Utente 189XXX
Cari dottori,
vi scrivo per chiedervi un consiglio riguardo ad un problema di disfunzione erettile. Ho 21 anni, e fin dal primo rapporto (18 anni) ho avuto dei problemi a mantenere un'erezione soddisfacente: il pene si "alzava" e si induriva, ma non sufficientemente da permettere la penetrazione. Era come "gommoso". L'unico modo era ricorrere ad una stimolazione orale da parte della partner, ma poi una volta "entrato" bastava un nulla (un cambiamento di posizione, un rumore) perché tutto tornasse alla situazione precedente: pene turgido ma non duro. In più, era praticamente escluso il preservativo: ogni volta che provavo ad infilarlo, c'era il crollo dell'erezione, situazione fra l'altro foriera di ulteriori preoccupazioni. Nonostante ciò, visto che avevo una partner piuttosto "paziente", non pensai di rivolgermi ad un medico, etichettando tutto come ansia.
Mi recai dal medico (urologo), invece, qualche mese dopo (avevo circa 19 anni), tormentato da difficoltà ad urinare e dolori alla minzione. Mi fu diagnosticata una prostatite: la prostata aveva alcune calcificazioni prodotte da un'infezione precedente (di cui non mi ero accorto), ed era adesso infettata dallo Streptococco Alfa emolitico. Dopo una lunga cura, la situazione rientrò, più o meno (bruciorini e pizzicori continuavano a ripresentarsi, alle volte). Tuttora, ogni tre mesi, per un mese, assumo del PERMIXON come decongestionante. Nell'ambito degli incontri con il mio urologo, gli accennai ai problemi d'erezione, che però lui rubricò come psicologici.
Eppure la situazione non è cambiata, e non cambia: la mia media di rapporti portati a termine è di uno ogni dieci, mentre quella sui rapporti iniziati è di una ogni otto. Il preservativo è escluso, come sempre.

La situazione attuale è questa: erezioni mattutine rare, e comunque non certo vigorose; pene che si alza ma non diventa davvero duro se non continuamente stimolato (in breve: appena smette di essere toccato, tempo 20 secondi e crolla); spesso, durante la masturbazione, l'eiaculazione avviene a pene quasi molle, e comunque raramente è un'eiaculazione "energica" (lo sperma trabocca, non schizza); nello sperma a volte trovo dei grumi giallastri o trasparenti; da un annetto ho un costante,seppur non molto fastidioso, calore anale.

Con tutti questi sintomi,son tornato dal medico, che mi ha ridato un anti-infiammatorio per la prostata, e mi ha prescritto un Ecodopler basale con CAVERJECT. Il risultato è stato:
"tumescenza del pene con modesta incurvatura dello stesso nella parte distale e la pervietà delle vene cavernose. L'analisi velocitometrica eseguita nelle arterie cavernose ha messo in evidenza: DX: sistolica 59cm/s; diastolica 20 cm/s. SN: sistolica 49cm/s, diastolica 13cm/s. Esame compatibile a deficit del meccanismo di veno-occlusione."
Anche dopo questo esame, e continuando la mia difficoltà (che ormai assomiglia a depressione e rassegnazione) l'andrologo continua a dirmi che è una questione psicologica.
E' verosimile?

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
36% attività
20% attualità
16% socialità
NAPOLI (NA)
Rank MI+ 72
Iscritto dal 2006
Prenota una visita specialistica
caro Utente,l'aspetto psicologico e' preponderante in tutti i casi di disfunzione erettile,anche in quelli di chiara origine organica.Credo che la via maestra sia quella di consultare un esperto andrologo che ponga una diagnosi a 360 gradi che impedisca al Paziente di spaziare nell'universo della fantasia che,fatalmente,conduce ad un'ansia da prestazione sempre piu' marcata.
Non escluderei,pero',anche un supporto psicosessuologico introspettivo,sinergico e non alternativo.Cordialita'.
[#2] dopo  
Dr.ssa Valeria Randone
60% attività
20% attualità
20% socialità
CATANIA (CT)
Rank MI+ 100
Iscritto dal 2010
Gentile Ragazzo,
mi associo alla risposta del Dr.Izzo.
La prima tappa è la diagnosi andrologica , avente un duolice obiettivo:ricevere elementi di realtà clinica e placare l'ansia.
Una consulenza psico-sessuologica, investiga le cause altre , concomitanti e correlate all'insorgenza ed al mantenimento del disturbo clinico
Una “diagnosi non completa” ed una terapia che non affronti le cause nella loro globalità, possono costituire , un fattore di mantenimento del disturbo nel tempo, anziché la risoluzione della disfunzione.
Cari auguri
[#3] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
60% attività
20% attualità
20% socialità
MILANO (MI)
Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile lettore,

oltre alle corrette indicazioni ricevute dai colleghi che mi hanno preceduto, se desidera poi avere più informazioni dettagliate su queste tematiche, le consiglio di consultare, se non ancora fatto, anche l’articolo pubblicato sul nostro sito e visibile all'indirizzo:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-erezione-fare.html .

Un cordiale saluto.