Utente 178XXX
Nel mese di Giugno del 2010 ho espulso un calcolo di circa 2 mm che dall'analisi è risultato essere costituito da ossalato e fosfato di calcio. Dall'ultima ecografia che ho fatto nel Maggio 2011 risulta che ho ancora due calcoli nel rene sinistro: caliciale inferiore da 4.6 mm e caliciale medio 2.9 mm.
Nel Luglio 2011 ho effettuato un esame delle urine nelle 24h da cui sono risultate: citraturia rispetto alla creatininuria 121 mg/g, creatininuria 1.22 g/die e calciuria 260 mg/die. Dunque mi è stato detto che il mio problema è probabilmente la ipocitraturia.
Da metà Luglio ho incominciato ad assumere due compresse di Lithos al giorno, una a colazione e una a cena. Nel mese di Dicembre ho rifatto l'esame delle urine nelle 24h e sono risultate: citraturia 2.61 mmol/die, creatininuria 1.29 g/die e calciuria 216 mg/die.
In sostanza, se ho fatto bene i conti, assumendo Lithos la citraturia è passata da 148 mg/die a 501 mg/die.
A questo punto vi chiedo: il livello della citraturia raggiunto è sufficiente? L'attuale dosaggio di Lithos è corretto? Dovrò assumerlo per tutta la vita?
Se possono essere utili, altri esami che ho fatto sono: bicarbonati venosi 28 mEq/l, sodiemia 138 mEq/l, potassiemia 4.40 mEq/l e pH delle urine 6.0.
Ringrazio anticipatamente chiunque vorrà rispondermi.
[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana
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Gentile Signore,
il ruolo del citrato di potassio come inibitore della cristallizzazione dell'ossalato di calcio è nota ormai da tempo, ma purtroppo la sua efficacia è comunque parziale, in un fenomeno che coinvolge numerosissimi altri fattori predisponenti e scatenanti. Certamente il citrato non può modificare i calcoli già formati, piuttosto ne può limitare l'accrescimento o l'adesione di frammenti diversi. Se uancarenza di citrati le è stata accertata mediante uno studio metabolico di primo livello, in via del tutto teorica l'assunzione del supporto farmacologico dovrebbe essere continua. Questo ovviamente non è realistico, con buona pace delle aziende che commercializzano queste sostanze. Il nostro centro consiglia l'assunzione di citrati nel periodo immediatamente successivo (fino a due mesi) da trattamenti di frammentazione dei calcoli di ossalato di calcio, sia per via endoscopica che tramite le onde d'urto. Questo ha la funzione di ridurre il rischio che i residui si ri-aggreghino velocemente tra loro. Per il resto, l'assunzione "cronica" di citrati viene graduata in base al rischio di recidiva di nuovi calcoli, che nel suo caso particolare non mi pare così spiccata, in relazione all'età.D'ogni modo vi sono punti di vista anche molto diversi fra i vari specialisti, nei confronti di una terapia che comunque deve essere considerata "d'appoggio" e non caricata di aspettative eccessive.

Saluti