Perché il terremoto spaventa chi è lontano da reali pericoli dovuti al sisma?

Da oltre 15 giorni una serie di scosse sismiche sta colpendo l’Emilia-Romagna e generando malesseri anche nelle persone che, pur non direttamente colpite dall’evento sismico, hanno potuto percepire più o meno chiaramente le scosse, ma non hanno subito danni materiali né psichici perché si trovano a distanza di sicurezza dall’epicentro. In questi giorni ho infatti riscontrato veri e propri disturbi post-traumatici manifestati da persone che abitano nel milanese e che si trovano quindi a distanza di sicurezza dalle zone stravolte dal terremoto.

Mentre chi si trova proprio nelle zone più colpite è comprensibilmente sconvolto e a rischio di sviluppare un Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) a seguito dell’evento sismico, che ha letteralmente vissuto sulla propria pelle perdendo casa e/o lavoro, diverse persone nelle zone che sono state interessate parzialmente dall’onda sismica stanno vivendo sentimenti di angoscia e sono colpite da sintomi di natura post-traumatica: un esempio né è la perdurante impressione che la terra tremi anche in assenza di reali movimenti ondulatori o sussultori ed il possibile forte disagio provato al momento di andare a letto la sera da chi è stato particolarmente impressionato dalle scosse che si sono verificate nelle ore notturne, che si sono percepite chiaramente anche nelle regioni limitrofe all’Emilia-Romagna.

Alcuni lamentano agitazione e mal di testa, altri perfino crisi di pianto e tremori avvertibili anche dall’esterno che sarebbero maggiormente comprensibili dal punto di vista razionale se stessimo parlando di chi si trovava nei pressi dell’epicentro del terremoto o eventualmente di soggetti colpiti in passato molto da vicino da analoghi eventi, nei quali le recenti scosse stessero risvegliando passate angosce.

Perché chi si trova molto lontano dai luoghi sconvolti dal sisma sta male come se si trovasse in piena zona sismica?

In linea generale è importante tener presente che gli spettatori di un evento catastrofico possono sentirsi emotivamente tanto coinvolti da ciò che vedono da vivere in prima persona delle ripercussioni psicologiche che nascono dalla massiccia identificazione con chi ha vissuto direttamente l’evento.

Vedere qualcuno che soffre genera malessere nell’osservatore che si immedesima nel dolore del quale è spettatore, soprattutto a causa dell’empatia che lo porta ad immaginare come si possa sentire chi ha in questo caso perso i propri punti di riferimento e magari la possibilità di mantenere sé stesso e la propria famiglia, oltre al tetto che aveva sopra la testa. L’immedesimazione può essere tale da arrecare all’osservatore un malessere consistente, dal quale non riesce a liberarsi anche se razionalmente è in grado di riconoscere che quanto sta accadendo non lo colpisce di persona.

Accanto alla possibile causa rappresentata da un eccesso di identificazione con le vittime del sisma c’è un altro meccanismo che può essere responsabile di questo malessere che colpisce “a distanza” , e che è a mio avviso legato alle caratteristiche simboliche dell’evento che sta accadendo in queste settimane: il concetto di “terremoto” rimanda a eventi di natura non geologica, ma psicologica o relazionale, dalla forte carica dirompente che non consente a chi ne è colpito di vivere come prima, senza dover apportare qualche cambiamento alla propria esistenza.

Il terremoto in senso geologico rappresenta un evento spaventoso perché imprevedibile, incontrollabile, solo in parte arginabile nella sua forza distruttiva mediante la prevenzione attuata con la costruzione di edifici antisismici. In realtà non tutta la sua potenziale distruttività è prevenibile e questo spaventa in primo luogo due categorie di persone:

- i soggetti dalla personalità ansiosa, che vivono in preda a pensieri anticipatori riguardanti calamità e sciagure, che vedono concretizzarsi una minaccia abitualmente piuttosto remota

- i soggetti ossessivi, che hanno la necessità di tenere tutto sotto controllo e che possono reagire molto male a fronte di eventi imprevedibili e incontrollabili, che li riportano bruscamente alla reale fragilità dell’essere umano e all’impossibilità di essere pronti a tutto e di reagire controllando le proprie emozioni in qualunque circostanza.

In secondo luogo mi appaiono particolarmente sconvolte persone che, per loro caratteristiche individuali, sono particolarmente sensibili agli aspetti simbolici del terremoto come evento che mette in discussione le certezze, che manda all’aria le certezze di una vita in equilibrio precario e solo apparentemente quieta, che pone bruscamente di fronte alla necessità di riconoscere la precarietà dello status quo e l’illusorietà di soluzioni di comodo che in realtà possono essere messe a soqquadro dal un momento all’altro da qualche accadimento imprevisto.

In questa casistica possono rientrare soggetti davvero molto diversi fra loro, ma accomunati da situazioni precarie, instabili e/o insoddisfacenti che un inatteso evento esterno potrebbe portare letteralmente al punto di rottura e quindi all’imperiosa necessità di rivedere e riscrivere il futuro a partire da quello immediato.