile per via del linguaggio tecnico in chiave statistica,
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Lavoro notturno e rischio di cancro della mammella e della prostata
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica il lavoro notturno nel Gruppo 2A, ovvero come probabile elemento cancerogeno per l’uomo.
Un gruppo di ricercatori ha eseguito una revisione sistematica e una meta-analisi con la finalità di aggiornare le evidenze scientifiche sull’associazione tra il lavoro a turni di notte e il rischio di tumore della mammella e della prostata. È stata condotta un’esplorazione sistematica delle banche dati PubMed e Web of Science alla ricerca di lavori specifici. Sono stati inclusi studi di coorte e caso-controllo che hanno valutato il lavoro notturno come fattore di rischio per il cancro mammario o prostatico, con almeno 100 partecipanti e un punteggio pari o superiore a 6 nella Newcastle-Ottawa Scale. Sono stati analizzati i rischi relativi (RR) o gli odds ratio (OR) con i relativi intervalli di confidenza al 95%. La sintesi dei dati ha seguito le linee guida PRISMA. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 21 documenti ritenuti idonei, per un totale di 586.890 partecipanti. Per quanto riguarda il tumore mammario, sono state riscontrate associazioni significative solo negli studi di coorte, sia a livello generale (RR=0,82) sia per periodi di lavoro notturno inferiori ai 10 anni (RR=0,75). La qualità media degli studi è risultata accettabile, nonostante una sostanziale eterogeneità dei dati. Per quanto concerne il tumore della prostata, gli studi caso-controllo hanno riportato un OR di 1,14. Per esposizioni pari o superiori a 10 anni, sia il rischio relativo (2,20) sia l’odds ratio (1,16) sono risultati significativi. La qualità complessiva è stata giudicata moderata con una bassa eterogeneità. Gli Autori concludono che sono state osservate deboli associazioni tra il lavoro notturno e il tumore alla prostata negli studi caso-controllo e tra i soggetti con un’esposizione superiore ai 10 anni, mentre non è stata trovata alcuna associazione coerente per il tumore della mammella. Questi risultati restano inconcludenti e sottolineano la necessità di ulteriori ricerche.
Fonte
An Sist Sanit Navar. 2025 Dec doi: 10.23938/ASSN.1149
Nota
(*) Trenta anni fa il lavoro notturno era sospettato come fattore di rischio significativo del tumore alla mammella.
- Modificato da salvocatania
Marinella49
Fra76 Fiduciaria












SerenellaG
FrancescaH
Si le nostre storie sono simili, infatti è da un po’ che seguo i tuoi aggiornamenti con apprensione e devo anche farti i miei complimenti, ti ammiro molto per come stai gestendo attivamente il tutto.
Mia mamma oggi ha fatto questa broncoscopia devo dire che non ha avuto grandi effetti collaterali, solo un po’ di tosse e stanchezza dall’anestesia, non ci hanno commentato niente su cosa hanno visto ma hanno solo detto che chiameranno per gli esiti dell’istologico.
Ti auguro buona fortuna per domani per tua mamma!!
Si le nostre storie sono simili, infatti è da un po’ che seguo i tuoi aggiornamenti con apprensione e devo anche farti i miei complimenti, ti ammiro molto per come stai gestendo attivamente il tutto.
Mia mamma oggi ha fatto questa broncoscopia devo dire che non ha avuto grandi effetti collaterali, solo un po’ di tosse e stanchezza dall’anestesia, non ci hanno commentato niente su cosa hanno visto ma hanno solo detto che chiameranno per gli esiti dell’istologico.
Ti auguro buona fortuna per domani per tua mamma!!