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Ansia da prestazione e spectatoring

Dr.ssa Paola ScalcoData pubblicazione: 20 gennaio 2012Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2021

Quando si parla di disturbi sessuali è piuttosto difficile distinguere quanto l’ansia da prestazione ne sia causa oppure conseguenza: più probabilmente anche in questo campo non si tratta di trovare delle causalità lineari, ma delle causalità circolari, in cui il problema, se non adeguatamente affrontato, rischia di autoalimentarsi.

Conseguenze dell'ansia sulle prestazioni sessuali

Comunemente alcune disfunzioni della sfera sessuale vengono connesse ad una problematica di ansia da prestazione. Il termine prestazione riconduce però ad una concezione distorta dell’atto amoroso e dei suoi obiettivi: da modalità per esprimere un sentimento interiore ("fare l’amore", ossia rendere l’amore un fatto) diventa invece mera prova o esibizione, per sé e/o per il partner, delle proprie abilità e competenze sessuali.

Ansia da prestazione sessuale e spectatoring

Per alcune persone il piacere del partner è vissuto come più importante del proprio e da questa convinzione può sorgere la necessità di impegnarsi, anche in maniera ossessiva, in una prestazione che lo soddisfi e non ne deluda le aspettative. Si resta pertanto inevitabilmente invischiati in una dimensione di valutazione e di giudizio, in cui la paura dell’insuccesso e del fallimento non fanno altro che alimentare l’ansia e contribuiscono quindi a far succedere proprio ciò che si temeva potesse accadere.

Sebbene tale comportamento si riscontri maggiormente negli uomini, anche le donne non ne sono esenti, per esempio in funzione del timore di non essere all’altezza dei modelli mediatici (es. immagine corporea negativa) o dei falsi miti sulla sessualità con cui si paragonano (es. orgasmo clitorideo versus orgasmo vaginale).

Le conseguenze possono essere l’emergere di disturbi quali eiaculazione precoce, disfunzione erettile, difficoltà o impossibilità di raggiungere l’orgasmo, non riuscendo così a conseguire l’appagamento sessuale, individuale e di coppia, desiderato.

Già negli anni ’70 la psichiatra Helen Singer Kaplan evidenziava in alcune persone l’esistenza di comportamenti di autosservazione o pensieri critici ossessivi che non consentono il necessario abbandono erotico e che, a suo dire, potrebbero essere letti come atteggiamenti involontari di difesa dalle sensazioni erotiche (che andrebbero, ovviamente, indagati caso per caso). 

Nello stesso periodo, il ginecologo William Masters e la psicologa Virginia Johnson coniarono il termine spectatoring per indicare un fenomeno consistente nel "porsi al di fuori di sé" come osservatori e spettatori giudicanti delle proprie reazioni sessuali e della propria performance, in cui diventa difficile bloccare i pensieri ossessivi riguardo la propria risposta sessuale e i commenti interni sulla propria attività.

Più recentemente, Barlow ha descritto tale manifestazione come un caso particolare di un più ampio modello di deficit prestazionali (non quindi esclusivamente in ambito sessuale), connessi a spostamenti del focus attentivo dovuti all’ansia. Secondo i suoi studi, l’inibizione dell’eccitazione (da cui sovente dipendono i problemi sessuali che le persone lamentano) è da collegare all’interruzione dell’elaborazione degli stimoli erotici, derivata dall’interferenza cognitiva e dalla “distrazione” dei pensieri disturbanti causati dall’ansia.

Ansia da prestazione sessuale: cosa fare?

Anche fisiologicamente eccitazione e preoccupazione non vanno d’accordo: come si può superare questo problema?

Si dice che bisogna perdere la testa per entrare nel corpo. Questo per dire che un’attività sessuale soddisfacente necessita di calma emotiva e capacità di lasciarsi andare all’esperienza erotica, senza un eccessivo controllo mentale, cioè evitando di pensare quando invece si dovrebbe provare una sensazione.

Si tratta quindi di indirizzare nuovamente la propria attenzione sulle sensazioni fisiche dell’esperienza sessuale che si sta vivendo, privilegiando perciò il canale sensoriale cenestesico per ricevere ed inviare "informazioni" (quello che naturalmente si usava da neonati).

In terapia sessuale sono previste delle mansioni che mirano proprio a reiterare l’esperienza di piacere in assenza di ansia da prestazione, così come la prescrizione di specifiche posizioni durante l’atto sessuale.

Ovviamente si tratta di adeguare alcune indicazioni generiche alla specificità dell’individuo e della coppia di cui fa parte, pertanto esse vanno inserite in un iter terapeutico personalizzato: in alcuni casi le disfunzioni sessuali di origine psicogena possono essere risolte molto efficacemente con terapie sessuali brevi, in altre situazioni il trattamento del disturbo sessuale rientra tra gli obiettivi di un più generale percorso psicoterapeutico, e in altre ancora può essere sufficiente un intervento psicopedagogico per chiarire alcuni meccanismi di funzionamento e correggere eventuali aspettative irrealistiche legate a teorie naïves sulla sessualità e “sbloccando” così la situazione.

In ogni caso, l’obiettivo non deve essere l’orgasmo, ma il piacere.


Autore

paola.scalco
Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1994 presso Università degli studi di Padova.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte tesserino n° 1724.

18 commenti

#3
Utente 143XXX
Utente 143XXX

buongiorno dottoressa...la mia ragazza non riesce a raggiungere l'orgasmo vaginale e la penetrazione, anche se per lei un pò dolorosa, non la ecciti più di tanto...perchè?

#4
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Ragazzo,
in attesa della risposta della Dottoressa Scalco, che sono certa arriverà a breve, le allego alcuni articoli contenenti delucidazioni ed anche uno sulla "scorretta informazione" tra differenza tra orgasmo vaginale e clitorideo.
L'eventiuale dolore sessuale, necessita di diagnosi adeguate e plurime, intanto distinguere se è organico o psicogeno o da assenza di lubrificazione vaginale o da altro.
Cari saluti

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/1620-orgasmo-femminile-i-10-ambiti-da-conoscere.html

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/150-orgasmo-femminile-vaginale-o-clitorideo.html

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/861-sessualita-femminile-disfunzioni-cause-e-terapie.html

#5
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Gentile Utente 143646,
ovviamente on line non è possibile fare diagnosi, perciò posso solamente fornirle alcune generiche indicazioni per iniziare a comprendere meglio le difficoltà incontrate dalla sua ragazza.
Molte potrebbero essere le ipotesi dal momento che tanti sono i fattori che contribuiscono a comporre il quadro che descrive: la vostra età, le esperienze precedenti, il vissuto emotivo che accompagna i rapporti, la qualità della vostra relazione......
Il mio consiglio è quello di effettuare per prima cosa una visita ginecologica per escludere eventuali patologie organiche alla base del dolore che la sua compagna riferisce. Poi, a ruota, andate insieme da uno psicologo per affrontare anche questo aspetto del problema. In un Consultorio potrete trovare gratuitamente entrambi i professionisti.

Cordiali saluti.

#6
Utente 143XXX
Utente 143XXX

la ringrazio per la tempestiva risposta...solo che ero già a conoscenza di tutto ciò..il problema è convincere lei a tutto ciò...

#7
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Se non lo ha già fatto, può provare a farle leggere questa sua richiesta, se non altro per mostrarle quanto a Lei starebbe a cuore risolvere INSIEME questa vostra difficoltà.
Saluti.

#8
Dr. Giovanni Portuesi
Dr. Giovanni Portuesi

Non ho capito perche' l' obiettivo non deve essere l' orgasmo. E' il caso di dire che chi si contenta.....gode.

#9
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Salve Giovanni,
solitamente chi ha difficoltà (per varie motivazioni) a raggiungere l'orgasmo e si pone il suo conseguimento come obiettivo principale di un rapporto sessuale, è già sulla buona strada per NON riuscirvi. Si tratta di una di quelle situazioni in cui se si cerca di "funzionare", si smette di "funzionare". Proprio perché in questo modo entrano in campo altri pensieri e altre emozioni (una su tutte: l'ansia) che mal si accordano con l'abbandono erotico e la possibilità di godere delle sensazioni fisiche piacevoli derivanti dall'amplesso.
Molto spesso, invece, se ci si focalizza sul piacere dell'hic et nunc, l'orgasmo fa la sua comparsa con naturalezza e, sovente, con maggior intensità.
Ti ringrazio per avermi dato l'occasione di esplicitare (spero) meglio ciò che intendevo dire.

#10
Utente 171XXX
Utente 171XXX

Bell articolo dottoressa. Mi ci riconosco purtroppo. Io e mia moglie avevamo un modo di fare l amore che ci piaceva tanto e che ci soddisfaCeva. Da quando mi sono messo a girovagare sul web ed a confrontarmi coi gli amici, mi sono rovinato. ... ::))

#11
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

La ringrazio e la invito a non rassegnarsi a questa sopraggiunta insoddisfazione.
Intanto è già alquanto importante che abbiate avuto in precedenza esperienza di un piacere fisico ed emotivo derivante dai vostri incontri "ravvicinati", perché così conoscete bene (ne avete una vera e propria conoscenza incarnata!) la meta che vorreste raggiungere nuovamente.
Per rimuovere gli ostacoli che ve lo impediscono -se non riuscite da soli- potete valutare l'opportunità di rivolgervi ad un nostro collega per una consulenza.
Saluti.

#12
Utente 427XXX
Utente 427XXX

Scusate l'intromissione, anche io ho problemi per quanto riguarda l'erezione ma in parte, ovvero fino a quando ci sono i preliminari va tutto bene e anche l'erezione è forte, ma poi penso al tempo di mettere il preservativo e che posso perdere l'erezione in quel momento... e questo poi succede realmente. Vorrei sapere come fare per mantenerla anche mettendo il preservativo e non pensare a fallire

#13
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Gentile Utente,
non me ne voglia, ma se ha letto con attenzione l'articolo, comprenderà che non è possibile senza conoscerla dare consigli "miracolosi" che risolvano la situazione.
Ogni persona ed ogni coppia sono uniche, pertanto per affrontare il problema è indispensabile una consulenza di persona.
Può cercare tra i professionisti iscritti all'albo della FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica) quello più vicino alla sua zona:
http://fissonline.it/albo/albo.php

Cordialità.

#14
Utente 581XXX
Utente 581XXX

Sono passati un po' di anni da questo illuminante articolo, che ritengo tra i migliori sul tema che ci sono sul web, tuttavia spero di essere ancora in tempo per ricevere una risposta. Il dubbio che mi pongo è: non c'è il rischio di sostituire l'ansia "da prestazione" con l'ansia, forse ancor più subdola, di superare la stessa ansia da prestazione? Mi spiego meglio: cercando di superare i problemi che limitano le nostre esperienze sessuali, non c'è il rischio di creare un altro limite razionale alle stesse? In sostanza, invece di avere l'ansia, ad esempio, di non avere un'erezione forte, si ha l'ansia di non riuscire a superare l'ansia da prestazione, con risultati ovviamente controproducenti. C'è un modo di ovviare a questa particolare trappola mentale, che spero di aver espresso bene? Grazie.

#15
Utente 378XXX
Utente 378XXX

Credo che sia una forma di Doc o qualcosa del genere...Secondo me quando si fa sesso, bisogna solo pensare a divertirsi e va sempre bene.
Tanto le aspettative son sempre alte...insomma, se è vero che un rapporto sessuale dura in media 6 minuti scarsi, non è che siamo condizionati da mirabolanti prestazioni che in realtà non esistono.
Io, dopo dieci anni che faccio l'amore con mia moglie, sto cominciando a capire che non è una questione di posizioni , pratiche ecc (ieri mi guardavo qualche scena di cinquanta sfumature grigio, a qualcuno farà eccitare per carità, a me personalmente am ven da ghignè), ma usare ironia e star bene con l'altro...

#16
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Gentile Utente 581364,
l'ansia da prestazione (non solo nell'ambito della sessualità, ma anche in quello lavorativo, scolastico, sociale...) è una specifica tipologia di ansia, sempre più diffusa in una società come la nostra, in cui individualismo e competitività la fanno da padrone.
Se l'ansia -con tutti i pensieri irrazionali che la producono e che ne conseguono- è una caratteristica distintiva di una persona (la cosiddetta ansia di tratto) e non un'esperienza circoscritta a determinate situazioni particolarmente attivanti (ansia di stato), può effettivamente accadere quanto da Lei ben descritto. In questo caso, dunque, ci si dovrà occupare attraverso una terapia mirata di imparare a convivere nel migliore dei modi con l'ansia in senso più lato, smussando il più possibile i suoi tentativi di "attacco" al nostro benessere e al nostro equilibrio.
Anche attraverso l'umorismo e l'autoironia, come suggerisce l'Utente 378694...

Ringrazio entrambi per i vostri interventi, sempre graditi e dimostrazione che certi argomenti sono comunque sempre attuali.

Cordialità.
Paola Scalco

#17
Utente 595XXX
Utente 595XXX

Buonasera dottoressa.
Arrivato al clou del rapporto e cioè al momento dell’eiaculazione il mio pene perde di rigidità e la mia disperazione aumenta. Nel momento della penetrazione dopo svariati minuti non riesco ad eiaculare. Il mio pensiero è focalizzato su quello e mi ripeto devo venire ... ed è proprio in quel momento che tutto finisce... malissimo.

#18
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco

Gentile Utente,
presupponendo che Lei abbia già effettuato una visita andrologica e dunque escluso problematiche di tipo fisico, la situazione che ha descritto è esemplificativa proprio dell'interferenza che gli stati emotivi possono esercitare sul "meccanismo" della vasocongestione genitale (che comporta l'erezione), interrompendo l'eccitazione.
Come ha sperimentato, l' "obbligatorietà" di raggiungere l'orgasmo la porta proprio in direzione contraria, perché quei pensieri la "distraggono" da quanto sta accadendo e il suo corpo risponde efficacemente ai segnali di allarme innescati dai rapidi e molteplici pensieri negativi che fanno di solito da corollario al pensiero principale legato alla necessità di eiaculare.
Nell'ambito di una consulenza sessuologica di persona con un mio collega della sua zona, le sarà possibile approfondire quanto accade attraverso un'accurata analisi funzionale ed analizzare quali siano i pensieri e le emozioni che ad un certo punto del rapporto (importante da rilevare) causano tale "inceppamento".
Le variabili da considerare sono davvero tante e specifiche per ogni individuo e per ogni coppia, perciò non è possibile fornire risposte generiche sufficientemente esaustive.

Cordialità.

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