Dipendenza psicologica dalla terapia orale per il deficit erettivo

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 07 dicembre 2010Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2011

Unitamente al Prof.De Rose, andrologo genovese, ho presentato un poster sulla dipendenza dalle "pillole dell'amore", a Roma alla SIA, 26 novembre 2010.

"La commercializzazione del Viagra prima e del Cialis e Levitra poi, di sicuro, ha rappresentato un elemento importante per la sessualità: la sicurezza.

Sicurezza per l’ottenimento dell’erezione, anche in tempi brevi, sicurezza per una rigidità duratura, senza la paura del “crollo”, sicurezza di avere più rapporti in un arco di tempo non troppo dilazionato, riducendo soprattutto l’attesa per una nuova erezione.

Obiettivo del lavoro è stato quello di valutare se, dopo 1 anno di terapia, si sono registrati rapporti spontanei.

 

Discussione

La nostra esperienza ha confermato l’efficacia degli inibitori delle fosfodiesterasi 5 nel trattamento della DE. E la “ritrovata potenza”, anche se con l’aiuto farmacologico, ha consentito di aumentare la frequenza dei rapporti. Dopo nove mesi di terapia nessuno è stato in grado di avere rapporti spontanei. Alla ripresa della terapia è stata invece osservata una diminuita risposta globale di efficacia.

Il farmaco sembra quindi che rappresenti una “stampella emotiva” su cui far affidamento, interrompe il circolo vizioso tra ansia da prestazione, DE e deflessione del tono dell’umore.

Messaggio conclusivo: anche il counseling psicologico, effettuato all’inizio della terapia orale, in una parte dei soggetti arruolati, non ha conseguito i risultati sperati. Probabilmente sarà necessario un counseling a metà del percorso ed a ridosso della sospensione, per evitare ricadute ed ansie anticipatorie di ricadute. MI farebbe piacere sapere cosa pensate a riguardo, e cosa accade durante la vostra pratica clinica quotidiana.

Saluti a tutti Valeria Randone

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

6 commenti

#1
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Ho visto la tua comunicazione, e le cose che dici sono assolutamente nuove.
E' un parere da medico.
Per quanto ne so, l' invio allo psicologo deve presentare tre caratteristiche: inappellabilità, univocità, direttività. Con tale sistema si ottiene il 25% di guarigioni dal sintomo sessuale con il semplice imvio.
Inoltre tale terapia di desensibilizzazione, mi appare laboriosa, con paziente che va su e giù da un ambulatrio all' all' altro.
La prescrizione di farmaco potrebbe inoltre avvallare le paure inconsce di malattia di soggetti particolarmente ipocondriaci. L' andare in terapia senza farmaci, costringe inoltre il paziente a un maggiore lavoro di introspezione.
Personalmente prescrivo farmaci erettogeni a pazienti in psicoterapia solo quando me lo chiede il collega psicologo.
Pertanto, riconosco validità al tuo lavoro, e penso sia il caso di risfoderare l' antica regola del setting psicosessuologico: lavorare come ci si trova meglio.

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Giorgio, oggi purtroppo l'approccio al farmaco, è spesso dettato dall'autogestione ed autoprescrizione e vi è tanta confusione tra desiderio, eccitazione e tempi eiaculatori e, non solo tra i guiovani.
Un deficit erettivo, su base psicogena, deve essere approcciato con modalità poliedriche, garantendo al paziente un valido supporto psico-sessuologico, che lo tuteli dalla dipendenza psicologica dal farmaco, che spesso viene adoperato, come afrodisiaco, per talamo e potenza nella vita!
Andrologo e psico-sessuologo, lavorando a stretto contatto, aiutano i pazienti verso un difficile percorso, di diagnosi, chiarezza terapeutica e....restituisce loro salute e benessere sessuale.
Cari saluti

#3
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Cara Valeria,
ho appena finito ambulatoria qua in padania, ed ad un paziente particolarmente riottoso ho detto: "Hai presente Dio? Beh qua dentro lui è mio cugino più giovane".
Il che significa che, putroppo o per fortuna, ho la netta tendenza ad avere rapporti un "tantino" frontali con soggetti che si autogestiscono: la responsabilità terapeutica è mia, pertanto il discorso diplomatico di liberarsi soft dal farmaco, potrebbe anche andare, nell' ottica della gestione delle resistenze alla terapia piuttosto che della loro infrazuione.
Non vorrei che un uso di farmaco focalizzasse ulteriormente l' attenzione su un aspetto (quello sessuale) che risente (come quello relazionale) di pesi che vanno tolti.
Ciao

#4
Dr. Sergio Angileri
Dr. Sergio Angileri

Salve Valeria. Molto interessanti i dati che hai pubblicato. Nella nostra esperienza maturata qui a Palermo (psicoterapia e andrologia coordinate), con le disfunzioni erettili francamente psicogene, riscontriamo risposte correlate con le vostre osservazioni, nei casi di assunzione farmacologica. Tuttavia voglio aggiungere un altro dato, significativamente ricorrente nella nostra esperienza. Si tratta dell'insorgenza di sindromi d'ansia acute, corredate di vissuti di depersonalizzazione o derealizzazione, in soggetti senza nessun segno prodromico antecedente all'assunzione del Viagra, del Cialis o Levitra. Analisi psicoterapeutiche successive sugli stessi soggetti hanno invece evidenziato la dinamica difensiva inconsciamente affidata alla disfunzione erettile, scompaginata dalla meccanica erezione assicurata dal farmaco. In un'alta percentuale di casi la cessazione dell'assunzione farmacologica, il ritorno della disfunzione erettiva e quindi dell'alibi fisiologico dell'evitamento del coito durante il trattamento psicoterapico, ha coinciso con la risoluzione della sindrome di cui sopra. Attualmente stiamo cercando dati correlabili, quindi, fra la struttura psicologica del soggetto, la sua situazione relazionale e la scelta di non prescrivere il farmaco e quindi la semplice meccanica erettiva, prima che la persona sia stata trattata adeguatamente in psicoterapia, per renderlo in grado di poter fruire della possibilità del coito, senza che questo sia per lui un danno, anzichè un vantaggio acquisito. In pratica, evitiamo la prescrizione farmacologica in assenza di valida psicodiagnosi preventiva. Saluti.

#5
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Sergio, grazie degli interessantissimi commenti.
Hai perfettamente ragione, la struttura di personalità del soggetto e le dinamiche che abitano la coppia dal punto di vista psicodinamico, sono una tappa di fondamentale importanza clinica per la futura possibile prescrizione e risoluzione del disagio.
Non tutti però, sia clinici che pazienti, comprendono quanto ci siamo detti ed il sintomo, come ogni sintomo, va tolto.....purtroppo, i "vantaggi secondari" dei sintomi, non vengono contemplati.
Quando passi da Catania, chiamami, così ci incontriamo.
Cari saluti
Valeria

#6
Dr. Sergio Angileri
Dr. Sergio Angileri

Salve Valeria. Lieto per la condivisione e concordo sulle "difficoltà" cui tu accenni. Grazie per l'invito di incontro, che ricambio con piacere. Sergio.

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