Il fenomeno del gioco compulsivo, chiamato in modo più semplice ludopatia, è un fenomeno dilagante in Italia, come nel resto dei paesi industrializzati.

Attualmente, la ludopatia è considerata una patologia da curare e ne soffre il 3% della popolazione adulta, percentuale che sta progressivamente aumentando, nonostante l'esistenza di norme specifiche nell'ultimo anno.

L'aumento percentuale nel corso degli ultimi quattro anni considera che il 49% della popolazione ha fatto una scommessa almeno una volta nel corso dell'ultimo anno. Tale percentuale comprende anche la popolazione di minori di 18 anni, gruppo per il quale le scommesse non sarebbero consentite.

Il dilagarsi del fenomeno può essere spiegato attraverso delle considerazioni:

- non vi sono sufficienti metodologie di contrasto al fenomeno:

essendo una attività in cui lo Stato percepisce dei guadagni, vi è poco o scarso interesse ad inquadrare correttamente il fenomeno ed a considerare la dipendenza come una vera e propria patologia. 
La possibilità di utilizzo on line, eludendo possibili controlli, può avere delle conseguenze anche sulla popolazione di giovane età

- non sono fornite informazioni in merito:

i soggetti che iniziano ad utilizzare apparecchiature per il gioco, si avvicinano ad esse primariamente per curiosità e successivamente ne restano irretite con la speranza, vana, di recuperare quanto perso e, forse anche, di vincere somme consistenti che possano "cambiare la vita"

- è spesso presente una psicopatologia sottostante:

chi soffre di ludopatia spesso ha già avuto patologie inerenti la dipendenza, da sostanze o alcool per esempio od anche affettiva, oppure soffre di alcune forme di depressione non sottoposte ad adeguato trattamento.
Molto spesso, si evidenziano disturbi d'ansia sottostanti, ansia che tende ad aumentare in mancanza del gioco patologico che va a costituirsi quale strumento per veicolare il proprio disturbo.

- la conformazione delle apparecchiature crea una dipendenza fisica:

la presenza di luci e suoni è il primario elemento attrattivo delle slot-machines che portano spesso ad una dipendenza fisica, al bisogno di dover sentire i suoni che si susseguono nel gioco ed alle luci che possono portare ad uno stato di coscienza alterato, favorendo in tal modo spese spropositate per tali oggetti di gioco.

- la legislazione attuale non garantisce una riduzione della patologia da gioco:

le attuali prescrizioni del recente Decreto Balduzzi non sono a garanzia ed evitamento della dipendenza da gioco. 
Infatti, è vietato pubblicizzare, attaverso i mass media, i giochi nelle fasce orarie protette ed è, invece, consentito nelle altre fasce orarie con la sola clausola della dicitura obbligatoria "il gioco può portare dipendenza" ma ciò non garantisce la popolazione a rischio che è quella che parte dalla fascia adolescenziale fino alla fascia senile.
Purtroppo, le fasce maggiormente a rischio sono proprio gli adolescenti e gli anziani.
Oltretutto, sebbene vi siano limiti imposti alla pubblicità, non vi sono limiti, nè imposizioni di diciture obbligatorie, alla pubblicità che può essere erogata al di fuori, ed all'interno, delle sale slot, con televisori maxischermo o scintillio di luci, per attirare la clientela a provare a "sbancare" il Jackpot disponibile.
Inoltre, la stampa giornalistica ha la tendenza a dare comunicazione di vincite milionarie in questa o quella città d'Italia dopo giocate di pochi euro, favorendo in tal modo l'aspettativa in tutta la popolazione di poter raggiungere una vincita.

Attualmente, un giocatore dipendente difficilmente ha una consapevolezza sufficiente di malattia.

La tendenza ad utilizzare tutto il denaro disponibile è il motore principale del problema che raggiunge il proprio apice quando il giocatore si rende conto di dover confessare di aver speso tutto prima a sè stesso e poi ai propri congiunti.

Non sono pochi i casi di suicidio a seguito di considerevoli perdite di denaro.

Le possibilità di cura possono essere svariate ed essere considerate in un programma terapeutico accurato con incontri settimanali e trattamento farmacologico.