Utente 651XXX
Gentili dottori, scrivo per mia madre, anni 70, da 12 portatrice di protesi mitrale meccanica che già da 4 anni avrebbe dovuto sottoporsi a safenectomia bilaterale. (L'arto inf. sn già trattato all'età di 30 anni) Premetto che 4 anni fa vi aveva scritto di persona per essere consigliata sul tipo di intervento al quale gentilmente avete dato seguito. Visto però che il chirurgo al quale ci eravamo rivolti propendeva per l'intervento tradizionale, abbiamo di anno in anno rimandato per paura delle complicanze durante e nel corso postoperatorio La situazione comunque non sembra essere peggiorata ma i dubbi sul tipo di intervento rimangono e siamo ancora qua a chiedervi se per i portatori di protesi mitrale meccanica si siano nel frattempo aggiunte metodiche meno invasive. Faccio presente che mia madre gode attualmente di buona salute ed è esente da altre patologie. Grazie anticipatamente di cuore e buon lavoro.
Comunico il risultato dell'ecocolordoppler:
Arto inferiore dx: circolo venoso pervio e continente. Insufficienza della giunzione safeno-femorale e della grande safena lungo tutto il suo decorso. Grossa collaterale insufficiente a livello mediale di coscia subito al di sopra del ginocchio. Altre collaterali insufficienti a livello di gamba. Pervia e continente la giunzione safeno-poplitea e la piccola safena. Ectasie capillari.
Arto inferiore sn: circolo venoso pervio e continente. Pregresso stripping della grande safena. Collaterali alla crosse e collaterale insufficiente a livello mediale di coscia. Pervia e continente la giunzione safeno-poplitea e la piccola safena. Ectasie capillari.

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[#1] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
allo stato attuale non vi è nulla da aggiungere a quanto già consigliato nelle precedenti richieste di consulto.
[#2] dopo  
Utente 651XXX

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Gentile Dottor Piscitelli, la ringrazio per la solerte risposta e mi permetto di disturbarla ancora: un portatore di protesi mitrale meccanica con un'età e un referto come quello di mia madre, rischierebbe più con l'intervento o se decidesse di non dar esito allo stesso? Molte grazie.
[#3] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Dipende dall'entità dei disturbi soggettivi che la condizione venosa comporta e dalla possibilità di emendarli con altri presidi (elastocompressione, terapia medica, ecc.).
Il rischio di flebite o di TVP dovrebbe essere minimizzato dalla stessa TAO.

Sinceramente, ma sempre con i limiti di una valutazione a distanza, propenderei per un atteggiamento chirurgico astensionista o quanto meno limitato alla correzione dei punti di fuga evitando lo stripping.
[#4] dopo  
Utente 651XXX

Iscritto dal 2008
Gentile dottore, cosa intende per correzione dei punti di fuga? Qualunque chirurgo del settore sarebbe in grado di applicare tale metodica, altrimenti a chi rivolgersi? Forse con tale intervento si eviterebbe l'anestesia generale? Se così fosse noi tutti saremmo indubbiamente più tranquilli. Mi creda, non sapendo quale decisione prendere, ci troviamo davvero in un vicolo cieco. Grazie di cuore
[#5] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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La moderna chirurgia venosa si avvale di numerose tecniche complementari o alternative allo stripping (chirurgia emodinamica, legature selettive, termoablazione con laser o radiofrequenza), che consentono di adattare la procedura non solo alle condizioni anatomopatologiche, ma anche alle condizioni cliniche di ciascun paziente.
Credo che unbuon Chirurg poi flebolog o sarà sicuramente in grado di operare la scelta più adeguata, compreso uneventuale atteggiamento atteggiamento astensionistico qualora risultasse più vantaggioso per la paziente.
[#6] dopo  
Utente 651XXX

Iscritto dal 2008
Le sue parole mi hanno davvero tranquillizzato.Cercherò senz'altro la strada più idonea alla condizione di mia madre. Grazie sempre per la sua competenza e disponibilità.