L’anoressia e la bulimia, disturbi caratterizzati da comportamenti alimentari estremi e immagine corporea distorta, sono fra i disturbi psichiatrici più letali, con pochi trattamenti disponibili ritenuti efficaci.

Uno studio importante suggerisce che un funzionamento alterato di alcuni circuiti neurali potrebbe contribuire alla restrizione di cibo nell’anoressia e alla sovralimentazione nella bulimia. La ricerca, pubblicata il 4 giugno nell’edizione online della rivista American Journal of Psychiatry, e condotta da Tyson Oberndorfer e Walter H. Kaye, potrebbe aprire la strada a nuovi e più efficaci trattamenti di queste condizioni patologiche.

“Non sappiamo ancora se gli individui anoressici o bulimici soffrono di un disturbo del sistema cerebrale che regola l’appetito, o se i loro comportamenti alimentari siano motivati da altri fenomeni, come una preoccupazione ossessiva riguardo all’immagine corporea” dice Kaye. “Tuttavia, questo studio ne conferma altri precedenti effettuati dalla nostra e altre equipe, stabilendo una chiara relazione fra questi disturbi e il modo in cui l’insula, l’area del cervello legata al senso del gusto, processa i segnali di ricompensa per dare all’individuo il senso di fame o sazietà.”

Lo studio ha usato la risonanza magnetica funzionale per testare queste aree cerebrali, misurando la risposta al gusto del dolce in 28 donne che sono riuscite a vincere anoressia o bulimia.

Rispetto a un gruppo di 14 donne che non aveva mai sofferto di tali disturbi, le donne guarite dall’anoressia avevano una risposta cerebrale significativamente attenuata al gusto del saccarosio (zucchero comune), mentre quelle guarite dalla bulimia l’avevano significativamente elevata.

“Una possibilità è che l’assunzione ristretta di cibo accada nell’anoressia perché il cervello non riesce a riconoscere in modo accurato il senso di fame” dice Oberndorfer. “Di contro, l’eccesso di cibo accadrebbe nella bulimia per via di una percezione esagerata del senso di fame.”

Un recente studio complementare ha investigato la struttura cerebrale nell’anoressia e nella bulimia nervosa (Frank et al, 2013) e ha anch’esso trovato che l’insula potrebbe stare alla base di questi disturbi del comportamento alimentare.

I ricercatori aggiungono che tali studi potrebbero rivelarsi importanti per il trattamento di queste condizioni. Identificare un substrato neurale anormale potrebbe aiutare nella riformulazione della patologia e offrire nuove aree-bersaglio per nuovi trattamenti.

“Potrebbe essere possibile rimodulare l’esperienza soggettiva, per esempio, aumentando l’attività dell’insula negli individui anoressici e attenuarla nei bulimici” dice Kaye.

Altri studi indicano che soggetti sani possono usare il feedback proveniente della risonanza magnetica o dal biofeedback e la mindfulness (una forma di psicoterapia meditativa, N.d.T.) per alterare la risposta del cervello agli stimoli del cibo. Nei pazienti anoressici con segnali di sazietà troppo forti in risposta a cibi appetitosi, i ricercatori suggeriscono che cibi leggeri o anche leggermente ripugnanti potrebbero prevenire la sovrastimolazione cerebrale. Potrebbero anche essere messi a punto farmaci capaci di aumentare o diminuire la risposta di ricompensa al cibo.

 

Fonte: Machines Like Us, 2013.