Come fate a sapere se ciò che sapete è vero? È vero che oggi non contano più i fatti, ma conta solo ciò che crediamo essere vero?

Analizziamo con questo video due fatti accaduti contemporaneamente: il recente attacco terroristico a Londra e il falso allarme terroristico a Torino.

 

(segue trascrizione del video)

Come fate a sapere che ciò che credete di sapere è vero?

Sabato mattina accendo la tv e vedo lo schermo diviso in due: a sinistra l’ultimo attentato a Londra, che ha fatto 7 vittime, a destra: “1000 feriti a Torino”. Che poi sono stati più di 1400.

Mi dico: è la fine del mondo - Nostradamus aveva ragione.

Poi ascolto meglio e capisco che a Torino non c’è stato un attentato, ma la convinzione, improvvisa, che un attentato fosse in corso, un falso allarme che ha creato scompiglio e panico nella folla e fatto un sacco di danni, a causa dei cocci di vetro delle bottiglie vendute - abusivamente - su cui le persone sono cadute, spinte della folla dietro di loro.

Qui si vedono le persone tranquille, mentre assistono alla finale di Champions League, Juve/Real Madrid.

All’improvviso un forte rumore, forse un grosso petardo o una transenna che cade in terra.

Istantaneamente tutti iniziano ad allontanarsi.

E attorno a quel ragazzo a torso nudo, che indossa uno zainetto nero, si forma un vuoto. 

Il ragazzo alza le braccia al cielo. 

Ora, dato il clima che si respira di questi tempi e dato tutto ciò che sappiamo, vedendo questo video senza sapere cosa stesse accadendo, è certo che ognuno di noi - e di voi - avrebbe pensato: è un attentato in corso, il ragazzo con lo zaino sta invocando dio e sta per farsi esplodere.

Però potrebbe solo essere rimasto paralizzato dalla paura, alzando le braccia al cielo come per dire: “Io non c’entro nulla, per favore, non mi sparate!”.

Oppure potrebbe essere un mitomane che approfitta dell’attimo di notorietà capitatogli inaspettatamente, improvvisato presenzialista come quelli che si mettono davanti alla camera dei tg, magari con la penna davanti alla bocca.

Ah, il caro e compianto Paolo Frajese... ve lo ricordate? La storica pedatona a quel tizio!

Oppure il ragazzo avrebbe potuto essere proprio il buontempone che ha lanciato il petardo.

Pare invece - notizia di oggi, lunedì 5 giugno 2017 - che il ragazzo stesse cercando solo di tranquillizzare la folla. Sembra avesse bevuto un po’ troppo e lo si sarebbe visto piangere abbracciato a un altra persona.

Ma ciò che è importante qui non è come stessero davvero le cose. Importanti - e purtroppo deplorevoli - sono stati gli effetti pragmatici di quello che la folla ha creduto che stesse per succedere: un attacco terroristico.

 

1. Un mercato per tutti

C’è un detto azzeccatissimo: se definisci le cose come reali, queste avranno conseguenze reali.

Quando vivevo in Brasile, ero diventato a mia insaputa amico di un truffatore.

Cioè, non lo era in modo scoperto. Eravamo colleghi nell’azienda informatica dove lavoravamo. Io ero un tecnico e lui un venditore.

E di quelli bravi, che riusciva a vendere non frigoriferi, ma fabbriche di frigoriferi agli eschimesi.

Anche troppo bravo. Infatti lui e i suoi compagni vendevano e promettevano di tutto, e poi c’erano i poveri cristi di tecnici, come me, che dovevano andare dai clienti a mantenere ciò che loro avevano promesso. Beccandosi ovviamente i cazziatoni dai clienti.

Va beh, cose che a vent’anni si possono anche fare.

Un po 'per volta, però, mi resi conto che parallelamente a quell’impiego, lui organizzava ogni tanto delle vere e proprie truffe insieme ad altri. Come quelle dei film. Ma con me era sempre stato corretto, mi ospitò addirittura a casa sua, durante un periodo di difficoltà. Perciò feci finta di nulla.

Poi alla fine truffò anche me. Non vi sto a dire i dettagli. Ci persi 6500 dollari tondi tondi.

Lui era solito dire, con il suo modo di parlare mellifluo e così persuasivo: ciò che il cliente vuole è: me engane que eu gosto, cioè: il cliente in fondo vuole essere ingannato.

È disposto a pagare purché tu sia bravo a vendergli le sensazioni che vuole sentire.

Un altro dei suoi aforismi preferiti era: nel mondo c’è mercato per qualunque cosa.

Puoi vendere di tutto, a chiunque, se glielo presenti abbastanza bene. Ma di questo parleremo magari in un prossimo video.

 

2. Negazione della verità

Le cose possono non sembrare quello che sono, dunque. Altre volte invece i fatti gridano forte, come il proverbiale elefante in salotto, ma noi facciamo finta di nulla. Facciamo orecchio da mercante.

Prendiamo l’aereo e da Torino spostiamoci a Londra, dove a distanza di qualche ora si consumava l’ennesimo attacco terroristico.

Veniamo così a sapere che tempo fa c’era stata una denuncia, da parte di una donna italiana che vive là, e che alla polizia locale aveva detto che uno di quei terroristi stava facendo proselitismo.

Tanto che suo figlio, il figlio della donna, che frequentava i figli del terrorista, un giorno era tornato a casa dicendo alla mamma di voler abbracciare l’islam.

Ma la polizia non fece nulla di concreto. La “verità” deve essere sembrata loro: non c’è nulla da temere. E così non sentirono il bisogno di fare alcuna indagine.

Troppa poca paranoia, vedete? Ve lo dico io, un po’ di paranoia è sempre utile.

Come se non bastasse, sta girando quell’altro video dove un uomo, mentre se ne sta rintanato insieme ad altre persone sotto i tavoli di un bar, durante quell’attentato, protetto dalla polizia che intima loro di stare giù, grida un insulto di rabbia tipo “Musulmani bastardi!”

Allora si sente un altro uomo, anche lui rintanato sotto i tavoli insieme al primo, che gli risponde e lo redarguisce in malo modo: “Ma che dici, idiota! Non sono musulmani!”

E poi venitemi a parlare di negazione della verità. Ma per quell’uomo, evidentemente, non si trattava di questo. Si trattava del fatto che, per lui, la verità è un’altra.

Per questo a volte ognuno di noi può avere come l’impressione di vivere in un mondo di pazzi: la percezione che ognuno ha delle cose può essere così diversa, così diametralmente opposta, da apparire del tutto inaccettabile.

Esistono i piattisti, lo sapevate? Un certo numero di esseri umani, come me e come voi, con braccia, gambe e una testa, onestamente convinti che la terra sia piatta.

Hanno gruppi di interesse in rete, ne discutono come di una cosa seria e via dicendo.

Oppure vogliamo parlare di chi ha venduto bottiglie di vetro, a Torino? E di chi non ha vigilato affinché non venissero vendute?

"Va beh, tanto cosa vuoi che succeda. Basta bere responsabilmente”.

E sempre in tema di negazione di realtà - ma qui sarebbe più preciso "negligenza", “trascuratezza” - che dire del fatto che dopo questo ennesimo attentato e dopo che sono state ferite più di 1400 persone (1400) in un colpo solo a causa di un falso allarme, sulla bacheca di Facebook il giorno dopo vedo solo post di gaudio di gente contenta perché la Juventus ha perso? E praticamente nulla, zero, su tutto il resto?

Che dite? Forse dovrei scegliere meglio le amicizie?

Oppure dovrei andar via da Firenze?

Quindi, tornando all’inizio, come fate a sapere che ciò che sapete è vero?

 

3. La società post-fattuale: verità o bufala?

Si parla oggi di società post-fattuale o post-verità, dall’espressione inglese post-truth.

Si dice cioè che oggi vivremmo in un mondo dove non conta più tanto la verità, ma la percezione che le persone hanno della loro, personale verità.

Che può anche essere ampiamente condivisa, se la si apprende in rete.

E si usa quest’idea per spiegare la proliferazione esponenziale delle bufale, delle varie scie chimiche, dei gomblotti, dell’esistenza del punto G, se siamo stati davvero sulla luna e se persone come Bruce Lee, Elvis Presley e Micheal Jackson siano morti per davvero.

Ora, vi devo confidare un segreto.

Per uno psicologo - e a maggior ragione per uno psicologo costruttivista, anche se a mio modo di vedere - è la mia verità - uno psicologo non dovrebbe mai dirsi “non costruttivista” - la nozione che oggi vivremmo in un mondo di post-verità mi fa sorridere.

Perché la verità è sempre stata post-fattuale! È sempre stato così!

Ed è almeno da quando è vissuto il nostro vecchio amico con i baffoni (Nietzsche) che si sa questa cosa: dio è morto, cioè il dio dei religiosi, ma anche il sacro Graal dei filosofi, la verità assoluta.

Come esseri umani noi non potremo mai sapere come stanno "davvero" le cose, perché tutto ciò che sappiamo sul mondo lo apprendiamo attraverso la mediazione dei sensi.

La razionalità arriva sempre dopo, sempre in ritardo. Prima arrivano sensazioni e percezioni. E poi troviamo il modo per spiegarcele.

Tutto ciò che sappiamo di razionale deriva sempre da una qualche forma di razionalizzazione. E non sono la stessa cosa.

Inoltre abbiamo la tendenza ad affezionarci ad alcuni sensi più che ad altri.

C’è chi è stonato come una campana e chi ha l’orecchio assoluto.

C’è chi non crede se non vede e chi non crede se non tocca, come San Tommaso.

E poi c’è chi crede in ciò che sente dentro, nella pancia. “Lo sento, quindi deve essere vero”. E quelli possono diventare i più pericolosi. O i più sofferenti. Pensate agli stessi terroristi e alla loro delirante ideologia, costruita attorno alla devozione per qualcosa che nessuno ha mai visto. Ma pensiamo anche alle persone che soffrono di un disturbo psichico e che si identificano con il loro problema. Se sento quest’ansia, vuol dire che c’è davvero un pericolo. Se sento questa tristezza e questa depressione, vuol dire che davvero la mia vita non ha più senso.

Quindi la società è sempre stata post-fattuale, perché la società è sempre stata fatta di uomini.

Solo che oggi internet fa da cassa di risonanza e amplifica qualunque cosa. Ciò che serve insieme a ciò che non serve.

Se sei un solitario, con internet puoi isolarti ancora di più. Se invece sei un estroverso, puoi farti ancora più amici.

E così le notizie: le bufale hanno maggiori possibilità di diffondersi, perché fanno leva sulle emozioni.

I fatti nudi e crudi invece ne hanno di meno, perché la nuda verità non interessa a molti: matematici, filosofi vecchio stampo e pochi altri. E anche in quel caso si tratta di verità costruite, a partire da assiomi decisi arbitrariamente.

Ma del resto i media lo sanno da sempre. Ci mostrano e vendono notizie, prima dei fatti. La notizia, cioè, è un fatto - più o meno verificabile, a seconda di quanto coscienzioso è stato il cronista - avvolto in una confezione fatta di emozioni, che serve a vendere meglio ciò che contiene.

Pertanto, l’idea che oggi vivremmo in una società post-fattuale o post-verità può essere considerata, anche questa... una bufala.