QUANDO E COME TOGLIERE IL PANNOLINO.

Generalmente la stagione estiva è il periodo in cui molte mamme e papà decidono di togliere il pannolino al proprio figlio/a, capita spesso che i genitori chiedano consiglio o vadano alla ricerca di libri specifici sull’argomento. In questo articolo vorrei offrire delle indicazioni per aiutare i genitori ad accompagnare i bimbi in questo grande cambiamento.

Nel periodo tra il II°- III° anno di età si comincia l’educazione alle funzioni fisiologiche all’evacuazione e del trattenimento delle urine e delle feci. Questo è considerato il periodo migliore, non prima, dato che lo sviluppo neurologico del controllo sfinterico non è completo fino a dopo lo sviluppo dei nervi della muscolatura volontaria. In questo periodo, iniziato nel I° anno di vita, il bambino/a ha acquisito maggiore autonomia motoria sia nel camminare (sale e scende le scale, si arrampica…), sia nel gioco con gli oggetti (li getta, li trascina, impugna un colore, impila dei cubi, costruisce…), sia nel linguaggio (uso del “no”, inventa storie, dialoga da solo, fa domande…). Il genitore in questo momento pone delle restrizioni alla motricità del bambino/a e alla disciplina della funzione urinaria e fecale.

Di pari passo allo sviluppo del controllo neurologico vi è un cambiamento psicologico: infatti il bambino/a educando i propri sfinteri si impegna in un rapporto di scambio più coinvolgente col suo ambiente; il potere di controllare rappresenta il potere di dare e trattenere. Prima di adesso l’onnipotenza del bambino/a (era il re/regina di tutto ciò che lo/la circondava) era passiva, ora non è più così può controllare anche la sensazione di piacere che prova nell’espulsione e nel trattenere.

Mettiamoci nei panni del bambino/a; è un momento di confusione. L’adulto che si occupa dell’educazione sfinterica mostra contentezza quando il bambino evacua ma poi questo dono, offerto con amore, viene gettato via proprio da chi l’aveva apprezzato. Le feci sono una sua creazione e come tale il suo odore, la sensazione al tatto e il colore sono piacevoli per lui/lei. La gioia e la soddisfazione dell’adulto, per il fatto abbia fatto la cacca nel water o nel vasino, è poi contrastata dal buttar via la stessa cacca perché puzzolente e sporca.

Con tutto questo ho voluto dare un quadro generale di ciò che accade nel bambino/a a livello neurologico ma soprattutto psicologico. Prima ancora che sia pronto il bimbo/a è necessario che siano pronti i suoi genitori che lo accompagneranno in questo delicato e importante viaggio che inizia con l’abbandono del pannolino e continuerà con una progressiva autonomia.

Togliere il pannolino. Quando?

1. Tra il 2° e il 3° anno di vita.

2. In estate. Durante questa stagione è più facile gestire gli inghippi che un cambiamento complesso come questo comporta, inoltre il bambino/a può girare nudo, o quasi, anche in spiaggia così da rendersi conto cosa succede quando sente un certo stimolo.

3. I genitori sentiranno di essere pronti, non fatevi prendere dalla fretta. Quando avete valutato che ci sono le condizioni migliori per poter accompagnare il bimbo/a in questa avventura, cominciate. E’importante creare un clima sereno dunque è necessario avere tempo a disposizione, tranquillità e pazienza evitando atteggiamenti colpevolizzanti, eccessivamente autoritari o indulgenti da creare un ambiente conflittuale dove il bambino rinforza un atteggiamento di autoaffermazione, in seguito a frequenti cedimenti del genitore (togliere il pannolino, rimetterlo, poi toglierlo ancora….), oppure un atteggiamento super-controllato conseguente a punizioni, richiami, giudizi (“Hai fatto la pipì a letto sei cattivo!!” “Hai fatto la cacca sotto, mamma non ti vuole più bene!!!”). L’atteggiamento dell’adulto che può andare dall’autoritarismo, al permissivismo, all’alternanza incoerente degli atteggiamenti interagisce con la possibilità del b. di esprimersi e di operare autonomamente determinando così la qualità della relazione.

Togliere il pannolino. Come?

1. Modificando alcune abitudini. Non accavallate i cambiamenti, prima ancora di iniziare l’ educazione del controllo sfinterico modificate alcuni comportamenti (far bere il bimbo prima del pisolino pomeridiano o della nanna notturna), anticipandoli così quando proverete a togliere il pannolino avrete il tempo di portare il bimbo/a sul water o sul vasino prima che si addormenti.

2. Ascoltando e osservando vostro figlio. Quando vedrà voi o il fratellino/sorellina sedersi sul water, vi chiederà di provare. Fatelo sedere anche col pannolino così, lui/lei, potrà sperimentarsi e, voi, potrete osservare le sue reazioni. Alcuni bimbi hanno paura di essere risucchiati dal water, altri no anzi ci giocano (Tirano l’acqua, guardano dentro, ci infilano le mani…). Nel caso in cui continui ad avere paura del water usate il riduttore oppure il vasino col quale giocherà (lo riempirà e lo svuoterà di oggetti, lo porterà in giro…) fino a quando lo userà per le sue funzioni e allora trasferitelo in bagno.

3. Avendo tanta pazienza. Quando inizierete a togliere il pannolino il bambino/a percepirà lo stimolo mentre sta facendo la pipì o la cacca, si bagnerà e si sporcherà frequentemente perché non riesce a modulare quindi le segnalazioni arriveranno in ritardo.

4. Non trascinate l’educazione del controllo sfinterico per lungo tempo. Quando vedrete che dopo il pisolino pomeridiano il bimbo/a non si bagna provate a toglierlo anche di notte. Meglio aspettare un po’ di più all’inizio piuttosto che mettere e togliere il pannolino, ricordate che il bimbo/a è già confuso non aggiungete altra confusione, voi siete il suo punto di riferimento.

5. Cercando di dargli un ritmo. Accompagnatelo in bagno appena sveglio, prima del pasto, dopo il pasto, prima del pisolino, dopo la merenda senza opprimerlo. Le prime volte ogni tanto proponetegli di andare in bagno, poi sarà lui/lei a chiedervelo, (fare la pipì sotto o a letto non è patologico a questa età).

6. Imparando a conoscere i suoi segnali. Durante la notte, più frequentemente nelle prime ore del mattino, il bimbo/a potrà agitarsi, parlare, a volte sono segnali che deve fare la pipì.

7. Sapendo che l’evacuazione è un processo che richiede più tempo. Generalmente il bimbo/a impara prima a riconoscere lo stimolo della pipì quindi capiterà frequentemente che farà la cacca sulle mutandine. Raccogliete la sua “creazione” e insieme a lui/lei, senza fretta di gettarla via o di lavare il bimbo, buttatela nel water e scaricate magari salutandola senza eccessivi trionfalismi o smorfie di disgusto.

8. Inventando delle storie. Se vi accorgete che il bimbo/a tende a trattenere la cacca potete raccontargli delle storielle per incoraggiarlo, lasciando che intervenga anche lui al racconto. (Per es.“Sento bussare dalla tua pancia. Chi è? Ma sai è la cacca che vuole uscire perché vorrebbe andare al mare a trovare i suoi amici pesciolini, poi te li saluterà….”). Qualche bimbo/a giocherà col suo personaggio preferito, imitando il vostro comportamento con lui, sul quale proietterà le sue paure, le sue emozioni: approfittatene per chiacchierare e conoscere come sta vivendo questo momento.

9. Se il bambino/a prova a fare la cacca nel water mettete un appoggio sotto ai suoi piedini cosicché possa appoggiarsi per spingere. Se desidera la vostra compagnia mentre “crea” accontentatelo/la senza mettergli fretta. Qualche bimbo/a mostrerà molto interesse verso le feci e desidererà manipolarle, senza allarmismi offritegli del pongo oppure della plastilina così da poterli manipolare.

Non è tanto la modalità di “addestramento” presa in se stessa ma la modalità di interazione emotiva tra il genitore e il bimbo/a a creare un ambiente calmo, paziente accogliente dove possa avvenire un sviluppo sereno del controllo sfinterico.

Fonti: “Introduzione alla clinica psicologica” a cura di G. Trombini; Ed. Zanichelli 1998.

“Psicologia generale e dello sviluppo” II° vol. ; E. Canestrari; Ed. C.L.U.E.B. 1990.

“Bimbi al nido” (Rivista Quadrimestrale n°2 Giugno 2011); Ed. Publibaby s.r.l.

“Lo sviluppo psico-sociale del fanciullo” di I. M. Josselyn (Rivista Bimestrale “Psicologia Contemporanea” n° 13 gennaio-febbraio 1976); Ed. Giunti Barbera.