Tumori e crioconservazione del liquido seminale

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 25 gennaio 2019

 

Neoplasie maschili e crioconservazione del liquido seminale.

Crioconservare il liquido seminale, in presenza di un tumore o di un qualsiasi altro problema oncologico che ha interessato un giovane uomo, è una strategia valida, relativamente "semplice" e che deve sempre essere indicata e consigliata a tutti i maschi, affetti da un cancro, prima di prospettare ed iniziare trattamenti che possono colpire appunto la normale attività del loro epitelio seminale.

 

    

 

Se programmata in modo adeguato, questa tecnica non richiede tempi lunghi né strategie complesse da seguire ed è finalizzata a mantenere in vita gli spermatozoi per un tempo indefinito utilizzando, in modo appropriato, dell’azoto liquido che permette a questi gameti di rimanere vitali a temperature intorno a meno 196 gradi Celsius.

La crioconservazione deve sempre essere indicata prima di incominciare qualsiasi strategia terapeutica antitumorale, come da esempio una radioterapia o una chemioterapia; queste sono tutte terapie che possono danneggiare la produzione degli spermatozoi od alterare l’integrità del loro DNA.

 

   

 

La crioconservazione ha bisogno di più campioni, più raccolte di liquido seminale e questo per garantire un’adeguata quantità di spermatozoi quando questi saranno richiesti; per questo motivo non bisogna perdere tempo e, fatta la diagnosi di tumore, bisogna inviare con una certa tempestività il paziente alla banca del seme.

Prima della raccolta vanno fatti i test ematochimici per accertare la presenza di alcune malattie a trasmissione sessuale, come l’epatite B e C, l’HIV, la sifilide, perché non si può escludere che i microrganismi che causano queste patologie si possano trasmettere anche attraverso l’azoto liquido.

 

   

 

Quando è possibile, prima della raccolta del liquido seminale, è bene osservare un periodo di astinenza sessuale di tre-cinque giorni come si fa per la normale esecuzione di uno spermiogramma.

E’ molto importante informare il paziente con un tumore di questa opportunità; crioconservare il proprio seme oltre a garantire, soprattutto ad un giovane uomo, la possibilità di una futura paternità, è anche un messaggio indiretto e non negativo che il suo problema oncologico ha una valida prospettiva di essere superato e quindi questa indicazione ha dei notevoli risvolti psicologici positivi, non secondari.

 

   

 

Oggi con i successi dovuti alle ultime tecniche di fertilizzazione in vitro, come la ICSI (Iniezione Citoplasmatica di Spermatozoi), i tassi di successo, intesi come bimbi portati a casa, vanno dal 30 al 40% per tentativo.

 

 

Fonte:

https://centrodemetra.com/la-crioconservazione/

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/urologia/336-tumore-al-testicolo-come-preservare-la-fertilita.html

http://www.cecos.it/

www.aimac.it

www.gemmedormienti.org

www.iss.it/rpma

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

0 commenti

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Vuoi ricevere aggiornamenti in Andrologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Sondaggio su informazioni sulla salute, servizi online e Medicitalia.it Partecipa