Utente 402XXX
Buongiorno,
vi scrivo per avere delle maggiori informazioni circa la scomparsa di mia nonna, alla veneranda età di 92 anni, le cui dinamiche e responsabilità restano tuttavia poco chiare.
Premetto che la paziente soffriva di problemi cardiaci, per cui nel 2006 si era reso necessario l'impianto di un pacemaker. Dopo di allora non ha mai accusato particolari aggravamenti del suo stato di salute, salvo una maggiore incidenza di acciacchi vari e demenza senile col progredire dell'età. Da un paio d'anni non camminava più limitandosi a piccoli movimenti con l'ausilio di un girello. Lo scorso maggio ha subito un breve ricovero in ospedale a seguito di una caduta che le ha comportato la rottura di due costole. Dopo la dimissione ha ripreso la sua vita di prima, in un quadro generale che pareva pure migliorato.
Domenica sera la paziente viene trasportata in ospedale a seguito di una caduta, lamentando un fortissimo dolore alla gamba. Al che il personale medico decide di ricoverarla nel reparto di ortopedia, dove, a seguito delle analisi di routine (dopo quattro ore), non le viene diagnosticata alcuna frattura. Tuttavia i dolori non si placano, così il personale decide di sedarla in attesa di vedere l'evolversi della situazione. Niente. Per tutto lunedì il quadro clinica resta immutato. Ai continui lamenti i medici e gli infermieri rispondono rassicurandola che si tratterà probabilmente di artrite. Ha le gambe calde. Arriva martedì. Stessa fotocopia del giorno precedente, sennonché la sera, per puro caso, suo figlio scopre che la gamba dolorante dell'anziana si presenta ora gelata e di colore bluastro dal piede fino all'altezza del ginocchio. A questo punto mia nonna viene sottoposta a ecodoppler per valutare la circolazione nell'arto dolente. Il chirurgo dispone la paziente per un intervento d'urgenza volto a ripristinarle la normale circolazione. Dopo quattro ore la paziente entra in sala operatoria nella notte su mercoledì. L'intervento di per sé non è né complesso né particolarmente lungo, ma vista la situazione della gamba il suo esito è negativo. Al che il chirurgo valuta la possibilità di amputarle l'arto menomato prossimo alla gangrena. Possibilità naturalmente esclusa da tutti i famigliari visto il tipo d'intervento e l'età della signora, e, successivamente, anche dai medici stessi, considerato un repentino abbassamento della pressione. Giovedì la situazione precipita drasticamente. Mia nonna ha 38 di febbre. La gamba, dapprima blu tendente al nero e poi rossa dopo l'intervento, assume una colorazione giallognola. I dolori atroci suggeriscono al personale l'avvio della cura palliativa con dosaggi viepiù crescenti di morfina. Intorno alle 23 mia nonna si addormenta, e alle 00:32 di giovedì, il suo cuore cessa di battere.
Quello che vi chiedo è se la signora poteva essere salvata e quale sarebbe dovuto essere l'iter diagnostico e terapeutico da intraprendere in questi casi.
Cordialmente

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Dr. Michele Malerba
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Gentile utente, è difficile on line rispondere alle sue richieste finali senza aver esaminato e seguito il caso clinico de visu. Certo sua nonna è deceduta per stato tossiemico generalizato da gangrena dell'arto inferiore secondaria ad ostruzione acuta arteriosa dell'asse vascolare iliaco-femorale ( ovvero del distretto bacinoe arto inferiore) da trombosi e/o tromboembolia arteriosa.Non è detto che pur con una diagnosi più precoce, ovvero fare l'ecodoppler appena ricoverata e successivamente l'angiografia, si sarebbe riuscito a ricanalizzare l'asse vascolare ostruito, perchè a tale età le pareti arteriose sono degenerate per le placche aterosclerotiche.
Probabilmente ,davanti ad un vicolo cieco con morte certa, al posto dei familiari, perso per perso avrei dato subito il consenso all'amputazione dell'arto quale estremo tentativo di salvare la vita della nonna pur consapevoli dell'elevato rischio.
Con cordialità.