Un incidente stradale rappresenta l’irruzione inattesa di un fatto che devasta e destruttura la linearità del vivere quotidiano d’intere famiglie. L’evento, invadendo e distruggendo i punti fermi e condivisi che permettevano ai membri di organizzare e progettare la propria esistenza, di svilupparsi e crescere, può essere incomprensibile e inelaborabile. In un modo inspiegabile queste famiglie si confrontano con l’assenza, con l’interruzione di un progetto di vita.

Questa cornice ci offre già alcuni elementi e una chiave di lettura dell’evento permettendo di cogliere la varietà di risposte comportamentali messe in atto dai membri familiari. Da manifestazioni di aperto dolore condiviso, a comportamenti che mostrano un bisogno impellente di riorganizzare le proprie attività in un fare frenetico che ha lo scopo di non pensare l’immenso dolore. Ancora, possiamo assistere a un’ampia gamma di risposte che mostrano un differente grado di negazione: dal rifiuto aperto a barriere nella comunicazione o nel ricordo.

Bisogna affrontare il trauma nel suo significato più ampio: non solo nei termini di “lesione”, ma anche come sensazione che non ci sia più senso in quello che accade; non solo nei termini di ricordo dell’evento della perdita, ma anche e soprattutto come intero sistema di credenze sul mondo che sono fallite, come lesione dei significati personali e della capacità di produrre senso. Il trauma in un’accezione più ampia diviene la perdita della capacità di dare senso alla realtà, di progettare e di vivere.

Su queste premesse è importante per lo psicologo mettere in sicurezza gli spazi affettivi e relazionali dei familiari che vivono in uno scenario “emergenziale”. Gli obiettivi primari sono tutelare la salute psicologica, affrontare l’inevitabile quota di stress e le difficoltà immediate legate all’evento, implementando le risorse della rete sociale degli individui, fornendo informazioni utili all’interno di una relazione autentica; attenuare il rischio di vittimizzazione secondaria, proteggendo le persone coinvolte dalla mancanza di sensibilità o dalla scarsa attenzione ai processi emotivi da parte di chi interviene in momenti così delicati; valutare l’insorgenza di problemi psicologici, contenendo il caos emotivo, individuando i bisogni immediati e concreti, provando a costruire un rapporto e una relazione, uno spazio in cui raccontarsi, piuttosto che agire; ascoltare il desiderio di sapere cosa accadrà e di ricevere giustizia, individuando i responsabili e procedere così nell’elaborazione del lutto e non rimanere ancorati alla percezione che resti impunito chi ha cagionato la morte di un proprio caro guidando con tasso alcolemico oltre la norma.

Ecco, dunque, che dal punto di vista psicologico può essere pericoloso fare o avviare delle azioni senza pensiero, poiché si rischia di agire in modo confuso, inefficace e controproducente. Come psicologi entriamo in momenti difficili della vita di alcune persone, forse tra i più brutti della loro esistenza. Quest’aspetto della professione deve poter essere adeguatamente pensato ed elaborato per non fonderci con le tragedie nelle quali ci muoviamo. Occorre altresì preservare spazi di pensiero per recuperare il significato di quanto accaduto, spazi affettivi e relazionali spazzati via dall’incidente.

E’ impossibile annullare la sofferenza dell’altro, ma possiamo prenderci cura delle vittime che stanno male.

Grazie al Pronto Soccorso Psicologico le vittime di incidenti stradali e i loro familiari non saranno più lasciati soli: il progetto ANIA CARES è attivo a Roma. Il progetto mette a disposizione GRATUITAMENTE 100 psicologi 24 ore su 24 per garantire assistenza alle vittime di incidenti stradali e ai loro familiari grazie ad incontri finalizzati ad elaborare il trauma provocato da un incidente stradale grave e/o mortale. 
Rivolto a tutte le persone che hanno riportato traumi gravi e ai loro familiari.