x

x

Pianto inconsolabile, crisi dolorose...e se fosse invaginazione intestinale?

Dr. Claudio Olivieri Data pubblicazione: 21 agosto 2017

L’invaginazione si verifica quando una porzione del canale intestinale si introflette in un segmento subito caudale ad esso. E’ la causa più frequente di ostruzione intestinale nei bambini, fra i 3 mesi e i 6 anni di vita (80% prima dei 2 anni).

Nella maggioranza dei casi si tratta di un’invaginazione idiopatica, sebbene alcune forme di invaginazione (ileo-ileali) siano correlate spesso ad una gastroenterite o linfoadenite mesenterica di natura virale. Nel 2-10% dei casi, invece, le invaginazioni sono secondarie a una condizione patologica (diverticolo di Meckel, polipo intestinale, linfoma, complicanza di una porpora di Schönlein-Henoch).

L’invaginazione intestinale, a secondo del tratto interessato, può essere: ileo-ileale, ileo-colica, ileo-ceco-colica e ceco-colica. I segmenti invaginati occludono l'intestino e determinano una compromissione del flusso sanguigno ai segmenti invaginati, causando ischemia, gangrena e perforazione.

Come si manifesta?

E’ caratterizzata dalla comparsa improvvisa, in pieno benessere, di dolore addominale intenso, di tipo colico e che ricorre a intervalli frequenti ed è accompagnato da pianto inconsolabile. Nelle fasi iniziali il bambino riprende tranquillamente a giocare nell’intervallo delle crisi dolorose, ma se l’invaginazione non si risolve il bambino tende a diventare più debole e soporoso. Può comparire il vomito, che nelle fasi tardive diventerà biliare.

Un segno patognomonico dell’invaginazione, ma che compare tardivamente, è l’emissione di sangue rosso vivo e muco con le feci (feci a gelatina di ribes).

Cosa si fa la diagnosi?

L’ecografia addominale consente di confermare il sospetto clinico di invaginazione intestinale.

Immagine "a coccarda" o "a bersaglio"

 

Qual è il trattamento?

Trattandosi di un’urgenza, una volta fatta la diagnosi, è necessaria la riduzione immediata dell’invaginazione. In assenza di segni di perforazione, di shock o di invaginazione prolungata, la riduzione viene eseguita mediante il clisma opaco che consente la risoluzione nella maggioranza dei casi (50%-80%). In caso di insuccesso o di impossibilità di eseguire il clisma opaco, sarà necessaria la riduzione manuale e quindi l’intervento chirurgico.

Nei casi di invaginazione ileo-ileale la risoluzione è spontanea e quindi non è necessario né il clisma opaco né l’intervento chirurgico.

La percentuale di ricadute dopo la riduzione con il mezzo di contrasto è del 10% e del 2-5% dopo riduzione chirurgica.

Autore

claudio.olivieri
Dr. Claudio Olivieri Chirurgo pediatrico

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2005 presso Università degli Studi di Roma .
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 55454.

3 commenti

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Guarda anche invaginazione 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Chirurgia pediatrica?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Sai proteggerti dal sole? Partecipa al nostro sondaggio