Questa notizia pubblicata su "The Lancet ", secondo uno studio di ricercatori  del National Institutes of Health (NIH) sconvolge tutti gli schemi terapeutici utilizzati per le donne con abortività spontanea, cioè con anamnesi positiva di uno o due aborti precedenti.

Nello studio clinico, i ricercatori hanno somministrato  in modo casuale a più di 1000 donne un trattamento quotidiano con la cosiddetta "aspirinetta" (81mg) o il "placebo", osservando che sostanzialmente  non vi era alcuna differenza tra i due gruppi.

Infatti il 78% delle donne che hanno assunto l'aspirina a basse dosi sono rimaste incinte, rispetto al 66% di coloro che hanno ricevuto il placebo. 

Il razionale scientifico della somministrazione dell'acido acetilsalicilico a basse dosi (aspirinetta) sta nel probabile aumento del flusso sanguigno verso l'utero, che di conseguenza potrebbe aumentare il tasso di concepimento.

Le donne (età compresa tra i 18 e i 40 anni)  hanno assunto una dose di aspirina associata all'acido folico (per la prevenzione della spina bifida) oppure placebo più acido folico.

Lo studio EAGeR (Effects of Aspirin in Gestation and Reproduction) è durato 5 anni, presso il National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) ha portato a questi risultati: il 13% delle donne che hanno preso l'aspirinetta e sono rimaste incinte in seguito hanno avuto un altro aborto, rispetto al 12% che ha assunto il placebo.

Il 58% delle donne che assumono aspirina e il 53% di coloro che hanno assunto il placebo sono rimaste incinte e hanno portato a termine la gravidanza con successo.

Altri studi sono in corso che potranno definire meglio la validità di questo tipo di terapia nelle donne con poliabortività ripetuta, a  tutto vantaggio delle stesse donne e dei ginecologi che si dedicano a questa patologia.

 

 

Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=20945