Un bambino su 5 è abusato; per questo il 5 maggio si celebra, come ogni anno, la
Giornata Nazionale di lotta alla pedofilia e alla pedopornografia
istituita per legge nel 2009 [1].

 

In Europa un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali.

Questa la stima che il Consiglio d’Europa fa di un fenomeno che sta sempre più assumendo caratteristiche preoccupanti, soprattutto a causa delle nuove tecnologie informatiche che agevolano i rapporti tra e bambini e adulti, i quali spesso si nascondono dietro false identità.

In Italia i casi di abuso sessuale e pedofilia denunciati all’autorità giudiziaria, secondo i dati Istat, sono stati un migliaio circa nel 2012 [2].

Le paure e le emozioni che suscita in genitori e educatori portano a non parlare, a non agire, a sperare semplicemente che non accada nella propria famiglia o nella propria scuola. Questa è l'unica "prevenzione" che viene messa in atto.

 

Abuso è...

“Per maltrattamento e abuso s’intende quell'insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettuale, morale, le cui manifestazioni sono: la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino.”

(Consiglio d'Europa)

 

La sensibilità verso l’abuso sui minori è recente

Spesso ci si chiede se la pedofilia è in aumento, oppure se c'è sempre stata ma non se ne parlava. 

Possiamo affermare che in questa fase storica si sono venute a creare alcune situazioni facilitanti:

  • l'enfatizzazione che ne danno i mass media,
  • le opportunità offerte dalla rete telematica,
  • le difficoltà del rapporto uomo donna,
  • talvolta la scarsa attenzione dei genitori.

Ma, per converso, va anche detto che negli ultimi decenni è andata aumentando l'attenzione verso l'infanzia e l'esigenza di tutelarne lo sviluppo psicologico, oltre che fisico. E ciò facilita l’emergere del fenomeno.

Per molti secoli la bambina, il bambino, era stato considerato proprietà dei genitori (cosa che avviene tuttora in altre regioni del mondo). Padre e madre avevano il diritto di decidere della sua vita e di “guidarlo” con le buone maniere o con le cattive.[3]

Solo mezzo secolo fa, attorno al 1960 ebbe inizio una serie di ricerche che affrontarono la problematica dell'abuso fisico. Fu merito del pediatra americano Kempe, che la definì “sindrome del bambino battuto". Si denunciava il fatto che le fratture, le lesioni, le emorragie sono per la gran parte causate dalle percosse degli adulti e non dalla fragilità costituzionale. Venivano poste così le premesse per modificare quella rete sociale che avvolgeva il fenomeno del maltrattamento, nascondendolo agli occhi di tutti, “condizionandone la percezione ancora prima dell’espressione [4]”.

L’abuso sui bambini iniziò allora a richiamare l’attenzione sociale, in un’epoca in cui si andava gradualmente sviluppando anche una nuova sensibilità sui diritti dei bambini. Negli anni '70 tale riflessione si saldò col dibattito relativo alla sopraffazione dei soggetti sociali più deboli e svantaggiati. 

Attorno al 1980 l'attenzione cominciava a spostarsi su un aspetto specifico dell'abuso ai minori: l'abuso sessuale in famiglia, intrafamiliare[5] e perifamiliare[7], differenziandolo da quello extrafamiliare[6]. Si studiava e si approfondiva la natura del danno psicologico alla vittima, cresceva l'interesse per gli aspetti giuridici del problema.

Oggi abbiamo a disposizione molti studi e testi che trattano questo problema considerandolo da vari punti di vista:

  • della vittima,
  • del pedofilo, genitore o esterno alla famiglia
  • degli aspetti riabilitativi della vittima e dell'abusante,
  • degli aspetti educativi protettivi dell'abuso,
  • i "falsi positivi",

cioè quelle situazioni in cui la presunta vittima - o la famiglia - ha inventato tutto. Non è raro, ad esempio, che vengano denunciate presunte molestie di un genitore verso i figli nel corso di una burrascosa separazione tra i coniugi, al fine di "appropriarsi" della prole.

 

Alla luce di questi dati, nel corso degli ultimi anni si è affermata la necessità di intervenire con decisione contro il fenomeno pedofilia, ma anche di fare opera di prevenzione rivolta alla famiglia e ai contesti educativi.

Sono nate numerose associazioni che si occupano in specifico di ciò, ed è aumentata anche la sensibilità dell’ente pubblico.

Come prevenire? i genitori, la comunità

Da anni, in molte nazioni europee, la prevenzione dell'abuso sessuale viene proposta ai bambini di tutte le età, sia a scuola sia in famiglia, affinché sappiano difendersi nelle situazioni di rischio e soprattutto comprendano che il loro corpo e la loro persona hanno valore e dignità.

1. Come sensibilizzare i bambini: i genitori sono fondamentali

Per sensibilizzare i bambini occorre formare i genitori.

Infatti sin dall’età infantile occorre parlare loro, con linguaggio delicato ma concreto; ma per farlo adeguatamente gli adulti devono prepararsi.

“Qui non si tocca” [8] è un programma contro l’abuso sessuale sui minori che il Consiglio d’Europa ha elaborato e che rappresenta una buona base di partenza anche per adulti spaventati dalla tematica (purtroppo ancora poco conosciuto in Italia).

 Esso consiste in:

·     un libretto e altri materiali da utilizzare con i bimbi anche piccoli sotto forma di gioco, molto interessanti e scaricabili[9] presentati così: “Questa fiaba della buonanotte spiega ai bambini la regola del Quinonsitocca. Leggila ai tuoi piccoli per insegnare loro la differenza tra ciò che va bene lasciarsi toccare e ciò che non va bene.”

·     una guida per genitori chiara e essenziale: ”Parla coi tuoi bambini e fa sì che loro possano parlarti”[10], composta di tre argomenti:

COME INSEGNARE LA REGOLA DEL QUINONSITOCCA?
PERCHÉ LA REGOLA DEL QUINONSITOCCA?
CHE COSA FARE SE SI SOSPETTA UN ABUSO?

 

2. Come proteggere i minori: i progetti di comunità

In una recentissima Risoluzione, l'Unione Europea dichiara che la tutela e la garanzia di un ambiente sicuro per i minori è uno degli obiettivi principali per suoi Stati membri; hanno dunque un’importanza fondamentale i progetti che i Comuni propongono a tutti coloro - cittadini e operatori - che hanno contatti con i bambini, con gli obiettivi di:

1. Diffondere informazioni e conoscenze condivise nell’ambito del Comune sulla problematica dell’abuso sul minore

2.  Offrire una formazione specifica per le professionalità a contatto con i minori

3.  Rafforzare la “rete” famigliare, scolastica e comunitaria.

Un caso esemplare è rappresentato dal progetto realizzato per il Comune di Riva del Garda [11].

 

E se l’adulto è un "ex bambino" abusato?

In qualità di psicoterapeuta che si occupa soprattutto della sessualità, incontro spesso adulti con problemi riguardanti l'ambito sessuale, l'identità di genere, le relazioni sessuali con il partner.

In molti casi accade che, ripercorrendo insieme la loro storia infantile, emergono episodi infantili tenuti ben nascosti fino ad allora, di approcci da parte di adulti; oppure di abuso infantile da parte di adolescente, o anche di rapporti sessuali veri e propri agiti da parenti adulti.

Può suscitare stupore che le persone decidano di togliere gli scheletri dall'armadio dopo tanti anni. In buona parte dei casi ciò avviene:

  • quando si incontra un amore, e ci si rende conto che esperienze apparentemente sepolte sono in grado di creare ancora danni;
  • oppure quando ci si accorge che non si è in grado di avere nessuna relazione stabile;
  • quando la vita sessuale coniugale è disastrosa;
  • anche quando, con il crescere dei figli, si capisce che i propri pesi non devono incidere su di loro.

Anche se tardiva, la rivelazione dell'abuso è pur sempre importante; non solo perché prima la persona non ne era capace ed ora invece decide di farlo. Ma anche perché la rivelazione è conseguenza della presa di contatto con la propria esperienza traumatica non più negata. La "vittima di allora" sarà ora in grado, attraverso la successiva elaborazione dell'esperienza, di superare gradualmente le difficoltà attuali; potrà così permettersi di diventare attenti e sensibile verso gli abusi di cui altri potrebbero essere vittime.

L’abuso è un'esperienza traumatica che può produrre fratture nello sviluppo cognitivo, emozionale, sociale. Riparare è possibile, anche se non è un processo terapeutico né semplice, né breve. Ma essenziale per cambiare la qualità della vita.

 

 

FONTI:

[1] LEGGE 4 maggio 2009, n. 41 - Istituzione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.

[2] http://www.azzurro.it/it/news-ed-eventi/area-stampa/comunicati-stampa/340

[3] Non si dimentichi la riflessione di Freud nel saggio “Un bambino viene picchiato” (1919)

[4]. Per usare le parole di Ian Hacking in “La riscoperta dell’anima”, Feltrinelli, Milano, 1996

[5]. Che avviene all’interno della famiglia: incesto

[6]. Che avviene con persone esterne alla famiglia: pedofilia

[7]. Che avviene con un membro della famiglia non legato da vincoli di sangue; ad es. il compagno della madre, oppure il figlio della nuova compagna.

[8] http://www.quinonsitocca.it/Default_it.asp

[9] Come insegnare le regole

[10] Per il bambino

[11] Presentato nel corso del 3° CONVEGNO INTERNAZIONALE SULLA QUALITÀ DEL WELFARE “La tutela dei Minori, buone pratiche e innovazioni. Atti in: in Brunialti C. M. (a cura di), Cappuccetto rosso nel bosco, un progetto contro l'abuso sessuale sui minori, Comune di Riva del Garda.