Vedere è... comprendere


Vedere è già di per sé comprendere.

La cultura attuale pensa al gesto del vedere come ad un dato oggettivo.

Gli Antichi avevano ben chiaro invece che esso ingloba il nostro modo di percepire le cose.

L'uomo vede in modo soggettivo non oggettivo, per questo vedere è già di per sé comprendere.

Nell'Antichità vedere era inteso come modalità percettiva e conoscitiva insieme.

Vi sono ancora oggi espressioni:

  • la visione del mondo,
  • la visione mistica, ecc.

L'uso metaforico del termine è già manifesto del processo conoscitivo di grado elevato, come in modo più esplicito la visione di Dio, la visione del Vuoto, ecc., alludendo alla comprensione assoluta.

La visione trasla nella realtà sovrasensibile.

L' occhio, l'organo di senso della vista ci dà la nostra collocazione spaziale in relazione agli oggetti che ci circondano, andando oltre la percezione del lontano e vicino; ne è testimonianza la rappresentazione artistica.

Occhio di Dio o della Provvidenza è un'espressione utilizzata per indicare il triangolo raggiante e caricato di un occhio.

Viene rappresentato come un occhio spesso circondato da raggi di luce o da gloria ed è solitamente inscritto in un triangolo.

È generalmente interpretato come essere l'occhio di Dio protettore dell'umanità (o come divina provvidenza).

Nell'era moderna, l'uso più notevole dell'occhio di dio o della provvidenza è nel rovescio dello Stemma degli Stati Uniti d'America, che appare anche sulle banconote da 1 un dollaro statunitense.

L'immagine dell'occhio che tutto vede è presente sin nella religione egizia con l'occhio di Horus.

È presente anche nel Buddismo, dove Buddha viene chiamato l''Occhio del Mondo" nelle scritture sacre a quella religione.

Nell'iconografia europea medievale e rinascimentale, l'occhio (spesso inscritto in un triangolo) era una esplicita immagine della Trinità cristiana.

Immagini del XVII secolo mostrano l'occhio di Dio o della Provvidenza circondato da nuvole o raggi di luce.

Ogni epoca e popolo organizza lo spazio in base a modelli diversi, confermando sempre che di visione soggettiva si tratta, eppure chi è cresciuto in quel contesto culturale lo percepisce come reale, ritenendo immaginifico il diverso.

Solo l'arte rinascimentale italiana utilizzò il modello prospettico mentre l'arte coeva dei Paesi Bassi la distorse, si pensi ad esempio ai quadri di Bruegel.

In entrambi i casi è raffigurato lo spazio della percezione sensibile; sono paradigmi creati dalla cultura di appartenenza, in comune hanno la visione globale tipica dell'occidente in quel periodo storico.

Non per nulla si suole dire che con l'Umanesimo l'uomo fu collocato al centro del mondo.

Guardando un quadro vediamo tutto senza voltarci a destra e sinistra.

Da qui la riflessione iniziata delle Avanguardie Artistiche: Cezanne, Picasso... che mostrano l'inganno ma ne creano di nuovi.

L'arcano è svelato dall'Arte Concettuale degli anni '70, quando Pistoletto muta la tela con lo specchio, facendo entrare nel quadro il paradigma della realtà creato da ognuno di noi.

Esso si materializza nel momento in cui guardiamo l'opera. Da qui l'esigenza di cogliere in tutta la sua ampiezza il gesto del vedere. Esso si colloca tra mondo esterno e rappresentazione psichica.

La distanza è già percepita dal filosofo e matematico arabo Alhazen (965-1039ca.), logicamente all'interno di un quadro gnoseologico-metafisico.

Il primo a percepire la distanza che li separa in modo più scientifico è Keplero (1604), per cui l'occhio è in grado di determinare la posizione e distanza dell'oggetto, il così detto triangolo distanziometrico che ha come base il diametro della pupilla, così che sulla retina si forma una figura del tutto simile all'oggetto che viene poi trasmessa al cervello.

La luce -intesa come entità sovrannaturale (Dio è Luce)- è ancora lo strumento che permette di vedere.

Pur compiendo un percorso diverso da quello delle correnti di pensiero attuali che hanno superato la veridicità del dato scientifico, erano arrivati allo stesso risultato: vedere quale sinonimo di intendere.

La visione scientifica nasce dal pensiero Illuminista ('700). Anch'essa perciò è un paradigma. Qualsiasi mutamento avviene nell'organo della vista modifica non solo la visione “in senso oggettivo”, ma l'equilibrio psicofisico, venendo a mutare il modo di rapportarsi con la realtà e di conseguenza la sua comprensione.

Il soggetto deve formarsi un nuovo assetto. Ogni qualvolta la malattia progredisce ne avviene un altro. Se il tempo che intercorre tra l'uno e l'altro è limitato vi è spaesamento. E' il tempo di cui la mente necessita per elaborare in modo diverso i dati percepiti dall'occhio.

Il medico oculista ha una difficoltà in più -rispetto ai colleghi- nello spiegare al paziente ciò che  la malattia causerà, e di conseguenza il rapportarsi con le sue aspettative.