Giunta la fine dell’anno, inesorabilmente inizia il tormentone dei buoni propositi per l’anno che verrà.

Si tratta di proponimenti, carichi di buon senso ed ingenuo ottimismo, che riguardano piccoli/grandi cambiamenti che ci proponiamo di operare nelle nostre vite a partire dall’anno nuovo.

La lista potrebbe essere infinita, ma ne elenco solo alcuni tra quelli che ho sentito ultimamente:

- dimagrire,

- trovare l’amore,

- trovare lavoro,

- smettere di essere triste (o ansioso, o qualsiasi altro stato d’animo negativo),

- rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner,

e così via.

Nel momento in cui li formuliamo, questi propositi sembrano ottime idee, e, con un po’ di impegno, persino a portata di mano. Ma, come recita la saggezza popolare, Devil is in the details, ovvero, un po’ liberamente, il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Infatti, il breve elenco sopra riportato, che ad una prima occhiata potrebbe sembrare una lista di obiettivi, ad un esame un po’ più attento si rivela essere semplicemente una serie di desideri.

Ma qual è la differenza? E che c’è di male nel desiderare qualcosa?

Iniziamo dalla fine: non c’è nulla di male, assolutamente nulla di male o sbagliato nel desiderare qualcosa. E’ nella natura umana, ha ispirato sublimi opere d’arte, ed è parte di una vita psicologicamente “sana”.

Il problema sta nel confondere ciò che desideriamo con ciò che possiamo controllare. In parole più semplici, “desiderare” implica che noi ci attendiamo che qualcosa o qualcuno (un Ente superiore, la Provvidenza, il Caso o la Buona Sorte) “sparigli” un po’ l’Universo perché si adatti ai nostri bisogni, mentre definire un obiettivo (ed i “propositi per il nuovo anno questo dovrebbero essere!) vuol dire assumersi degli impegni e la responsabilità di portarli avanti.

Questo dettaglio è cruciale: un obiettivo è fatto di azioni, alla nostra portata, è definito chiaramente, è ragionevole, può essere raggiunto in un tempo compatibile con la vita umana o con la nostra disponibilità ad impegnarci, è coerente con i principi più profondi che animano la nostra esistenza, ovvero i nostri valori personali.

Un desiderio è invece… vorrei tanto che accadesse questo o quell’altro, anche se non è sotto il mio controllo o è impossibile (o altamente improbabile).

Rivediamo brevemente la lista di pseudo-obiettivi elencati prima, e cerchiamo di scoprire quali “insidie” nascondono:

- dimagrire: di quanto? In quanto tempo? Come? Sono disposto a pagarne il prezzo?

- trovare l’amore: come saprò di averlo trovato? Lo “sentirò”? E se le mie emozioni ed i miei sentimenti mi inganneranno, come spesso fanno? E se poi le cose cambiano? E se non sarò ricambiato/a?

- trovare lavoro: quale? Dove? Sono abbastanza qualificato/a? Ho i mezzi per spostarmi? Posso sopportare la fatica, le responsabilità, etc.? E se, malgrado tutti i miei sforzi, non lo trovassi?

- smettere di essere triste: è possibile? Esistono esseri umani che non sono mai stati tristi nella loro vita? Se dovessi perdere qualcosa di importantissimo per me (un mio congiunto, il lavoro cui tanto tengo, il mio stato di buona salute, etc.), voglio farlo con un sorrisetto stampato in viso?

- rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner: la qualità di questa relazione dipende solo da me? E se, malgrado i miei sforzi, le cose non potessero più essere “rimesse a posto”?

Attenzione: le obiezioni che ho riportato sopra non significano che è IMPOSSIBILE dimagrire, o alzare il proprio tono dell’umore, o rimettere in carreggiata una storia in crisi. Implicano solo che, se vogliamo rendere più probabile il nostro successo, quando definiamo un obiettivo tanto vale farlo bene.

 

Come fare?

Può venire in nostro soccorso un acronimo, di derivazione un po’ manageriale, ma utilissimo se vogliamo migliorare la qualità dei nostri obiettivi, e magari stabilire dei buoni propositi che possano davvero essere raggiunti, ovvero S.M.A.R.T.

Questo acronimo definisce le qualità che deve avere un buon obiettivo, ovvero essere:

- Specifico: meglio definiamo un obiettivo, più è probabile che lo possiamo raggiungere. “Trovare l’amore” è  impreciso, indefinito, vago; “Impegnarmi ad uscire ogni settimana nel weekend e frequentare luoghi in cui posso parlare con altre persone”, “iscrivermi ad un corso collettivo in palestra e frequentarlo almeno 3 volte la settimana”, etc., sono obiettivi specifici, ovvero fatti da piccole azioni concrete

- Misurabile: “Dimagrire” non ci aiuta a capire quando lo avremo raggiunto, né gli sforzi necessari o i costi che dovremo pagare. “Perdere il 10% della mia massa grassa” è un obiettivo misurabile: posso sapere quando lo avrò raggiunto (a meno di barare, ma questo è un altro discorso!) con grande precisione, ed anche quanti sforzi mi serviranno per ottenere ciò che mi propongo

- A portata di mano: “Rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner” potrebbe essere molto impegnativo, e scoraggiarmi dopo i primi insuccessi. Ma “spegnere la TV durante i pasti e chiacchierare degli avvenimenti della giornata”… beh, quello direi che è alla portata di tutti!

- Realistico: “Correre 10 km.”, se sono di 50 kg. in sovrappeso, faccio un lavoro sedentario, non cammino a piedi neppure per andare in bagno, forse è semplicemente irrealistico. Ma “Parcheggiare l’auto a 15 min. dal luogo di lavoro ed andare a piedi” è abbastanza realistico: dopo qualche giorno, o magari settimana, o forse un mese, ci accorgeremo che la fatica, seppur non terribile già dall’inizio,  diminuisce, e magari potremmo essere spronati ad assumerci un impegno maggiore in modo graduale, con passi successivi, né tanto piccoli da essere poco stimolanti né tanto grandi da essere fuori dalla nostra portata

- Temporizzato: risponde alla semplice domanda “In quanto tempo?”. Correre 10 km., anche partendo da 0, è possibile, a patto che accettiamo di farlo in un certo lasso di tempo. Se pretendiamo di farlo dall’oggi al domani, beh, buona fortuna! Così, anche trovare lavoro può richiedere del tempo, magari perché abbiamo bisogno di riqualificarci, di aggiornarci o di costruire competenze da poter mettere a frutto in un impiego soddisfacente (o magari che ci consenta di vivere decorosamente!).

In definitiva, perché un proposito smetta di essere un semplice desiderio, tipo “Fatina buona, fa che domani mattina la mia panza sia sparita!”, può essere utile:

- definirlo in modo specifico, così da poterlo valutare nel dettaglio e magari misurare, e

- sceglierlo alla nostra portata, realistico ed adeguatamente temporizzato

Magari, così, potremmo scegliere dei propositi che ci accompagnino fedelmente come buoni compagni di viaggio per il nuovo anno, invece che caricarci sulle spalle quei fastidiosi zaini di mattoni che gà pesano dopo qualche giorno…

PS: una curiosità. Ma perché iniziare… all’anno nuovo?

 

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa.
Il secondo momento migliore è adesso”
(proverbio cinese)