Una madre 50enne è stata condannata dalla Cassazione e dovrà risarcire il figlio che ha maltrattato in vari modi durante un periodo di crisi coniugale.

A nulla sono valse le argomentazioni della difesa della donna, riferite al fatto che la personalità di entrambi i genitori era stata esaminata e valutata incline a strumentalizzare il figlio per ritorsione verso il coniuge.

 

Dimostrare di essere “psicologicamente disturbata” non è quindi servito alla donna per essere esentata dalla condanna e dal pagamento di un risarcimento al ragazzo: la signora aveva reiteratamente fatto oggetto il figlio minorenne di ingiurie, minacce ed umiliazioni, e si era fatta forza della valutazione della propria personalità per cercare di ottenere di non dover nulla al ragazzino che, secondo la sentenza, ha subito “effetti devastanti” a causa di una condotta materna sorretta da “consapevole malafede”.

 

La Cassazione ha stabilito quindi che una madre che maltratta il figlio strumentalizzandolo nell’ambito di un conflitto di coppia conclamato deve risarcirlo finanziariamente. Non conta nulla che la madre sia psicologicamente disturbata e che il comportamento sia motivato da un conflitto con il coniuge: il diritto del minore a non essere maltrattato prevale su tutto.

La difesa ha anche provato a sollevare l’obiezione secondo cui i problemi che il ragazzo presentava erano dovuti ad altre cause, sostenendo quindi che una condotta vessatoria e maltrattante non ha alcun effetto sulla crescita di un bambino. Affermazione sicuramente priva di fondamento, formulata al solo scopo di evitare la condanna, che però fa riflettere: la gravità della situazione è stata testimoniata anche dagli insegnanti del figlio, ed era perciò evidente anche all’esterno della famiglia, e non ci si può non chiedere se fosse davvero impossibile ricercare un cambiamento prima che la faccenda finisse in tribunale.

 

Forse questa sentenza farà pensare ad alcuni genitori che è opportuno non coinvolgere i figli nei conflitti coniugali, facendo pagare loro le conseguenze e strumentalizzandoli senza considerare la sofferenza che provano in queste situazioni.

Non è però immaginabile che i conflitti familiari possano trovare un freno nella prospettiva di una condanna a risarcire i figli, ma è auspicabile che gli ex coniugi cerchino altre soluzioni come la mediazione familiare o la terapia di coppia per evitare di esasperare la litigiosità e le sue conseguenze.

 

La sentenza è importante perchè afferma un principio, riconoscendo il diritto dei figli a non subire danni a causa del conflitto fra genitori, che nella maggior parte dei casi porta gli adulti a strumentalizzarli.

La tendenza a considerare gli affari di famiglia e quello che avviene nelle case di stretta ed unica competenza della famiglia stessa sta venendo via via culturalmente superata, e con essa la mentalità dei "panni sporchi da lavare in casa", che danneggia soprattutto i soggetti più deboli della famiglia, vittime di soprusi e angherie che troppo spesso le persone esterne alla famiglia liquidano come “affari loro”.

 

www.altalex.com/index.php?idstr=145&idnot=51469

www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=1070