In questi giorni si sta concludendo alle Hawaii un importante Congresso di Medicina della Riproduzione. I giornalisti sono ovviamente presenti per diffondere, come è giusto che sia, le notizie estrapolate dai lavori scientifici presentati e dalle interviste agli esperti.

Un giornalista deve avere il dono della sintesi e dovrebbe essere capace di ridurre venti pagine di uno scritto scientifico ad una rispettando perlomeno il senso di quello che l’autore vuole dire. Il congresso non è ancora finito che il bombardamento di notizie è già cominciato e, come spesso avviene, lanciano allarmi, messaggi e consigli.

 

Ne riporto alcuni che sono comparsi, in prevalenza, sul Telegraph.

1: La dieta vegetariana riduce la fertilità.

Lo studio, eseguito su un gruppo di soggetti che, per religione, limitano molto il consumo di carne e che hanno una vita media più alta dei loro conterranei mangiatori seriali di hamburger, sostiene che la concentrazione media di spermatozoi nei primi sia più bassa che sui secondi. 50 milioni/ml nei vegani, 70 milioni/ml nei carnivori.
Si ipotizza che i vegani ingurgitino proteine di derivazione della soya che paiono avere un effetto estrogenico che è antispermatozoo. Peccato (N.d.R.) che ci siano un paio di difetti di interpretazione: la concentrazione di spermatozoi non misura la fertilità che si misura a figli in braccio e comunque la differenza tra 50 e 70, se solo si considera quanto sia variabile la conta degli spermatozoi anche nel sano, rende spazzatura l’affermazione.

 

2: Il consumo di vegetali che sono pieni di antiossidanti contrasta i danni fatti dall’inquinamento e dalle patologie da lavoro che sono pro ossidanti.

Però è anche possibile che un forte consumo di vegetali, peraltro pieni di pesticidi, dia una mano al contrario. Il messaggio (N.d.R.) è abbastanza sconfortante e fa pensare alla mela di Adamo ed Eva, che sarà stata anche bio ma famosa per la tossicità. Anche questo studio si basa sulla concentrazione di spermatozoi.

 

3: Il caffè è tossico per gli spermatozoi e la birra fa bene.

Il lettore medio potrebbe pensare che al mattino è meglio farsi un paio di birre al posto del cappuccino. Se poi andando al lavoro zigzaga a cavallo della striscia di mezzeria e investe pedoni che attraversano davanti a una scuola potrebbe consolarsi pensando che gli spermatozoi sono più veloci. Sarebbe (N.d.R.) opportuno valutare anche se chi consuma molto caffè lo fa perché cerca di limitare gli effetti di un sovraffaticamento magari dovuto a turni di lavoro massacranti che sono notoriamente più tossici della caffeina.

Sull’alcool, considerando che è stato segnalato in passato che la birra ha una certa attività estrogenica, avrei personali riserve ma vale sempre l’assunto per cui è la dose che fa il veleno. Se a forza di alcool, di qualsiasi origine, si riesce a far fuori il fegato è facile che l’immobilità non coinvolga solo gli spermatozoi ma anche l’organo necessario alla loro emissione.

 

Solo in uno degli articoli del Telegraph compare un virgolettato interessante che riporto fedelmente in lingua originale:

“However, the best advice is probably this: if you are concerned about your sperm, consult a doctor, not the internet”!