Donne vittime o violente?

Uno studio condotto in Germania mette in rilievo aspetti inconsueti e inquietanti del comportamento femminile.

 

La tematica della violenza contro le donne assume oggi in Italia un posto rilevante; il femminicidio ha raggiunto numeri preoccupanti. Proprio ieri la Camera ha approvato la Convenzione di Istanbul [1] contro la violenza sulle donne, lodevolmente all’unanimità.

Eppure anche le donne sanno essere violente, soprattutto nelle relazioni di coppia e in famiglia. A sorpresa lo rileva uno studio condotto in Germania dall'Istituto Robert Koch [2] su oltre seimila persone e riportato oggi dalle maggiori agenzie nazionali e internazionali. [3]

Esso rileva che “nelle relazioni di coppia le donne usano più spesso violenza contro i partner che non il contrario”; infatti la percentuale delle donne violente è dell’1,3, mentre solo lo 0,3 % degli uomini ammette di aver picchiato la partner.

Quanto alle modalità femminili della violenza, risultano essere sia di tipo fisico - schiaffi, pugni, calci, tirate di capelli - sia di tipo psicologico: offese, minacce, ricatti. Oltre che sul compagno si scaricano anche sugli altri membri della famiglia, bambini, anziani.

Qualche mese fa del resto una rilevazione operata nel Canton Ticino (Svizzera) dalla polizia locale aveva attirato l’attenzione su quelle 7471 persone che avevano subito a domicilio maltrattamenti perpetrati da persone che hanno (o meglio dovrebbero avere) un rapporto d’affetto, di fiducia o di intimità con la vittima,  vittime tra cui uomini e persone anziane [4]. In Olanda esiste un vero e proprio protocollo per prevenire e combattere l’abuso domestico da parte del famigliare che assiste l’anziano [5].

 

Qualche considerazione.

-   Certo, la donna è più esposta alla violenza di genere a causa della sua struttura fisica, ma anche a causa la sua quasi totale impossibilità mentale e affettiva - quando ama - a considerare l’amato come possibile fonte di violenza e di pericolo.

-   La donna tuttavia non è solo una vittima; può essere anche carnefice; soprattutto nell’ambiente domestico nel quale si sente sicura e “padrona”, nei rapporti con le persone più vicine che non si difendono e non denunciano per non danneggiare il buon nome della famiglia, per non “rovinare i rapporti”, per paura dell’abbandono.

-   Alla famiglia oggi si chiede molto, soprattutto di essere un nido e un riparo dalle frustrazioni subite all’esterno; ma non sempre la famiglia ce la fa, frequentemente non dispone delle energie e risorse psicologiche per rispondere a richieste tanto impegnative. Si accumulano dunque reciprocamente risentimento, delusione, amarezza, aggressività che possono sfociare in gesti violenti, compiuti da uomini, da donne, dai figli.

-   Quando la vittima di maltrattamenti in famiglia è l’uomo, egli non ne parla con nessuno, vergognandosi profondamente della sua situazione di debolezza senza difesa.

Un impegno

E’ il momento dunque di dedicare la nostra attenzione professionale e umana e il nostro impegno quotidiano contro la violenza nel suo complesso, sia pure declinata nelle sue varie sotto specie, tutte drammaticamente lesive del ben-essere esistenziale e della dignità della persona.

L’educazione affettiva, così poco considerata dalle strutture educative e dalla famiglia, deve ritrovare un suo posto importante.

 

FONTI
 
(3) Germania: In coppia donne più violente - mondo - ANSA

RIFERIMENTI

[2]www.rki.de

[5] www.envisvictimsupport.eu/rivista/?p=337