Si illustrano due quadri clinici che possono essere erroneamente assimilati, e corrispondono a disturbi diversi con risposta diversa ai farmaci antidepressivi.

La malattia depressiva si compone di una serie di sintomi tra cui l’umore depresso. L’umore depresso però non è specifico della malattia depressiva, cioè non compare solo nella depressione, per cui dire che una persona soffre “di depressione” facendo riferimento al fatto che è “giù” di umore è un modo non corretto di inquadrare le cose.

 

Esistono depressioni inibite, o rallentate, e depressioni eccitate, o agitate. Esistono forme depressive “calme”, in cui predomina l’inattività e l’indifferenza, e forme “ansiose”, in cui la persona si lamenta continuamente ed è sulle spine.

Esistono poi forme depressive in cui la persona dà l’impressione di essere inattiva e bloccata, in letargo, ma in circostanze favorevoli o stimolanti improvvisamente riprende vitalità e addirittura può divenire euforica e iperattiva.

In varia misura, la depressione ha sempre un certo grado di ansia, specialmente se la persona depressa è costretta, o spinta a occuparsi comunque di impegni o relazioni che non può evitare. A volte però l’ansia si accompagna ad un vero e proprio stato di eccitamento motorio. La persona non trova pace, ripete di “non sapere dove stare”, di “non saper dove andare”, passeggia avanti e indietro o ha bisogno di muoversi, di allontanarsi, per esempio girando in auto. Appare assorta in pensieri che sono di contenuto angoscioso ma sono rapidi, uno dietro l’altro, anche ripetitivi, e non lasciano in pace la persona, come punzecchiandolo e tenendolo sveglio. Il sonno è tipicamente interrotto, con insonnie attive, con la persona che cerca di distrarsi senza riuscirci, non riesce a concentrarsi su nessuna attività ma è smaniosa. La persona è coinvolta nei contenuti dei suoi pensieri, può sentire l’urgenza di trovare soluzioni, o di uscire da situazioni che gli provocano sofferenza, lamentandosi che non ci riesce e non riesce a concepire una via d’uscita. Ritiene che tutto dipenda dai problemi di quel momento, che i problemi di quel momento siano la chiave di lettura di tutta la sua vita, con un finale tragico e inevitabile. Il pensiero del suicidio è latente, ma soprattutto l’impulsività è aumentata, per cui la persona può compiere gesti autolesivi anche senza averli progettati o avere precise intenzioni.

A volte le persone con questo tipo di depressione cercano di stimolarsi in vario modo. E’ un quadro frequente negli abusatori di sostanze e di alcol, ma può trovarsi anche al di fuori di queste situazioni.

La persona può ad esempio ricercare rapporti sessuali, o mangiare voracemente in maniera disordinata, o cercare di calmarsi abusando di calmanti.

L’ansia è una condizione diversa dall’agitazione, perché la persona ansiosa tende a lamentarsi ed è angosciata, ma è più passiva. Chiede rassicurazione, cerca sicurezze dagli altri e evita gli impegni che gli aumentano l’ansia, ma di solito si muove poco, e se si “agita” lo fa “sul posto”.

La depressione ansiosa non si associa ad aggressività, cosa che accade invece nella depressione agitata. L’umore dell’agitato è irritabile, scattoso, non dominabile. Non è sensibile alla rassicurazione.

Per quanto riguarda la terapia, la differenza è fondamentale perché spesso gli antidepressivi che portano alla risoluzione la depressione ansiosa peggiorano invece l’agitazione della depressione agitata. La depressione agitata non appartiene infatti alla “famiglia” delle depressioni, ma alla “famiglia” dei disturbi bipolari. La depressione agitata è uno stato di eccitamento, seppur con umore depresso.

I farmaci stabilizzatori dell’umore, così come alcuni antipsicotici e non ultima la terapia elettroconvulsivante possono essere metodi sicuri e efficaci per intervenire su questi disturbi. La terapia con soli antidepressivi, iniziata magari in una fase “non sospetta” di apparente depressione ansiosa, può invece peggiorare il quadro, aumentare il rischio di comportamenti aggressivi contro sé e gli altri, e in generale i livelli di impulsività.