E' del 20% la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi nelle migliori casistiche.

Il cancro dell’esofago è una malattia ancora poco compresa e poco guaribile, in parte per il frequente ritardo diagnostico ed in parte per caratteristiche intrinseche del tumore stesso nelle due forme anatomopatologiche, adenocarcinoma e tumore a cellule squamose.

E’ un tumore molo particolare dal punto di vista epidemiologico, per la presenza di aree geografiche ad altissima incidenza (Iran, Estremo Oriente) ed altre dove si osserva raramente.

I fattori di rischio da tempo noti per questo tumore sono sostanzialmente tre, tutti modificabili e con un effetto dose dipendente: il fumo, l’alcool ed il reflusso gastroesofageo. E’ noto come il rischio elevato associato a queste condizioni si riduce proporzionalmente al cessare dello stimolo.

Le caratteristiche epidemiologiche di questo tumore tuttavia hanno permesso di individuare fattori  genetici individuando popolazioni a rischio in particolare in Cina.

Le novità, ancora da definire nei dettagli, riguardano invece le abitudini dietetiche alimentari nutrizionali ed ambientali.

Il ruolo delle vitamine e di alcuni minerali è stato a lungo indagato ed una recente revisione appena pubblicata su Diseases of the Esophagus da autori statunitensi ha evidenziato come, in generale, l’adeguata assunzione di vitamine e minerali, grazie alle loro proprietà  antiossidanti, determina una riduzione di incidenza della malattia.

In particolare il retinolo e il beta carotene  in alcuni studi europei appaiono associati ad un riduzione del rischio mentre il ruolo delle vitamine C, D ed e è ancora oggetto di studio e di risultati non sono ancora univoci.

Lo zinco ed il selenio, sopratttutto in alcuni sottogruppi di pazienti, sono risultati essere associati ad una significativa riduzione del rischio.

Il ruolo dei nitriti e delle nitrosamine, ed il consumo di carne rossa notoriamente associato ad altre patologie non è stato invece del tutto definito per il cancro dell’ esofago  e qui l’associazione non è così evidente.

Interessante in dato secondo il quale il caffè avrebbe un ruolo protettivo mentre  per il te non sono state raggiunte sufficienti evidenze a favore.

Il ruolo del danno termico determinato dall’ assunzione di alimenti troppo caldi è invece noto da tempo e sembra essere uno dei fattori fondamentali soprattutto in Oriente dove è comune consumare  te e riso ad alta temperatura ed in Sud America dove  il matè viene bevuto altrettanto bollente.

I dati raccolti permettono quindi di concludere che l’ astensione da fumo ed alcool, un’adeguata prevenzione e terapia del reflusso ed una dieta ricca di frutta e verdura evitando alimenti bollenti sono allo stato attuale gli elementi  definiti e modificabili per ridurre il rischio di una malattia che purtroppo, risulta letale ancora nella maggior parte dei casi.

Fonte: Dietary habits and esophageal cancer, Diseases of the esophagus, DOI:10.1111/dote.12097