"La causa principale di divorzio, resta sempre il matrimonio"
Jerry Lewis

Noia, abitudine e fretta, sono i protagonisti della riduzione - fino, talvolta, alla sua totale estinzione - della vita sessuale di una coppia sposata (o convivente).

Ma è proprio vero che il matrimonio è la tomba dell'amore?

Del sesso, a quanto pare, si.

"Fin che morte non ci separi" sembra essere la famigerata frase di buon auspicio che sancisce il desiderio di eternità che caratterizza - almeno al suo esordio - un legame d'amore.

Sembra invece che nel tempo - oppure a causa del tempo - quasi tutte le coppie si smarriscano, smettano di guardarsi prima, di baciarsi dopo e, per concludere, di rispettarsi e di amarsi.

Subentrano gli amanti, stabilmente presenti o meteore passeggere, la noia e l'insoddisfazione, il pensionamento anticipato del desiderio sessuale e le inevitabili crisi esistenziali e di coppia.

Anche la legge oggi, reputa veramente grave l'assenza di sessualità nel matrimonio, talmente grave da comportare l'addebito nella separazione.

"Il prevalente orientamento giurisprudenziale è stato riconfermato e delineato in modo piuttosto chiaro dalla sentenza n.19112/2012 della Cassazione, nella quale si sottolinea il concetto che il rifiuto di lasciarsi andare in effusioni amorose e in rapporti sessuali con il coniuge, sia da considerare alla stregua di una grave offesa alla dignità di quest'ultimo. Questo tipo di atteggiamento, integrando una palese violazione del dovere di assistenza morale ex art. 143 c.c., da sempre pilastro dell'istituito matrimoniale, può comportare l'addebito della separazione".

 
La legge si interessa anche del "ruolo degli amanti" nella "separazione da assenza di vita sessuale".

"C'è stato un vero giro di boa, un vero cambiamento di rotta compiuto dalla più recente giurisprudenza in merito alle relazioni extraconiugali: le stesse, infatti, se originate proprio dalla frustrazione derivante dalla poca disponibilità del proprio compagno ufficiale in termini di intimità/sessualità, tendenzialmente non determinano l'addebito della separazione, in quanto conseguenza, e non causa, della disgregazione familiare".

 

Qualche riflessione clinica
La coppia, proprio perché tale, si trova a vivere tante tappe topiche, simboliche e veramente difficoltose da affrontare e da superare.

Vediamone alcune: nascita del primo figlio, adolescenza e sindrome del nido vuoto (o pieno)

1- La nascita dei figli, tanto agognati e così fortemente voluti, è la prima destabilizzazione profonda a cui va incontro la coppia.

La donna, futura mamma, iper-investe nella gestazione e nel nascituro, spodestano il compagno e facendolo transitare da una posizione di centralità della sua esistenza, alla periferia della stessa.

L'uomo, solitamente, non regge alla perdita dell'egemonia e, pur desiderando anch'egli un figlio, cede malvolentieri il trono - ed il lettone - al nascituro.

Spesso poi, il triste destino del trasferimento sul divano del soggiorno, è inevitabile - almeno per i primi mesi di vita del piccolo - talvolta, verrà anche protratto per anni.

Il lettone, luogo simbolico deputato all'intimità, diventerà da lì a breve, un campo di battaglia:

verranno cambiati i pannolini e verrà consolato il piccolo quando avrà mal di pancia, sonno o fame.

Le notti che verranno non saranno più deputate al legame ed all'intimità di coppia, ma alle poppate, alle passeggiate per calmare il piccolo e, pur di dormire, dormiranno in tre.

Il "tre" rimarrà spesso, un numero stabilmente presente in camera da letto.

Perché?

Per comprendere il "perché" dobbiamo fare un passo indietro nella vita di quella coppia:

  • Si amavano davvero?
  • Si desideravano?
  • Il passaggio da due a tre è stato talmente faticoso per la coppia, da non essere poi più in grado di ridistribuire il desiderio su più fronti?
  • La donna è rimasta soltanto mamma?
  • E l'uomo, soltanto papà?

 

2- Un altro momento topico, spesso contrassegnato da una possibile deflessione del desiderio sessuale, è l'adolescenza dei figli.

Come sappiamo, questa delicatissima fase, mette a dura prova i genitori.

I ragazzi, con le unghie e con i denti, difendono la loro autonomia, si mettono nei guai, diventano ribelli e creano uno strappo nella famiglia.

Se marito e moglie sono stati soltanto genitori - avendo smarrito già a suo tempo la dimensione di coppia, desiderante ed intima, ed investendo tutte le loro energie nella crescita dei figli - avranno depauperato di attenzioni e di cure il giardino dell'intimità, quindi a rischio di crisi di coppia.

3- La sindrome del nido vuoto, è un altro passaggio veramente difficile e delicato della vita della coppia: i ragazzi vanno via da casa, spesso scelgono percorsi universitari che li obbliga a trasferirsi fuori sede.

La coppia, magicamente ed improvvisamente, si ritrova da sola, ed ecco i primi bilanci!

Spesso non hanno più niente da dirsi e tantomeno da darsi.

Rientrano a casa dopo il lavoro, così televisione, IPad e libri prendono il posto dell'intimità, che viene sempre di più spostata altrove.

Vite parallele, intimità sostitutive - come iper investimento lavorativo - animali per casa, come supplenze affettive, e così via...

La sindrome del nido vuoto, oggi, è spesso sostituita dalla sindrome del nido pieno, nel caso in cui i genitori anziani rimangono a vivere con la coppia, così lo spazio per l'intimità verbale e sessuale, viene ad essere ridotta a zero.

Subentrano i divorzi grigi, o sale e pepe, perché una coppia senza intimità e con un sessualità assolutamente sporadica, è candidata alla separazione

 

Più intimità, più sessualità

Tra gli sbagli più importanti, soprattutto maggiormente reiterati da generazione in generazione, vi è quello di tentare di cambiare il partner, rendendolo a propria immagine e somiglianza; segue il tentativo malsano di salvarlo - non si sa bene da chi o da cosa - senza dimenticare il bisogno di possedere l'altro come se fosse un prolungamento di se, ed ancora, i poteri terapeutici che spesso gli vengono arbitrariamente attribuiti.

Il partner dovrebbe lenire la solitudine e consolare, guarire le pregresse ferite d'infanzia o della vita in generale e così via..

In realtà un buon matrimonio è quello in cui ciascuno dei due nomina l'altro custode della propria solitudine, così come scriveva Rainer Maria Rilke.

Nel territorio dell'autonomia, del rispetto e della giusta distanza dal mondo dell'altro, prolifera l'amore e, soprattutto, si mantiene in vita il desiderio sessuale, unico e vero collante per la coppia.

Il corpo non mente mai, è l'unico vero contenitore di verità assolute: dice o non dice quello che ha vissuto, quello che ha provato e cosa desidera ed ama ancora - o non ama più - dell'altro.

Il corpo arriva dove le parole si sono fermate a riposare.

Per concludere, nessun matrimonio o convivenza è la tomba del sesso e dell'amore, se la dimensione della cura e dell'accudimento, rimangono sempre presenti durante tutte le fasi della vita di coppia.

 

 

Fonte:
http://www.lavoce.be/index.php/affari-legali/6311-affari-legali-rifiutare-i-rapporti-sessuali-con-il-coniuge-cosa-comporta