Utente 982XXX
Nel maggio 2002, in seguito a un urto violento del piede sinistro contro una soglia, mi è stata diagnosticata una frattura distale nell'alluce e quindi instaurata un'immobilizzazione con stecca in alluminio per un mese. Alla visita di controllo (in ospedale) data per consolidata la frattura, viene asportata la stecca e, visto il gonfiore invariato e una brutta epidermite, instaurata terapia dermatologica. A tre mesi e mezzo dal trauma il piede era sempre gonfio e a causa delle difficoltà nel camminare nel frattempo non facevo che urtare provocando l'accentuazione del dolore. Sono partita per la Puglia, dove ho un papà radiologo e lì, facendogli vedere la radiografia del maggio 2002, si scopre che non vi è mai stata frattura del piede, ma dall'ecografia risulta compromesso il tendine dell'estensore lungo dell'alluce che in corrispondenza dell'intersezione falangea presenta una calcificazione lamellare. Inizio una terapia mista di agopuntura e infiltrazioni di ozono. A settembre comincio a camminare con scarpe normali anche se rigorosamente basse e mi rassegno ad avere il piede sempre dolente. Attualmente, dopo una gravidanza e due anni di figlia in braccio, mi sembra che la situazione sia peggiorata. Il piede mi fa sempre male, anche di notte e di giorno porto scarpe, oltre che basse, a pianta larga perché non riesco a piegare il piede. Inoltre l'alluce ha l'aspetto di un alluce valgo allo stadio iniziale. Ci sono speranze che io torni ad avere un piede normale? Cosa si può fare? Ho solo 40 anni...

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Prof. Marco Catani
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