Utente 966XXX
Un carcinoma squamoso scarsamente differenziato può dare origine a metastasi in corrispondenza della parotide?
[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Gentile Utente,

il post si intitola tumore del polmone ed immagino quindi che parliamo di una carcinoma squamoso scarsamente differenziato di tale organo. E' possibile un evento metastatico teoricamente in qualunque area dell'organismo (anche se ogni tumore ha delle sedi metastatiche probabilisticamente più frequenti). Una metastasi parotidea sarebbe molto rara ma teoricamente possibile.

un caro saluto

Carlo Pastore
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[#2] dopo  
Utente 966XXX

Iscritto dal 2009
Gentili dottori ringrazio per l’attenzione e la cortese disponibilità e provo ad entrare in maggiore dettaglio sulla triste vicenda di tumore polmonare che vede coinvolta una persona molto cara (sesso maschile ed età 65 anni).
- In dicembre 2008 eseguita TC total body le cui immagini sostengono l’ipotesi di una lesione primitiva polmonare con origine nel lobo superiore di destra, associata ad adenopatie ilari omolaterali e mediastiniche.
- Eseguita altresì scintigrafia ossea negativa per lesioni ripetitive a carico del sistema scheletrico.
- L’agoaspirato polmonare mostra citologia da carcinoma squamoso poco differenziato.
- In gennaio la PET documenta aumentata attività metabolica in corrispondenza della formazione espansiva già nota. Aumentata attività metabolica si osserva in corrispondenza di un linfonodo in sede profonda nello spazio parotideo di destra (diametro massimo 1,4 cm, SUV massimo 7,5).


I curanti ci hanno comunicato che procederebbero con un trattamento chemioterapico (2 cicli di cisplatino e gemcitabina) seguiti dalla radioterapia. Il tutto con l’obiettivo di giungere all’intervento di resezione chirurgica.
Da quanto emerso dai colloqui tuttavia il linfonodo parotideo cambierebbe il percorso terapeutico perché, ove positivo, cadrebbe l’indicazione chirurgica.
Ad oggi è stato eseguito un agoaspirato del linfonodo intraparotideo non diagnostico per scarsa cellularità (Le scarse cellule ottenute risulterebbero cellule ghiandolari normali e un lembo di metaplasia oncocitaria)
Non è stato ancora avviato alcun trattamento di chemioterapia dal momento che i curanti sono orientati a ripungere il linfonodo parotideo.

Gentilissimi medici ecco i miei quesiti:
1) condividete il percorso intrapreso (ivi inclusa l’esitazione nel dare avvio alla terapia chemioterapica prima di aver chiarito la natura del linfonodo parotideo). I medici stessi ci hanno più volte ribadito che siamo nell’ambito di uno stadio ancora operabile (linfonodo parotideo a parte), ovvero in un IIIa. Non stiamo perdendo del tempo prezioso esitando nel dare avvio alle cure?
2) credete anche Voi che la positività del linfonodo parotideo faccia cadere definitivamente l’ipotesi chirurgica?

Vi ringrazio di cuore per il contributo che, sebbene confinato alle “possibilità” veicolabili dal web, resta un prezioso supporto per chi vive queste spiacevoli esperienze di vita.

Buon lavoro
Maria

[#3] dopo  
Prof. Filippo Alongi
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E' una valutazione non da poco, dal punto di vista oncologico multidisciplinare.
In caso di metastasi reale in sede parotidea la neoplasia va inquadrata definitivamente come stadio IV per il quale la chemioterapia esclusiva è la terapia indicata. In caso di stadio IIIA la Radiochemioterapia è lo standard, ed è borderline per un eventuale intervento chirurgico(magari dopo chemioterapia neoadiuvante con ristadiazione preoperatoria). Prima di cominciare trattamenti dal caro costo, in termini di effetti collaterali, bisogna considerne le reali potenzialità, dipendenti dallo stadio clinico.
Il tutto poi va contestualizzato in base all'età, il performance status e le comorbidità del paziente.
[#4] dopo  
Utente 966XXX

Iscritto dal 2009
Gentili dottori,
Vi ringrazio innanzitutto per la sempre pronta risposta.
Segue di seguito un aggiornamento sulla situazione della persona (uomo di 65 anni) affetta da carcinoma squamoso scarsamente differenziato del lobo superiore del polmone destro.
E’ stato nuovamente effettuato un agoaspirato eco-guidato sulla linfoadenopatia intraparotidea e l’esame citologico non ha mostrato cellule neoplastiche.
La stadiazione del tumore è stata pertanto definita ad un livello IIIa (cT2N2G3)
Da circa una settimana è stata iniziata una terapia citossica (cisplatino e gemcitabina) con finalità neoadiuvante, non escludendo la possibilità di integrarla successivamente con un trattamento radiante e/o chirurgico.
Riguardo lo stato di salute generale del paziente si segnala:
- Ipertensione essenziale in terapia
- Intolleranza glucidica
- La consulenza pneumologica ha evidenziato quanto segue:
Spirometria: quadro funzionale respiratorio ostruttivo moderato. non controindicazioni assolute all’intervento di lobectomia polmonare destra e/o radiochemioterapia. Rischio aumentato di complicanze respiratorie nel postoperatorio per il quadro ostruttivo.
Ad oggi lo stato generale del paziente di risposta al primo trattamento chemioterapico (effettuato una settimana fa) è risultato ottimale (solo lieve stanchezza e lieve nausea).
Purtroppo ho compreso (da letture molteplici) che la lotta al “big killer” ha risposte estremamente soggettive da paziente a paziente.
Quello che pertanto Vi chiedo è:
1) se condividete il percorso terapeutico intrapreso
2) da una stadiazione del tumore del genere, ipotizzando una risposta positiva alle cure e quindi una ristadiazione per l’intervento chirurgico, che cosa possiamo attenderci? E’ ipotizzabile una remissione della malattia?

Grazie infinite per il Vostro supporto


Maria
[#5] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Cara Maria,

la strada della terapia neoadivante appare la migliore. I farmaci possono portare ad una riduzione della malattia e sperabilmente ad un intervento chirurgico. Non è possibile prevedere la risposta alla terapia in termini di certezza ma delle speranze concrete vi sono. Tienici aggiornati.

un caro saluto

Carlo Pastore
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[#6] dopo  
Utente 966XXX

Iscritto dal 2009
Gentili Dottori,

nel momento più buio della malattia del mio papà i vostri pareri mi sono stati di grande conforto.

Ritorno qui in un momento di nuova grande preoccupazione.

Riassumo brevemente quello che è successo in questi mesi.

Il paziente è stato sottoposto a 4 cicli di chemioterapia a cui ha risposto brillantemente. Praticamente nessun tipo di effetto collaterale - se non nei giorni a ridosso della chemio un pò di nausea.

E' stato operato a metà maggio, con l'asportazione di due lobi del polmone destro (la riduzione delle dimensioni del tumore ha consentito di evitare l'asportazione dell'intero polmone destro).

La degenza in ospedala è durata circa una settimana, con normale decorso operatorio.

L'esame istologico ha evidenziato che la massa asportata è nella parete esterna "libera da malattia" (scusate se non uso termini propri ma il mio papà vive lontano e non ho a portata di mano i referti medici). E' stato asportato anche un linfonodo al mediastino risultato poi positivo all'esame istologico (metastasi).

Per ora sta seguendo un percorso di riabilitazione respiratoria, a cui si affiancherà l'ausilio del''ossigeno, soprattutto nelle fasi di particolare sforzo.

Vengo al dunque. Qualche giorno fa - a causa di eccessivo affanno e soprattutto di qualche decimo di febbre serale ripetuta (mediamente poco sopra i 37 gradi) - è stato ricoverato per drenare un versamento eccessivo verificatosi in prossimita dell'area polmonare in cui si è intervenuti.

Il paziende è stato dimesso, lui dice di sentirsi bene ma la febbre questa sera è nuovamente comparsa (37,3°).

Che cosa può significare questa febbre?

So che si tratta di domande dalla risposta "impossibile" ma si può sperare, con un percorso terapeutico come quello sopra descritto, che il paziente possa giungere alla guarigione?

Vi ringrazio in aticipo per un Vostro cortese riscontro

Maria





















[#7] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Cara Maria,

è appunto impossibile definire con questi dati che fornisci la natura di questa febbre. Direi che è opportuna comunque una copertura antibiotica. Inoltre dopo l'intervento sarebbe opportuno programmare dei cicli addizionali di terapia medica antitumorale (regime adiuvante). Inoltre sono opportuni controlli ravvicinati per verificare eventuale ripresa di malattia.

Resto a disposizione, un caro saluto

Carlo Pastore
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