Alcune cose in implantologia odontoiatrica stan cambiando.

Per alcuni aspetti più che di nuove tendenze si tratta di un ritorno al passato, o quantomeno possiam dire che si è visto che alcuni dogmi che ci son stati insegnati tali non sono.

Dopo aver studiato e creato superfici implantari sempre più performanti e sempre più simili a ciò che gli osteoblasti (le cellule deputate alla formazione di nuovo osso) maggiormente gradiscono per funzionare meglio e secondo qualcuno (che conosce poco la biologia) in tempi più rapidi,

 

adesso stan tornando in auge impianti machined (a superficie liscia) perché si è capito che per il mantenimento nel tempo della riabilitazione implantoprotesica forse è più importante fornire un prodotto che sia poco attaccabile dai batteri rispetto ad un prodotto che abbia un più intimo contatto con l’osso (bisognerebbe poi davvero vedere se questo contatto è davvero più intimo, e ci son dati contrastanti a riguardo, e se questo supposto maggior contatto impianto-osso sia clinicamente significativo).

     

Un altro assunto quasi irrinunciabile è stato, ed è ancor oggi per molti che si occupano di implantologia, mettere l’impianto più lungo e più largo possibile compatibilmente con la disponibilità ossea  della zona edentula che si va a riabilitare, sfruttare cioè al massimo l’osso disponibile.

Si è visto poi, e lo si sta capendo sempre più, che utilizzare un impianto molto largo può mettere in sofferenza i tessuti perimplantari che circondano il collo dell’impianto e compromettere l’estetica. Dunque meglio un impianto di minor diametro circondato da più osso e tessuti perimplantari più stabili.

  

 

E per quanto riguarda la lunghezza della vite implantare (la fixture) cosa ci dice la più moderna letteratura scientifica?

Ci dice che impianti di lunghezza inferiore a 10 mm (utilizzati anche nelle condizioni in cui son sottoposti a maggior stress meccanico) van bene come quelli più lunghi.

 

Altri studi autorevoli di autori altrettanto autorevoli spostano ancora più in basso la sbarra e dicono che non ci son differenze neanche se gli impianti son di lunghezza uguale o inferiore ad 8 mm.

 

Vedremo  dove ci porteranno queste nuove “tendenze” che per alcuni aspetti abbiam visto rappresentare un ritorno al passato.

Il fine ultimo di tutto questo percorso di ricerca è sempre e comunque fornire al paziente una riabilitazione che possa garantirgli per molti molti anni funzione e naturalmente estetica.