Le indagini hanno confermato che si tratta di suicidio: il bambino che giorni fa si è impiccato con una cintura al lettino del fratellino di 16 mesi voleva togliersi la vita, e ha anche lasciato un biglietto in cui chiedeva scusa.
I suicidi infantili in Italia sono rari ma non inesistenti, come confermato dalle statistiche ISTAT:
http://www.istat.it/dati/dataset/20080916_00/Tavole.zip
A questi numeri andrebbero poi aggiunti tutti i casi in cui il suicidio, per motivi culturali o perché non è possibile determinare l’intenzionalità del gesto, non è denunciato come tale e la morte risulta provocata ufficialmente da altra causa ( in genere da un incidente).
Quando un minore è coinvolto in fatti di cronaca legati alla violenza gli adulti generalmente affermano di non aver sospettato nulla, e spesso lo dicono in buona fede.
Nel caso del suicidio è però possibile identificare alcune condizioni indicative del pensiero che il minore sta maturando, con modalità differenti in relazione all’età.
I bambini in età (pre)puberale che stanno maturando intenzioni suicide presentano alcuni segni che un adulto attento può cogliere, come mutamento dell’umore in senso depressivo, calo dell’autostima segnalato da affermazioni autosvalutanti, insorgenza di svogliatezza a scuola e calo dell’interesse in attività gratificanti, disturbi del sonno, calo dell’appetito, difficoltà di concentrazione e sviluppo di disturbi psicosomatici.
Meritano attenzione anche affermazioni come “vorrei non essere nato” o “vorrei andare a letto e non svegliarmi più” che possono rappresentare veri e propri “annunci di suicidio”.
Quando si verificano queste condizioni (non necessariamente in contemporanea) è importante che i genitori si chiedano se sono avvenuti cambiamenti nella vita familiare o personale del bambino che gli stanno provocando gravi difficoltà, o anche fatti specifici ai quali il figlio sta reagendo in maniera drammatica (delusioni amorose o scolastiche, episodi di bullismo, molestie da parte di un adulto).
Non è sempre possibile prevenire un suicidio, ma intervenire quando si sospetta che qualcuno stia pensando di togliersi la vita permette di diminuire le probabilità che esso si realizzi.
Nel caso di bambini e adolescenti sarebbe molto utile la presenza di uno psicologo a scuola, che possa identificare le situazioni a rischio e rappresentare una risorsa per bambini e ragazzi: purtroppo questa presenza in Italia è sporadica e spesso legata a specifici interventi a termine, ed è piuttosto raro che una singola scuola abbia in organico uno psicologo presente per il tempo necessario ad occuparsi continuativamente anche della prevenzione di questi casi.
La presenza di un professionista nella scuola non può comunque sostituire l’attenzione della famiglia verso i suoi membri più giovani e indifesi: è importante non sottovalutare gli eventuali segnali d'allarme che si colgono e parlarne al più presto con uno psicologo per intervenire sulla situazione e cercare di prevenire un esito tragico.