Ai genitori non piace sentirlo dire, ma la realtà è che una quota non indifferente di 13enni è sessualmente attiva.

Le ragazzine di quest'età sono chiamate a volte "bambine", a volte "ragazze", e gli adulti si rapportano a loro in maniera ambigua oscillando fra queste due diverse percezioni e sotto l'influenza di quello che farebbe loro piacere credere.

Queste ragazzine sono quindi a volte eccessivamente responsabilizzate, a volte invece il loro lato più "cresciuto" non viene riconosciuto dagli adulti: in questo modo sono trattate per alcuni aspetti da "grandi", per altri da "piccole", e a loro volta oscillano fra la ricerca di autonomia e la necessità di sentirsi ancora protette dalla famiglia. 

 

Il sesso è uno degli ambiti in cui le 13enni sono trattate generalmente da "piccole", dal momento che le famiglie mai vorrebbero sapere che una figlia di quell'età ha già avuto rapporti sessuali completi.

Questa è però una realtà che, secondo l'ultima ricerca di ONDA (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna), riguarda molte tredicenni, se è vero che le prime esperienze sessuali sono avvenute a 13 anni per il 20% del campione esaminato, composto da 1300 studentesse provenienti da 11 scuole milanesi.

 

Si tratta quindi di prendere atto di una realtà che, per quanto sgradita, è nota agli operatori sanitari che si occupano ad es. di Malattie Sessualmente Trasmissibili, che negli ultimi anni stanno dilagando fra i giovanissimi.

La ricerca evidenzia infatti che le minorenni hanno alcune credenze erronee che mettono a rischio la loro salute, come:

- la pillola anticoncezionale difende anche dal contagio di eventuali infezioni e malattie

- solo chi usa sostanze stupefacenti può contrarre l'HIV

- le malattie contraibili sessualmente non danneggiano la fertilità.

 

La scuola rimane il punto di riferimento fondamentale per acquisire informazioni in quest'ambito, ma l'educazione sessuale è spesso relegata a rare e sporadiche iniziative e una corrente di pensiero diffusa fra i genitori avversa il fatto che le figlie ricevano informazioni in quest'ambito, come se questo potesse incentivarne l'attività sessuale.

In realtà in molti Paesi l'educazione sessuale è una materia come le altre e viene insegnata fin dall'inizio del percorso scolastico, in modo tale che le informazioni siano recepite chiaramente e siano utili al momento giusto.

I programmi di educazione sessuale dovrebbero sicuramente parlare di affettività, come diverse famiglie richiedono, ma certe informazioni di natura tecnica servono ad evitare che "bambine" di 13-14 anni contraggano patologie che ne pregiudicheranno la salute futura e/o si trovino ad affrontare una gravidanza, come nel caso riportato di recente dalle cronache (una 13enne ha avuto un bambino da un 16enne).

 

La preoccupazione e l'angoscia dei genitori al pensiero che le proprie figlie siano sessualmente attive è comprensibile, ma non deve portarli a "mettere la testa sotto la sabbia" e a lasciare le loro figlie da sole di fronte a rischi concreti e alla gestione di un'area la cui trattazione che non può essere semplicemente liquidata come "inadatta" alla loro età.

 

Fonti:

 

www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie/salute/salute_malattie_sex_onda

 

www.cronacaqui.it/milano/10439_milano-le-ragazzine-ignorano-i-rischi-delle-malattie-a-trasmissione-sessuale.html