Nella maggiorparte delle psicoterapie è il sintomo che qualifica il disturbo e, dunque, è a partire da questo dato puramente fenomenologico che si procede ad una diagnosi ed alla relativa terapia.

In psicoanalisi non si procede allo stesso modo ma anzi, il sintomo viene mantenuto poichè ciò che è di interesse per un analista è la struttura del soggetto poichè i sintomi possono presentarsi in modalità similari in strutture diverse. Le modalità di trattamento più propriamemente psicoterapeutiche, invece, mirano fondamentalmente alla sua eliminazione piuttosto che alla sua interrogazione: qui l'obiettivo è quello di eliminarlo affinchè il soggetto che ne soffre possa essere restituito alla socialità.

In psicoanalisi non è così, la psicoanalisi tiene conto del sintomo in maniera assoluta, l'obiettivo è evitare che scompaia  per interrogarlo, smascherarlo e rivelare la verità del soggetto che lo manifesta. Qui considerando il sintomo portatore di senso viene trattato come un qualcosa che dice del soggetto ed in quanto tale il suo significato è fondamentale non solo nel lavoro analitico puro ma anche in qualunque altro lavoro che si avvalga della regola psicoanalitica, regola che vuole che il soggetto incontri la propria verità ed il proprio desiderio.

 Chi lavora nel campo clinico sa che, quando un soggetto arriva con una sofferenza, fa richiesta di guarigione da un sintomo per lui intollerabile. e sa pure che dietro la domanda di guarigione del soggetto che soffre c’è sempre dell’altro, c’è in ogni caso una richiesta di senso e di significato e non soltanto di scomparsa del suo sintomo. La psicoanalisi sa cosa occorre per trattare un sintomo e, come dice Lacan[1], questo qualcosa è l’interpretazione, ma non una interpretazione che alimenti il sintomo attraverso un ulteriore effetto di senso, come avviene nelle pratiche post-freudiane, ma una interpretazione che miri proprio ad un taglio di senso per produrre un non senso attraverso uno scollamento tra il significante ed il significato particolare del soggetto.

La psicoanalisi si differenzia da quelle pratiche che rispondono alla domanda del soggetto dispensando senso in un rapporto speculare del terapeuta con il paziente, rapporto che toglie la possibilità di una messa in moto dell’inconscio. In queste situazioni il sintomo scompare momentaneamente per riapparire sotto altre vesti, per assumere altre forme.

Come già Freud diceva e come è ribadito da Lacan, ogni caso è unico e speciale; si comincia sempre da zero per farci sorprendere dal soggetto e trovando la modalità di operare seduta per seduta e caso per caso.

 

  1. Lacan “La terza” in La Psicoanalisi n. 12 1992 p. 27

 

[1] J. Lacan “La terza” in La Psicoanalisi n. 12 1992 p. 27