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il Blog delDr. Matteo Pacini
Psichiatra, Medico delle dipendenze, Psicoterapeuta
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Auto-diagnosi psichiatrica: una sintesi dell'esperienza
Psichiatria - News generale del 09/02/2012Una nota sul problema dell'autodiagnosi, ovvero sui tentativi di riconoscere il proprio disturbo da soli sulla base di un confronto con i sintomi e gli scritti trovati prevalentemente su internet.
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Auto-diagnosi |
Diagnosi attuale (*) |
Auto-indicazione terapeutica |
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Ossessione |
Ossessione |
Chiarimenti e rassicurazioni sul contenuto dell'ossessione |
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Niente |
Demenza |
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Demenza |
Depressione, Disturbo Ossessivo |
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Depressione caratteriale |
Ciclotimia |
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Dipendenza |
Disintossicazione Uso controllato Motivazione per uscirne Cura per star bene dopo aver smesso |
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Difetti fisici che causano depressione |
Dismorfofobia |
Correzione difetto fisico |
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Depressione |
Disturbo Bipolare |
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Depressione da eventi esterni |
Disturbo Bipolare |
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Fobia Sociale |
Fobia Sociale, Disturbo Bipolare |
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Depressione cronica, distimia |
Disturbo dello spettro Bipolare attenuato |
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Schizofrenia, Allucinazioni, Manie suicide |
Disturbo Ossessivo |
Accertamenti |
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Assenza di memoria, problemi di concentrazione, insufficiente attenzione |
Disturbo Ossessivo |
Accertamenti |
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Attacchi di Panico |
Attacchi di Panico |
Cosa prendere in caso di attacco |
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Pensiero che genera ansia |
Disturbo Ossessivo |
Rassicurazione, chiarimento "esaustivo", informazione dettagliata |
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Depersonalizzazione |
Disturbo Ossessivo |
Accertamenti |
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Sintomo irrisolto che causa depressione |
Disturbo Ossessivo, Ipocondria |
Accertamenti e cura del sintomo di cui si è preoccupati |
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ADHD, Asperger |
Disturbo Ossessivo, Ipocondria |
Accertamenti |
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In sospeso, per esclusione |
Ipocondria |
Rassicurazione per esclusione |
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Stress causato dagli altri |
Paranoia |
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Niente |
Psicosi |
Le persone che cercano di farsi un'idea di ciò che hanno partono per lo più con l'idea di tranquillizzarsi, cioè sperano di approdare a diagnosi possibili abbastanza lievi e benigne, e possibilmente anche di evitare visite e cure. Il risultato è costantemente il contrario: nessuno si tranquillizza cercando su internet, per una sola ragione, che è lo spirito con cui queste ricerche sono effettuate. E' lo stesso meccanismo che guida la lettura dei foglietti illustrativi. In genere chi si vuole documentare lo fa con modalità ansiosa, e tipicamente ossessiva. Le informazioni sono raccolte con una selezione più o meno inconsapevole della parte "peggiore" o "più particolare", anche perché la ricerca è effettuata con la modalità "parola chiave" sul motore di ricerca. Inserire un sintomo e cercare poi tutti i siti che parlano di quel sintomo, o delle malattie che compaiono in ordine sui risultati della ricerca, non corrisponde ad processo di avvicinamento alla diagnosi. I motori di ricerca sono auto-referenziali, cioè ordinano i risultati in base sicuramente ad un parametro "forte" che è quanto quel sito o le parole di quel sito sono ricercate e consultate. Gli ordini mutano a seconda delle mode ipocondriache, e quindi amplificano le ipocondrie collettive. I mass-media presentano ciò di cui "si parla" e si parla di ciò che è sui mass-media. Tutto ciò non è diagnosi.
Oltre a questo, è chiaro che non si può far diagnosi per carenza di competenze tecniche ed esperienza professionale, ma non è solo questo. Se così fosse le persone semplicemente non farebbero diagnosi e si perderebbero di fronte ad una marea di sintomi e disturbi in cui non riescono a orientarsi. Invece le persone tendono a farsi addosso diverse auto-diagnosi a seconda del disturbo che effettivamente hanno.
Lo schema riportato sopra tenta di dare una visione delle cose, ma va letto nella maniera seguente: le persone che si presentano con una auto-diagnosi (o una impressione) ricavata da letture di articoli o elenchi di sintomi (di solito su siti) risultano poi avere le diagnosi che sono riportate nella seconda colonna. Naturalmente le diagnosi della seconda colonna non sono fatte sulla base della prima colonna, anche se in futuro non è escluso che anche il tipo di auto-diagnosi divenga un criterio utile per indirizzare la diagnosi. Accade già ad esempio nella diagnosi del disturbo da iperalimentazione, uno dei cui criteri operativi è appunto l'interesse e la tendenza a chiedere cure dimagranti, cioè un tipo di "domanda" terapeutica del paziente ha un valore di segno di un determinato disturbo, lo stesso si potrebbe dire per la "domanda" di disintossicazione nel tossicodipendente, che non è un metodo terapeutico diretto sulla tossicodipendenza, ma riflette il tipo di comportamento che un tossicodipendente tende ad avere nei confronti della sua condizione (disintossicarsi ciclicamente).
Quindi, come raccomandazione preliminare, questo non è uno strumento per farsi una nuova auto-diagnosi sulla base delle auto-diagnosi precedenti. E' una sintesi dell'esperienza sull'autodiagnosi, quindi provvisoria e da rivedere, che però se si fa caso in gran parte semplicemente è coerente con il tipo di diagnosi poi fatta. Ad esempio il paziente psicotico non qualifica in nessun modo la sua condizione (niente) o la riferisce a fattori esterni come causa di sintomi ovviamente non psicotici (depressione, ansia, stress etc ma senza identificare il proprio delirio). Viceversa, il paziente ossessivo tende a farsi ogni tipo di diagnosi, da quelle corporee a quelle "mentali", e spesso in ogni campo arriva a selezionare delle sindromi particolari, con due criteri: il nome "curioso" e la malignità e quindi lo spavento che questa diagnsi produce (alcune frequenti sono Asperger, insonnia fatale familiare, sclerosi multipla, hiv/aids). Il paziente ossessivo andrà inoltre a fare diagnosi paradossali, del tipo: "dei venti sintomi elencati uno ce l'ho preciso", oppure "non ho i sintomi ma ho letto che ci sono forme senza sintomi, quindi deve proprio essere il mio caso".
I pazienti bipolari non riconoscono il proprio disturbo subito, o meglio concentrano l'attenzione sulla parte ansiosa o depressiva, come tipo di sintomi, e la fanno equivalere ad una diagnosi. Spesso quando riconoscono di avere il disturbo bipolare, più o meno attenuato, ne parlano come se avessero da una parte quello, dall'altra l'ansia e la depressione come elementi staccati o indipendenti. Pertanto, le tipiche presentazione di disturbi bipolari di lunga durata sono "depressione" di vario tipo, perché la persona ritiene che quello sia il centro del problema e comunque il primo aspetto da affrontare, in maniera diretta. Di solito diviene esperto di antidepressivi e anche se si documenta su tutti i farmaci tende comunque alla ricerca dell'antidepressivo che fa al caso suo. Questo non riflette la conoscenza della farmacologia, ma l'idea che serva un farmaco per tener su l'umore, per dare una spinta, per scacciare la depressione.
I pazienti con abuso di sostanze, quando hanno dipendenza, in genere tendono a rifiutare questo concetto di malattia, e collocano la malattia solo dove c'è uso e intossicazione, per il resto ritengono di essere guariti quando non usano, o comunque non dipendenti come prima. Questo comporta la mancata prevenzione della ricaduta, che non è un elemento opzionale, ma è sicuro quando la diagnosi è stata fatta.
Nella terza colonna sono riportate le "domande" terapeutiche. Come si può notare, sono in linea con l'auto-diagnosi, anche quando l'auto-diagnosi era "azzeccata". In altre parole, anche quando chi ha il panico riconosce correttamente il panico, la domanda terapeutica non è poi quella di una cura di fondo, ma di una cura al bisogno contro l'attacco, e non contro l'agorafobia di solito. La visione del disturbo pertanto è concentrata sull'attacco, sulla fobia dell'attacco, e quindi non c'è spazio per progettare una cura di fondo che lo prevenga, come se la prospettiva di vivere senza attacchi non fosse ritenuta probabile, o comunque l'attenzione fosse concentrata sugli attacchi di volta in volta.
Allo stesso modo il paziente ossessivo può riconoscere le ossessioni come tali, ma poi la sua "domanda" è sul contenuto, cioè la rassicurazione che non succederà o che non è vero quel che teme. Se il paziente è su questo contrariato, cioè non gli si fornisce rassicurazione per evitare di alimentare inevitabilmente il ciclo del pensiero ossessivo, può arrabbiarsi e ritenere il medico "non umano", "superficiale" o pensare che non abbia voluto dargli soddisfazione con spiegazioni esaurienti.
Sono benvenuti suggerimenti e contributi personali per sistemare ulteriormente le statistiche sull'auto-diagnosi.
Ovvero: prima di ricevere la diagnosi attuale dallo psichiatra, quale diagnosi vi eravate fatti da soli, o avevate temuto o pensato di avere?
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Commenti alla news:
io sono un suo paziente giovane di Asti, avrà forse capito e la saluto! Conoscevo già il doc, che mi aveva colpito dieci anni prima che venissi da lei. Sinceramente allora ricordo di aver brancolato nel buio per mesi, poi leggendo tanto in biblioteca e facendomi visitare dallo specialista ho capito. Da allora in poi, ho sempre avuto la consapevolezza di avere il Doc, ma ciò non serve molto per evitare la paura, che è quella sostanzialmente di non avere una vita "normale", di diventare schizofrenico, di avre allucinazioni, pù varie altre che conoscete tutti bene. Con le dovute cure, però, si può migliorare e di molto, ci si può riappropriare della propria vita. Saluti!
Buonasera dottore, anch'io sono un suo paziente. La mia (o sua ;)) diagnosi è ciclotimia con componente ossessiva; io pensavo di avere una forma di fobia sociale, con la differenza di avere minori sentimenti di disistima e di inferiorità rispetto alle definizioni trovate su internet. In particolare pensavo di avere "momenti di libertà" in cui il mio umore e la stima di me stesso erano maggiori. Al momento, siccome devo fissare un appuntamento con lei, che avrei voluto prendere da 2 mesi, navigavo alla ricerca di un profilo psicologico che rispecchiasse la mia difficoltà nel mantenere contatti, evitando spesso, o rimandando, di rispondere a messaggi, inviti o di fare ciò che devo e anche voglio fare... La saluto e a presto!
Se non vado fuori tema vorrei anche dire che in passato gli psichiatri a cui mi ero rivolto non mi hanno comunicato chiaramente la loro diagnosi. Quindi in quei casi oltre all'autodiagnosi iniziale, ho poi cercato su internet i farmaci che mi avevano prescritto pensando di volta in volta se la mia autodiagnosi era stata "corretta" o no.
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Dr. Matteo Pacini
Sito web: http://www.psichiatriaedipendenze.it/
Specialista di medicitalia.it dal 11/08/2006
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso l'Università Di Pisa.
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Oltre alle competenze di psichiatria generale, il Dr. Pacini svolge dal 1998 attività clinica e di ricerca nell’ambito dei disturbi da uso di sostanze psicoattive e delle dipendenze. E’ membro fondatore, ricercatore e docente dell’Istituto di Scienze del Comportamento “G.De Lisio”, con sede a Pisa, ...
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