Prendo spunto da un programma televisivo recente per illustrare un profilo frequente sia nella casistica ambulatoriale presentata da terze persone, sia nell'ambito legale. Si tratta di quei quadri caratterizzati da bugia patologica, abituale o ricorrente, in personaggi che hanno solitamente una certa instabilità relazionale o in tutti gli ambiti della vita.

La bugia patologica è da intendersi non come bugia sgradevole per chi la subisce (genitori, partner etc), piuttosto come tendenza a raccontare fatti inverosimili, gonfiare in maniera chiaramente incredibile, falsificare documenti o prove dei fatti che si vogliono sostenere e negare l'evidenza di fatti che gli altri scoprono o contestano, il tutto però senza una strategia generale, e con il risultato di portare a conflitti, guai giudiziari, o disastri relazionali.

Il bugiardo patologico in altri termini non sa mentire, e ha fortuna solo all'inizio, quando chi lo conosce gli dà fiducia come la darebbe a chiunque con cui entra in confidenza. Per questo le figure più colpite sono i genitori e i partners, ma non di rado anche i datori di lavoro o i soci. Il bugiardo patologico non ha un fine pratico, concreto (come il truffatore) ma ha come fine quello di provocare reazioni di ammirazione e stupore negli altri, o anche di compassione e rispetto per racconti di torti o ingiustizie subite (questa versione è più spesso femminile), o ammirazione e invidia per imprese e prestazioni grandiose (questa versione è più spesso maschile).

I bugiardi patologici sanno mentire in virtù di un loro stato "dissociato" in cui cioè non avvertono l'imbarazzo, il disagio o il fastidio di recitare il falso. La mancanza di vergogna e imbarazzo a dire il falso produce anche l'eccesso patologico rispetto alla bugia stessa, cioè la rende eccessiva, inverosimile, ridicola e tale da far apparire chi la dice come un personaggio in cerca di attenzione e incapace di stabilire un rapporto sincero e semplice con gli altri, che è sostituito da millanterie varie, sparate e invenzioni.

L'incapacità di ammettere la bugia è anch'essa sostenuta dalla mancanza di vergogna, per cui il bugiardo patologico negherà il falso convincendo chi lo ascolta di essere sincero. Questo stato euforico e dissociato è una delle manifestazioni possibili del disturbo bipolare nelle sue fasi maniacali, e spesso è la base per casi giudiziari di false accuse, confessioni di crimini inesistenti, accuse e chiamate in correità infondate.

Il nome già noto di queste sindromi è quello di sindrome di Munchausen o pseudologia fantastica, e una delle forme più comuni che osservano i medici è la bugia patologica di tipo sanitario, sia su di sé, sia su persone sotto il proprio controllo (pazienti, figli, anziani). Le persone dichiarano e talvolta falsificano facendosi anche del male o correndo rischi malattie di solito vaghe e indeterminate, arrivando anche a farsi operare o intossicare da medicinali non necessari, il tutto per assumere un ruolo di malato incompreso e sofferente, oltre che massima autorità sulla propria malattia, quasi in competizione e in contrapposizione con i medici a cui si rivolge.

Spesso il bugiardo patologico si affianca a personaggi contigui per professione ma superiori di rango per entrare in una specie di falsa amicizia in cui c'è un seme di odio e rivalsa, come se dovesse dimostrare di valere di più, prima stringendo amicizia con i più grandi, poi cercando di metterli in difficoltà o di superarli nella considerazione degli altri.

 

Nella puntata di Amore Criminale trasmessa lo scorso sabato si racconta di un caso del genere svoltosi a Bari, che assume le tinte di uno stalking e culminato con un omicidio. Un ragazzo di 30 anni intreccia una relazione con una donna di 47 anni, Lei affermata professionista nel mondo del teatro, lui commesso. (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-80570738-425d-44b3-b158-a8962fa3ece1.html)

La relazione procede, ma lui si dimostra invadente e soprattutto imbarazzante nelle occasioni pubbliche. Con fare esuberante e confidenziale, di fronte a parenti e amici racconta aneddoti o esperienze inverosimili, tra cui una lotta con uno squalo nel mare da cui avrebbe riportato una grave ferita. Gli amici raccontano di come l'ascendente del ragazzo fosse quello di inondarla di attenzioni e di interesse, e di farle sentire che lui aveva bisogno di lei, come testimoniano i conoscenti.

Le manifestazioni di amore di lui c'erano, numerose e fitte, ma agli occhi degli altri stonavano per una differenza di stile (più discreto, cerebrale e con un'attenzione al gusto e alla qualità per Lei, ripetitivo e bambinesco quello di lui). Salta fuori una sua relazione con una ragazza più giovane, e dimostra di volerle portare avanti entrambe. Quest'ambiguità diviene poi intollerabile quando l'altra inizia a perseguitare la donna con messaggi.

La crisi della relazione non provoca un raffreddamento dei toni da parte di lui, che anzi esaspera le sue caratteristiche, e sembra non conoscere altro linguaggio che quello dell'esuberanza e della manifestazione plateale e diretta, a volte fuoriluogo (ad esempio invadendo gli spazi e i rapporti di lavoro di lei) e con il ricatto implicito di mostrarsi stupito e indignato in caso lo si criticasse per questa sua apparente "spontaneità".

Più passa il tempo e più lui si "impone", ad esempio facendo di nascosto una copia delle chiavi per farsi trovare in casa al suo ritorno, con fare a metà tra la sorpresa e il controllo. Lui reagisce decisamente male al rifiuto esplicito, quando lei lo lascia per il proseguire del tradimento e la persecuzione da parte dell'altra. Lui si finge donna su facebook e le dispensa consigli a favore di se stesso, come se provenissero appunto da una fonte disinteressata (in questo si coglie ad esempio l'ingenuità e il carattere bambinesco di questi espedienti, che poco avrebbero potuto su decisioni ormai avanzate e motivate sulla loro relazione).

Curioso è il comportamento poco prima del delitto. Invia un mazzo di fiori alla ragazza più giovane, che lo rifiuta, al che lui cambia il bigliettino e invia il fioraio al lavoro dell'altra. Dopo di che lui cercherà nello stesso giorno contatta altre amiche per inviti serali, ma non ha successo.

L'epilogo della vinceda è quello di uno stalking, e il finale è il peggiore. Anche nell'omicidio lui, potendolo evitare, mette in piedi in maniera maldestra un tentativo di depistaggio, cioè tramite facebook si introduce nel suo profilo e finge che lei avesse invitato a casa degli sconosciuti, e inscena in casa i resti di un incontro sessuale finito in violenza. Usa il telefono con il risultato di farsi localizzare in un luogo diverso da quello che dichiarerà come alibi. Entra con le chiavi, senza simulare effrazioni. Nessuna strategia, solo una acrobazia che riusci per poco tempo (sui giornali la "pista" dell'incontro sessuale andato male fece notizia) ma servì solo a farsi scoprire meglio.

Per non creare allarmismi, si precisa che le persone con disturbo bipolare non necessariamente sono "imprevedibili" e non necessariamente violente. Con una generica violenza non c'è nessun particolare nesso, e le sindromi bipolari poi sono di tipo molto diverso tra di loro. In questo tipo di sindromi, cioè quelle in cui c'è la bugia patologica e soprattutto se c'è anche un abuso di alcol o droghe, il rischio aumenta. I comportamenti intrusivi, fisicamente intrusivi come quello di violare l'abitazione o di irrompere sul posto di lavoro sono un elemento di all'erta.

Dato il carattere riverberante di queste fasi "eccitate", ogni risposta alimenta le iniziative del partner insistente e minaccioso, che sia uno spiraglio di dialogo e riconciliazione o che sia un messaggio di chiara chiusura, in qualunque modo fatto pervenire, sia col telefonino che tramite altre persone. Un segnale preoccupante in questo senso è quando in risposta a messaggi di "non gradimento", di "chiusura" e di rifiuto, fanno seguito immediatamente risposte di rilancio, come se niente fosse, dichiarazioni d'amore o inviti.

Il fatto è che il soggetto in fase maniacale, quando riceve un rifiuto, uno stop, non riesce a concepire che esista una ragione, e vede come unica ragione un rifiuto "personale", cioè una manifestazione di ostilità: nella dimensione egocentrica della fase maniacale la persona non ha ragioni per dire di no, se non una sorta di contrapposizione personale e ostile, una provocazione ingiusta, una svalutazione immeritata e paradossale del proprio diritto ad avere, a conquistare, a consumare e ad andare avanti. Da questo nascono reazioni violente o di cambiamenti d'umore bruschi e ostili dopo insistenze infinite con modi gentili e tentativi di seduzione e persuasione.