Come si calcola il rischio reale per il tumore al seno
Purtroppo oggi è mancata mia zia Marcella😢 Era anziana, 95 anni, ma penso sempre che a Natale ero da lei e ci ha preparato i tortellini in brodo, poi nei mesi successivi ha iniziato il declino peggiorando di giorno in giorno....aveva un piccolo tumore al fegato che deve aver lavorato in questi mesi.
Ciao zia, sei stata un esempio di vta per me, una roccia che ha resistito alle intemperie della vita, con la calma e la serenità con cui ti sei sempre distinta
Condoglianze

Si, la ritirerà oggi pomeriggio quindi purtroppo non saprò nulla fino a stasera quando rientrerò da lavoro 🥺 ... 🤞🏻🤞🏻🤞🏻 Grazie, sei un tesoro ❤️
Noi saremo con te


Bellissima iniziativa... Darò subito un'occhiata... Grazie ❤️
Che belli 😍
Buongiorno ragazze
Copio incollo un racconto che non so di chi sia , trovato stamattina nel web , non firmato .
Mi ha catapultato in una realtà che ho vissuto negli ultimi mesi e ancora oggi ci sono dentro .
Ovviamente mi riferisco a mia mamma . ❤️
Condivido con voi perché il senso dell’amore in questo caso è così semplice e sincero che commuove in modo tremendo .
“Volevo solo aprire il quadro elettrico, e lì ho trovato l’inizio dell’addio più silenzioso di mio marito.
Mi chiamo Ana, ho 73 anni e sono sposata con Vittorio da 48 anni. Lui ne ha 76. Per quasi tutta la vita ha fatto il tecnico in una piccola officina vicino a Modena. Era uno di quegli uomini con le mani sempre rovinate, le scarpe comode e poche parole in bocca.
Non è mai stato bravo con le frasi dolci.
Quando gli dicevo: “Ti voglio bene”, lui rispondeva: “Anch’io.” Poi portava fuori la spazzatura, sistemava una tapparella o mi gonfiava le gomme della bicicletta.
Vittorio amava così.
Con il cacciavite in mano.
Tre settimane fa è saltata la corrente mentre avevo acceso insieme lavatrice e bollitore. Una volta avrei gridato subito: “Vittorio!” Ma lui dormiva sul divano in salotto. Da quando era arrivata la diagnosi, dormiva spesso.
Così sono andata io nell’ingresso.
Ho aperto il quadro elettrico e ho visto tanti pezzetti di nastro chiaro attaccati vicino agli interruttori. Su ognuno c’era scritto qualcosa con un pennarello nero.
Cucina.
Bagno.
Camera.
Cantina.
Lavatrice.
In fondo, una frase mi ha fermata.
“Se non sei sicura, chiedi a Matteo del secondo piano. Gli ho fatto vedere tutto.”
Sono rimasta lì, con la mano ancora sullo sportello.
Matteo era il nostro vicino. Trentadue anni, separato, sempre gentile ma un po’ chiuso. Ci salutavamo sulle scale, niente di più.
Vittorio non chiedeva mai aiuto a nessuno. Figuriamoci se preparava qualcuno per aiutare me.
Ho rimesso su l’interruttore. La lavatrice è ripartita. La casa sembrava normale.
Io no.
Il giorno dopo ho cominciato a guardare meglio.
Sulla caldaia, in cantina, c’era un foglio piegato dentro una bustina trasparente.
“Se la pressione scende sotto 1, apri piano la valvolina a sinistra. Poco. Se non riparte, chiama il tecnico. Il numero è sul frigorifero.”
Sul frigorifero c’era davvero un foglio nuovo.
Medico di base.
Farmacia.
Tecnico della caldaia.
Idraulico.
Matteo.
Mia sorella Anna.
Tutto scritto in stampatello, con quella grafia precisa che riconoscerei anche al buio. Accanto ad alcuni numeri aveva aggiunto: “Meglio chiamare al mattino” oppure “Insistere, rispondono tardi.”
Una cosa così non si fa per caso.
Nel ripostiglio ho trovato un altro biglietto, attaccato vicino al vecchio tosaerba.
Diceva dove mettere l’olio, come tirare la leva, quale pulsante premere.
In fondo aveva scritto:
“Non vergognarti a chiedere. Chiedere non vuol dire non farcela.”
Mi sono seduta su una sedia di plastica, in mezzo agli attrezzi.
Vittorio si era ammalato a gennaio. Polmoni. I medici parlavano piano, con parole misurate. Ma io avevo capito dal loro modo di guardarlo.
Lui aveva ascoltato tutto senza interrompere. Poi aveva chiesto solo: “Posso ancora guidare?”
Io avevo pianto in macchina. Lui mi aveva tenuto la mano e aveva detto: “Facciamo una cosa alla volta.”
Arrivati a casa, si era messo la giacca vecchia da lavoro ed era sceso in cantina.
Io pensavo che stesse scappando dalla paura.
Invece no.
Stava costruendo il mio dopo.
Nel congelatore ho trovato sette contenitori di minestrone. Il mio preferito. Su ognuno c’era una data.
“Questo prima.”
“Per due giorni.”
“Non tenerlo troppo.”
Vittorio odiava cucinare. Diceva sempre che il minestrone era “una giornata persa dentro una pentola”. Eppure lo aveva preparato per me. Senza dirmelo.
Nel mio comodino c’era una torcia nuova. Attorno, un biglietto.
“Le pile durano tanto. Le altre sono nel pensile della cucina, in alto, dietro la camomilla.”
Dietro la camomilla.
Io bevo camomilla tutte le sere. Da anni. Lui lo sapeva meglio di me.
Non aveva messo quei biglietti a caso. Li aveva infilati dentro la mia vita. Nei posti dove sapeva che un giorno li avrei trovati.
Non tutti insieme.
Uno quando fosse saltata la corrente.
Uno quando avessi preparato la camomilla.
Uno quando la caldaia mi avesse fatto paura.
Uno quando non avrei avuto il coraggio di chiamare qualcuno.
Sono rimasta in cucina con la scatola della camomilla in mano, e ho pianto piano. Così piano che lui non mi sentisse dal salotto.
Perché quelli non erano biglietti.
Era Vittorio.
A pezzetti.
Con il pennarello nero.
Messo proprio nei punti dove, un giorno, sarebbe arrivata la mia solitudine.
Per alcuni giorni non ho detto niente. Non ce la facevo. Se glielo avessi detto, avremmo dovuto guardare in faccia quello che stavamo cercando di tenere lontano almeno per un altro po’.
Poi un pomeriggio hanno bussato.
Era Matteo. Teneva in mano una chiave con un portachiavi blu.
“Signora Ana,” ha detto, un po’ impacciato, “suo marito mi ha chiesto di tenerla. Solo per emergenza. La uso solo se lei mi chiama.”
L’ho guardato senza riuscire a parlare.
“Ti ha detto altro?”
Matteo ha abbassato gli occhi.
“Mi ha detto che lei non ama disturbare. Allora ogni tanto devo solo controllare che vada tutto bene. Senza farmi notare troppo. Solo esserci.”
In quel momento qualcosa dentro di me si è rotto.
Ma non era solo dolore.
Era anche gratitudine.
Vittorio non aveva preparato soltanto il quadro elettrico. Aveva messo una persona vicino alla mia paura.
Quella sera l’ho trovato seduto al tavolo della cucina. Aveva davanti un cartoncino. Appena sono entrata, l’ha infilato sotto il giornale.
“Ancora appunti?” gli ho chiesto.
Lui mi ha guardata con quel mezzo sorriso stanco.
“Solo per renderti le cose più facili.”
Mi sono seduta accanto a lui. Non gli ho detto che sapevo tutto. Gli ho preso solo la mano. Era più magra di prima, ma ancora calda.
“Vittorio,” ho detto piano, “non devi sistemare tutto da solo.”
Lui è rimasto zitto.
Poi mi ha stretto le dita.
“Lo so. Però un po’ lasciamelo fare.”
Più tardi ho trovato quel cartoncino nel cassetto degli strofinacci.
C’era scritto:
“Se un giorno la casa ti sembrerà troppo silenziosa, prepara una camomilla. Siediti al tavolo della cucina. È lì che ti ho amata più a lungo.”
Ho letto quella frase non so quante volte.
Ci sono uomini che non portano fiori. Non scrivono lettere lunghe. Non sanno sempre dire la cosa giusta.
Però si ricordano dove tieni la camomilla.
Riempiono il congelatore.
Scrivono sul quadro elettrico.
Spiegano al vicino come aiutarti senza farti sentire piccola.
E quando devono andare via, non lasciano solo ordine.
Lasciano amore.
Un amore pratico, silenzioso, profondo.
Così profondo che lo capisci davvero solo quando ti ritrovi a piangere davanti a un interruttore con sopra scritto “cucina”.
Drenaggi tolti 🎉
🥳🥳🥳
Mi dispiace tanto per tua zia,Mamyblue... Condoglianze e un pensiero a lei




Drenaggi tolti 🎉
Il racconto che hai riportato è commovente, sincero e straziante
Grazie, mi ha fatto piangere
Le lacrime scendono in automatico, certo, ma trovo sia di una bellezza disarmante proprio per quella semplicità che si racconta nel tramandarsi l’amore anche questi piccoli gesti . Nel mio caso, quando vado a casa di papà e mamma e sistemo le piccole cose, non c’è un anfratto che non sia pieno di lei.
♥️
Proprio così
ladybug Fiduciaria:
. Se volete dare un'occhiata il loro sito è www.gomitolorosa.org e ha sede a Biella, ma operano in diversi ospedali
Io sono originaria di Biella..la mia mamma è seguita lì e mercoledì avrà il suo controllo annuale..
Buongiorno ☀️
Io ci sono 💙🖤
