Nei primi minuti della prima seduta con una persona che si rivolge a me per problemi relativi alla propria vita sessuale, la frequenza con cui vengono pronunciati i termini “imbarazzo”, “vergogna”, “coraggio” è decisamente alta: io credo che tocchi a noi che facciamo questo lavoro fare in modo che le persone riescano a superare l’imbarazzo e a chiedere aiuto. Un modo è quello di “sdoganare” certi argomenti e parlare di sessualità apertamente, come è possibile fare qui su MI. Perché di sessualità se ne parla già molto, ma sovente in riferimento a situazioni più o meno estreme (violenze, abusi, prostituzione, pedofilia, AIDS…) che per fortuna riguardano una fetta limitata di popolazione. La maggior parte della gente vive una sessualità, diciamo, più tranquilla, ma non per questo automaticamente soddisfacente.

La sessualità è un aspetto importante della nostra vita e avere una sessualità non solo sana, ma anche soddisfacente è fondamentale per il benessere generale di una persona. Già da molti anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato il riconoscimento della salute e del benessere sessuale come momento essenziale della cura dell’individuo.

Sebbene i disturbi sessuali siano ampiamente diffusi e influenzino negativamente la qualità della vita, la sofferenza e il disagio ad essi legati restano per lo più sommersi poiché risulta spesso difficile affrontare l’argomento con il proprio medico di base o rivolgersi ad uno specialista (a seconda dei casi, ginecologo, andrologo e/o psicoterapeuta) a causa di un ingiustificato senso di vergogna o per eccessivo imbarazzo o pudore. Emblematico a questo proposito è il fatto che per indicare gli organi genitali si utilizzasse un tempo l’appellativo “le vergogne”.

La vergogna consiste nel provare una sensazione di inferiorità per timore di compiere qualcosa di riprovevole, di avere pensieri indecenti o provare sentimenti inadeguati. Si tratta di un’emozione complessa che presuppone consapevolezza di sé e delle regole sociali del contesto in cui si vive. L’imbarazzo è uno stato di disagio che però non presuppone un giudizio di inferiorità e sconvenienza. Il pudore è relativo all’esigenza di tutelare la propria intimità, che non viene comunque vissuta come inadeguata.

Il tutto è ulteriormente complicato dal fatto che di solito ci si vergogna di vergognarsi (e quindi si evita di proposito l’argomento) e ci si imbarazza davanti alla vergogna altrui (col possibile risultato che, sbagliando, il professionista della salute minimizzi o tagli corto per arginare la vergogna manifestata dal paziente).

Che fare dunque? Quali consigli dare a chi desideri parlare di queste sue difficoltà con uno specialista?

• Essere convinti del fatto che il lavoro del medico e dello psicologo non consiste nel giudicarvi.

• Evitare che la richiesta per una problematica sessuale sia confusa o “mimetizzata” tra altre richieste e sintomi e che debba essere decodificata o intuita dal professionista: prendere invece un appuntamento per parlare specificamente di quel problema.

• Esprimersi non attraverso giri di parole che potrebbero generare equivoci, ma usare un linguaggio diretto senza aver paura di utilizzare parole come orgasmo, erezione, desiderio sessuale, lubrificazione… o di dover ricorrere a termini poco scientifici per potersi spiegare meglio (circostanza in cui si trovano soprattutto, ma non solo, le persone più giovani): più si è chiari, più sarà comprensibile il problema e più efficace la sua presa in carico.

• Far comprendere bene allo specialista le ripercussioni che il disturbo ha sulla propria qualità di vita in generale e sulla vita di coppia in particolare.

Infine è importante ribadire l’informazione che la considerazione del benessere sessuale non è fine a se stessa, dal momento che i disturbi sessuali possono essere "spia" di altre patologie (anche gravi) non ancora conclamate o diagnosticate.

 

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