anoressia

Nell’accezione più diffusa l’anoressia mentale sarebbe una risposta del soggetto ai modelli sociali che elogiano la donna dalle forme androgine considerandolo un disturbo culturalmente determinato. Tale assunto è molto riduttivo e non fa minimamente i conti con la vera sostanza di tale patologia che si manifesta in forme diverse a seconda della struttura del paziente che ne soffre e della modalità con cui questa privazione del cibo viene esercitata.

In psicoanalisi si ritiene che il modello culturale di donna magra sia responsabile solo nella misura in cui si inserisce nelle maglie di un funzionamento strutturale del soggetto anoressico che si aggrappa al modello sociale di donna estremamente esile per esprimere un disagio Altro e che non ha nulla a che vedere con la forma fisica anzi, in alcuni casi, ha a che vedere con una vera e propria pulsione di morte.

Tale puntualizzazione è importante per la direzione della cura poiché le anoressie non sono tutte uguali e vanno trattate in maniera differente.

Innanzitutto l’anoressia è un disturbo tipicamente femminile e si manifesta per lo piu’ nell’adolescenza quando la ragazza si trova ad affrontare il passaggio da un corpo infantile ad un corpo “adulto” e per fare questo può scegliere due strade entrambe traumatiche: accettare la propria femminilità, e di conseguenza la sua sessualità, o rifiutarla. In questa fase sperimenta cio’ che fino a quel momento si era rappresentata solo con le sue fantasie e tale confronto sarà necessariamente traumatico ma a seconda di quale di queste due scelte effettuera’ si possono collocare le due tipologie di anoressia: l’anoressia isterica e l’anoressia pura. Nell’anoressia isterica la ragazza accetterà la propria femminilità in quella pura sara’ messa in campo una dinamica del rifiuto molto grave.

Nella prima forma il trattamento sara’ più semplice poiché come in tutte le nevrosi isteriche la ragazza avrà come obiettivo quello di verificare quanto è importante per l’altro: provoca l’altro a manifestare il suo desiderio rispetto a se stessa.

La seconda forma è una forma più complessa e difficile da trattare poiché non si reperisce alcuna modalita’ di provocazione dell’altro ma è piu’ sul versante di una funzione di difesa che di messaggio. Tale forma quando si installa nella ragazza come modalita’ di soddisfacimento stabile si risolve il piu’ delle volte con il ricovero. E’ una forma molto simile alle tossicomanie ma a differenza delle tossicomanie la soddisfazione è prodotta da un oggetto“niente” ed è la privazione che genera soddisfacimento. Una ragazza anoressica pura non sa stare nella dialettica della vita amorosa e tende a ritirarsi in maniera drastica per dedicarsi esclusivamente al suo sintomo. Si isola e tutta la sua libido viene destinata all’esercizio del sintomo.

In generale, dunque, si puo' affermare che la clinica dell’ anoressia è una clinica molto complicata in quanto è difficile reperirne le coordinate dal momento che in entrambe le forme il sintomo narcotizza  al punto tale che nel corso della cura si determinano dei lunghi periodi in cui queste ragazze restano silenti e non hanno nulla da dire mettendo a dura prova le capacità del terapeuta che non deve per questo mollare la presa ma semmai adoperarsi, anche con atti puramente creativi, per generare un effetto "sorpresa" in grado di inserirsi in uno schema stabile e provocarne una reazione che riapra al dialogo.

 D.ssa Alessandra D'Alessio