Con il termine alessitimia si intende la difficoltà o anche l’incapacità di alcune persone ad esprimere verbalmente i propri stati emotivi e le emozioni che vengono sperimentate (dal greco a = non, lexis = parola, thymos = sensazione o un'emozione). Può essere esteso anche ai rapporti interpersonali, caratterizzandosi quindi come l’incapacità di percepire e riconoscere i diversi stati emotivi sperimentati da un’altra persona e di rispondervi, pertanto, in modo adeguato e sintonico.

Le teorie psicodinamiche che hanno affrontato il fenomeno concordano sul fatto che la sua genesi può essere ricondotta alle vicende evolutive del bambino durante la prima infanzia e, più specificamente, alle prime esperienze madre - bambino. Quest’ultimo, incapace di parlare o di organizzare le proprie esperienze emotive è, per definizione, e a causa della sua immaturità, alessitimico; dipende da un'altra persona che ha il compito di guidarlo attraverso i diversi stati emotivi e di dare un nome alle singole emozioni. È solo attraverso la parola che gli affetti si legano fermamente alle rispettive rappresentazioni mentali, sono quindi le parole che incanalano la libera circolazione degli affetti primari mettendoli a disposizione del pensiero.

L'incapacità della persona alessitimica di mettersi in contatto con i propri sentimenti interiori ha a che fare con un deficit di capacità simbolica. Quando si costituiscono gravi difetti nella costruzione delle rappresentazioni di parole legate a contenuti emozionali, il bambino può acquisire solo una formazione rudimentale di simbolizzazione. Questa capacità, che sarebbe la base per lo sviluppo della fantasia, risulta carente negli alessitimici. Così, mentre generalmente i sogni, le fantasie o le interazioni simboliche integrano la pulsione sotto forma fantasmatica, il paziente alessitimico presenta una vita povera e priva di affetti, aderente ad una realtà fattuale, concreta e semplificata.

Talvolta, in gravi condizioni, l’alessitimia non è necessariamente una anomalia o una mancanza di capacità psichica di sentire o esprimere un’emozione, ma una difesa estrema contro la vitalità interna. Questa sorta di paralisi emotiva ha lo scopo di impedire l'intrusione di fantasie primarie o di abbandono, o il ritorno di uno stato traumatico di impotenza o di disperazione in cui l'esistenza psichica, e persino la vita stessa, è sentita come una minaccia. Attraverso meccanismi di difesa come la scissione e l’identificazione proiettiva, la psiche è in grado di affrontare le paure primitive di annientamento o di perdita di sé, che sono più vicine alla psicosi che alla nevrosi.

 

L’alessitimia si presenta principalmente in persone che soffrono di disturbi psicosomatici, i quali sono contraddistinti dalla coartazione della fantasia, dalla tendenza ad  incanalare e ad esprimere attraverso il corpo i propri stati di tensione e, appunto, dalla difficoltà a tradurre in forma verbale le proprie emozioni.

A livello del funzionamento mentale due sono le caratteristiche principali: il pensiero cosciente, da un lato, appare scollegato dall’attività fantasmatica e, dall’altro, duplica e semplifica l’azione. A questo tipo particolare di funzionamento mentale è stato dato il nome di pensiero operatorio ed è un pensiero  che dettaglia le azioni, è strettamente collegato a ciò che è concreto e materiale, ma senza alcun nesso ad aspetti emotivi e incapace di essere esteso ad una realtà di ordine diverso (emozioni o fantasie) che possa arricchirlo.

Allo stesso modo è stato dimostrato attraverso l’analisi di interviste condotte con pazienti con distubi psicosomatici, che l’uso dei simboli è parimenti limitato, così come lo sono i pensieri che fanno riferimento ad atteggiamenti interiori, sentimenti, desideri e impulsi, con il risultato che spesso questo tipo di pazienti appaiono essere noiosi e ripetitivi nel loro stile di comunicazione, oltre a tendere a sostituire la parola con l’azione specialmente per evitare situazioni conflittuali o frustranti.