Utente 366XXX
Buonasera! Mi chiamo Mattia, ho vent'anni e pratico sport da combattimento (Boxe e MMA) da circa cinque anni a livello dilettantistico e sono qui per chiedere il consulto di un ortopedico. Espongo il mio "problema" nella maniera più trasparente e chiara possibile. All'età di quattordici anni cominciai a praticare il pugilato, per un anno. Terminati i dodici dieci mesi di attività arrivò l'estate e smisi di frequentare le lezioni perchè la palestra era chiusa per lavori. Il primo giorno di preparazione atletica della nuova stagione (a settembre) sportiva fu destabilizziante; entro nel nucleo del discorso: feci scatti e allunghi per il fiato seguiti da diverse serie di addominali come potenziamento. Alla fine della seduta di allenamento cominciai ad accusare una sorta di mancamento insistente al bicipite destro e riuscivo a fatica a tenere il braccio sollevato a 90° (a "L" per intenderci). Il giorno dopo il fastidio sembrava essere scomparso e così tornai in palestra per riprendere i regolari allenamenti. Dopo qualche pugno al sacco dovetti fermarmi a causa della stessa sensazione di stanchezza, che non mi permetteva neanche di tenere la guardia alta; dopo qualche settimana la situazione muscolare sentivo che si era stabilizzata. Fu così che dovetti interrompere l'attività e cominciai a fare una serie di esami e di accertamenti per far emergere le reali cause di questo problema: esami del sangue, elettromiografia, ecografia, risonanza magnetica e raggi. Ciascun esito evidenziava che io non avessi alcun tipo di disturbo a livello anatomico o funzionale, però il problema, continua fino ad oggi. Uno dei primi ortopedici che mi visitò, tramite un altro medico che praticava sport con me, mi fece dei test al braccio destro appunto in particolari posizioni; la sua diagnosi, toccandomi la parte "infortunata", fu quella riguardante una calcificazione fuori posto del capolungo del bicipite in seguito ad una piccola lesione; mi diede delle bustine di collagene e mi disse di tornare dopo aver fatto un'ecografia. Il ragazzo che faceva da tramite tra me e questo ortopedico non si fece più sentire e la cosa andò in fumo. L'ortopedico di famiglia invece mi consigliò di farmi dare un'occhiata da un'equipe di medici sportivi che curano anche atleti professionisti presso il loro centro di riabilitazione. Qui ebbi un'altra diagnosi plausibile (per la mia modesta conoscenza nel campo): si tratta di una discinesia scapolo toracica dovuta ad una scoliosi; la spalla, avendo lavorato male nel tempo non permetteva ai muscoli di funzionare in modo stabile garantendo la conguità articolare e quindi muscolare e a causa della mia scoliosi, ormai del tutto irrecuperabile, è molto difficile tornare ad una situazione "perfetta". Feci circa tre mesi di riabilitazione potenziando molto la cuffia e gli stabilizzatori della scapola ma ancora non sono riuscito a tornare "sano". Qual è il vostro parere a riguardo? Quale secondo voi è la diagnosi più corretta?
Grazie in anticipo
Mattia

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[#1] dopo  
Dr. Luigi Grosso
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La sua storia clinica è descritta bene in tutti i particolari, tuttavia non è possibile stabilire una possibile ipotesi diagnostica poiché per farlo lo specialista deve avere a disposizione tutti i dati: strumentali (RDX, TC, RM, ECO, ecc) e clinici (visita e test clinici).
Ad ogni modo vorrei poterla essere di aiuto ipotizzando un problema relativo alla cuffia dei rotatori più che ad una discinesia scapolo toracica.
Provi a consultare lo specialista della spalla più vicino nella sua città.
Auguri
[#2] dopo  
Utente 366XXX

Iscritto dal 2014
Gentile Dr. Grosso, tutti gli esami a cui mi sono sottoposto dicono chiaramente che non ho alcun tipo di problema ma, all'atto pratico, anche se non come all'inizio, un po' di fastidio c'è. Secondo lei, quali sono le probabilità che si tratti di una "scorretta" calcificazione del capolungo? Sottolineo che questo ortopedico se ne accorse solamente al tatto, toccando appunto la parte infortunata. Il secondo medico sportivo, specializzato in fisioteriapia e riabilitazione, mi disse che, a causa della mia scoliosi, la scapola destra (quella infortunata) tendeva a scivolare in fuori ed effettivamente, guardando alcuni video che mi riprendevano all'inizio e alla fine della fisioterpia, non gli si poteva dare torto poichè era evidente un'asimmetria. Potenziando i muscoli della cuffia dei rotatori e gli stabilizzatori della scapola sto avendo dei leggeri ma costanti miglioramenti rispetto a qualche anno fa. Sono d'accordo con questa teoria della discinesia, poichè esistente (anche da foto e video ripeto), ma mi resta il pallino di un possibile danno tendineo.
Grazie mille.