Utente 267XXX
Salve, sono un ragazzo di 30 anni, un anno fà durante un rapporto sessuale con una ragazza abbastanza focoso ho avvertito un crack a pene eretto; nei giorni seguenti ho cominciato ad avvertire dolore e stava accadendo qualcosa di anomalo, ovvero vedevo che iniziava a ritirarsi e ad incurvarsi. Dopo visita urologica urgente mi diagnosticarono un lieve trauma penineo e mi diedero subito uno stop a rapporti sessuali e della vitamina E; con il passare del tempo le cose stavano peggiorando lo stesso e già dopo un mese sentivo che si stava formando un nodulo e che le dimensioni e l'erezione non era più quella di prima; mi diagnosticarono così una patologia che non avevo mai sentito parlare, non grave ma terribile ed invalidante per un ragazzo giovane come me: Induratio Penis Plastica (IPP), detta anche malattia di La Peyronie; tra l'altro ho anche una prostatite cronica abatterica con calcificazioni prostatiche, ma quella è un'altra cosa e altrettanto invalidante. Comunque continuo la mia storia; All’ecografia basale a 3 mesi dal trauma risultava una placca fibrosa al terzo medio distale subcoronale di 3,3 mm x 2,5 mm ancora non calcifica; mi prescrissero subito questi trattamenti: 10 iniezioni di veramapil e cortisone una alla settimana; in segutito 24 sedute di ionoforesi sempre con veramapil e cortisone + compresse di vitamina E a quantità industriali. Ok per il dolore ma non ok per quanto riguarda la progressione della malattia. A distanza di un anno all’ecografia basale risulta sempre placca fibrosa al terzo medio distale sub coronale ma questa volta in parte calcifica e di 4,7 mm x 3,5 mm.
Conclusioni
La curvatura a sx continua lo stesso a peggiorare così come le dimensioni del pene, ovvero lunghezza e circonferenza ed erezione e tutto è nato da un trauma. La mia domanda è : in un futuro prossimo la notizia della scoperta scientifica sulla chirurgia del pene grazie alle cellule staminali sperimentata ancora sui topi da un gruppo di ricercatori della Tulane University di New Orleans (Usa) guidati dal Dott. Wayne Hellstrom ma che ha dato ottimi risultati, potrebbe un giorno dimostrarsi efficace anche nell’uomo, ripristinando la funzione erettile e le dimensioni originali grazie alla rigenerazione dei tessuti danneggiati e contribuendo in questo modo a migliorare la chirurgia ricostruttiva del pene visto che le attuali procedure di chirurgia non danno risultati soddisfacenti?

Sei stato ricoverato in un ospedale italiano?

Esprimi un giudizio

Hai vissuto un'esperienza positiva con un medico o in una struttura sanitaria?

Raccontacela

[#1] dopo  
Dr. Carlo Maretti
40% attività
20% attualità
16% socialità
PIACENZA (PC)
Rank MI+ 76
Iscritto dal 2007
Gent.mo utente

prima di tutto sarebbe necessario fare una diagnosi della sua patologia attraverso una ecografia dinamica peniena per valutare esattamente l'estensione sia superficiale che in profondità della sua placca. Il dolore è un sintomo di breve durata che scompare con la progressione della malattia mentre per il futuro piuttosto che una chirurgia sperimentale è più facile aspettarsi una nuova terapia farmacologiaca.

Un cordiale saluto
[#2] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
60% attività
20% attualità
20% socialità
MILANO (MI)
Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile lettore,

ottime informazioni le sue sulle eventuali e future prospettive terapeutiche ma, stando con i piedi per terra, ora dobbiamo ritornare alla attuali e reali considerazioni sulle possibili terapie ora praticabili e già indicatele dal collega Maretti.

In sintesi io le ricordo che la malattia presenta un decorso estremamente variabile e a volte capita anche di osservare una risoluzione spontanea della placca.

Per questo motivo il trattamento deve essere all'inizio di tipo farmacologico,conservativo con l'utilizzo di prodotti a base di vitamina E ,farmaci antiinfiammatori .

Sono state provate anche altre terapie come gli ultrasuoni ,la diatermia, la laserterapia, le iniezioni intraplacca di farmaci antiinfiammatori .

Da ultimo, solo a nodulo stabilizzato ed in presenza di gravi incurvamenti o disturbi dell'erezione, può essere utile ricorrere ad un trattamento chirurgico che può prevedere l'inserimento di una protesi oppure l'uso di tecniche di chirurgia plastica che permettono l'escissione della placca stessa e la correzione dell'incurvamento.

Un cordiale saluto





[#3] dopo  
Utente 267XXX

Iscritto dal 2012
Egr Dott. Beretta e Dott.Maretti, grazie per aver risposto. Nell'arco di quest'anno ho effettuato qualsiasi terapia che mi è stata proposta per questa malattia, tranne ultrasuoni , diatermia e laserterapia che mi hanno sconsigliato di fare perchè non hanno dato mai risultati soddisfacenti. Anzi ho cambiato urologo e quest'ultimo non era d’accordo perchè ho trattato la placca con le 10 iniezioni di veramapil e cortisone che secondo lui provocano al pene altri 10 traumi migliorando si il dolore ma peggiorando la situazione. Mi ha anche sconsigliato di fare attualmente un ecografia dinamica farmaco indotta per non peggiorare la fibrosi e lo stato di infiammazione e tra l'altro mi ha detto che è un test non privo di rischi.. Comunque per quanto riguarda gli interventi chirurgici ad oggi il migliore sembra essere l’impianto protesico ed anche esso non privo di rischi; gli interventi di chirurgia plastica che permettono l'escissione della placca stessa e la correzione dell'incurvamento sembrano essere buone tecniche ma non danno risultati soddisfacenti a quello che sento dire in giro, anzi, ci sarebbero delle probabilità di ricadere in una recidiva. Non lo so staremo a vedere cosa succederà con il tempo.
Volevo solo chiedervi altre tre domande:
Come fate a stabilire se la malattia è stabile?
Come si decide di procedere con un intervento?
Quanti pazienti operate mediamente all’anno con questo tipo di problema e quale è il loro grado di soddisfazione?

Comunque grazie !
Cordiali saluti
[#4] dopo  
Dr. Carlo Maretti
40% attività
20% attualità
16% socialità
PIACENZA (PC)
Rank MI+ 76
Iscritto dal 2007
Premesso che l' induratio penis plastica e' una malattia a eziologia ignota e premesso che la diagnosi viene e deve essere fatta attraverso una ecografia dinamica peniena che valuta l'estensione della placca, l'ecogenicita' e la morfologia dei tessuti e la loro eventuale deformazione, la terapia variera' in funzione dei dati della letteratura e dell'esperienza dello specialista. Alla fine della terapia ripetendo un'altra ecografia che servira' come dato di confronto, si decidera' come procedere, quindi e' impossibile generalizzare.

Ancora cordialita'