Questa notizia, apparentemente curiosa e non popolare, ci giunge da un importante lavoro scientifico, ora pubblicato sulla rivista “Nature”.

La ricerca ha coinvolto un vasto e importante gruppo di studiosi di fama internazionale, guidato da Svante Pääbo, uno dei maggiori esperti di genomi “antichi” e uno dei cofondatori della paleogenetica.

Tutto parte dalla scoperta nella Siberia occidentale, lungo le rive dell’Irtysh, il fiume bianco, di un femore umano antico integro trovato in mezzo ad altri fossili risalenti al medio-tardo pleistocene, cioè circa 45.000 anni fa.

 

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Dalla rivista "Nature": Femore umano siberiano di 45.000 anni fa 

La ricerca ha richiesto cinque anni di duro lavoro ma utile ed importante, visto che l’osso in questione è il più antico osso di Homo Sapiens trovato fuori dal territorio africano.

Tutto questo ha permesso ai nostri ricercatori di ottenere risultati nuovi e molto interessanti.

Gli studi e le analisi del DNA di quest’osso hanno, infatti, confermato in modo più dettagliato che noi “Sapiens” condividiamo con l’uomo di Neanderthal diversi geni e che, anche se non si è ancora ben compreso con precisione come questi siano arrivati a noi, il nostro patrimonio genetico ha comunque diversi punti in comune con i nostri “cugini”, ormai estinti da molto tempo.

L’ipotesi più accreditata è che i sapiens e i neanderthalensis siano vissuti insieme per circa 3000-5000 anni e si siano, in quel periodo, “scambiati” alcuni geni, incrociandosi.

Altro dato interessante è la fatto che nell’antico osso siberiano è stato rintracciato un numero di geni neanderthalensis che si può paragonare a quello riscontrato negli attuali abitanti dell’Europa e dell’Asia; nelle popolazioni africane invece il DNA dei neanderthalensis è meno presente.

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Uomo di Neanderthal 

Altro risultato interessante raggiunto è quello di avere stabilito con maggiori certezze che il materiale genetico e i frammenti di DNA neanderthalensis sono “entrati” nel DNA del nostro lontano progenitore circa sette-tredicimila anni prima della sua nascita e quindi, da questi dati, si può pensare che questi geni siano presenti nel nostro DNA da circa cinquanta, sessantamila anni, un periodo che corrisponde anche alla massima espansione dell’Homo Sapiens al di fuori dell’Africa.

 

Fonte:

http://www.nature.com/nature/journal/v514/n7523/full/nature13810.html