Depressione bipolare: in attesa delle piogge d'Aprile
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze
Piogge D'Aprile (Guccini, da Madame Bovary)
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile che in mezz' ora lavavano un' anima o una strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una spada?
Ma dove quelle piogge in primavera quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi,
poi piano facevi ridere anche me con i tuoi giochi lievi?
Ma dove quelle estati senza fine, senza sapere la parola nostalgia,
solo colore verde di ramarri e bambine e in bocca lo schioccare secco di epifania?
Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire
e dove a ogni autunno quando finiva l' estate trovavi la voglia precisa di ripartire?
Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti,
che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena;
consumato per sempre il tempo di sole e ferite,
basta vivere appena, basta vivere appena...
E ora viviamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati,
lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati,
dove senza più storia giriamo il mondo ricercando soltanto un momento sincero,
col desiderio inconscio di arrivare più in fondo per essere più vero...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile? Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso,
come un gesto, un urlo o un umore sottile fino ad esserne intriso,
io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte angusto e avaro di queste voglie corsare,
per darmi un'occasione ladra, un infinito o un ponte per ricominciare...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile che in mezz' ora lavavano un' anima o una strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una spada?
Ma dove quelle piogge in primavera quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi,
poi piano facevi ridere anche me con i tuoi giochi lievi?
Ma dove quelle estati senza fine, senza sapere la parola nostalgia,
solo colore verde di ramarri e bambine e in bocca lo schioccare secco di epifania?
Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire
e dove a ogni autunno quando finiva l' estate trovavi la voglia precisa di ripartire?
Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti,
che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena;
consumato per sempre il tempo di sole e ferite,
basta vivere appena, basta vivere appena...
E ora viviamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati,
lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati,
dove senza più storia giriamo il mondo ricercando soltanto un momento sincero,
col desiderio inconscio di arrivare più in fondo per essere più vero...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile? Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso,
come un gesto, un urlo o un umore sottile fino ad esserne intriso,
io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte angusto e avaro di queste voglie corsare,
per darmi un'occasione ladra, un infinito o un ponte per ricominciare...
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Non a caso la rinascita è collocata in Aprile, spesso la depressione nel disturbo bipolare è stagionale, non è sempre vero che la fase euforica sia in Aprile, così come non è sempre vero che sia una fase così "benigna".
Comunque, ben descritta la sensazione di stallo, di "vivere appena" in confronto ad un passato glorioso, intenso, veloce che sembra perduto, imprendibile ormai, come un treno da cui si è stati scagliati fuori sul più bello. Nelle forme bipolare, nella depressione c'è tipicamente al centro quest'idea di "paradiso perduto", di essere caduti vittima di una specie di malia, che incatena o attrae come una calamita negativa contro un muro, in un angolo. Essere inchiodati in un posto in cui non succede niente, lontano dai giochi. La persona bipolare depressa attende un segno "preciso per ripartire", come un segno dal cielo, una cometa, perché un tempo lo star bene, anzi l'essere su di giri, non richiedeva un perché, un pensiero, un motivo. Era un sentimento, e basta.
Verissimo è il ripensamento sulle esperienze passate, di cui prima si vedeva l'aspetto entusiasmante e di sfida, dopo si vede l'aspetto "sciagurato", incauto, arrischiato e futile. Spesso le cadute depressive non sono soltanto una interruzione, ma una caduta da livelli alti, un non avere più il tutto, che è diverso da avere meno di prima. Il peso di essere caduti può bruciare di più del peso del punto in cui ci si trova. Magari si è sulla sufficienza, ma ci si sente sul fondo. Anzi, a volte si è come attratti dalla folle idea di andare fino al vero fondo, come per concludere un ciclo di fortuna-sfortuna che sembra avere un senso definitivo e crudele.
Eppure la canzone si chiude con una speranza. Può accadere che proprio sul più bello della depressione vi sia un viraggio che riporta la sorte a favore, come se fosse il risultato di una preghiera, una danza della pioggia che finalmente richiama un raggio di sole, un "ponte" per ricominciare.
Attenzione però. Purtroppo in questi periodi depressivi, che a volte durano mesi o anni, può accadere che le persone compiano gesti definitivi, o scelte che li tagliano fuori da nuove occasioni, come licenziarsi, troncare rapporti, non andare più avanti con il proprio lavoro o con la propria formazione. Per questo, al di là della speranza che un giorno l'umore torni a posto, è bene che le persone si curino e usino le cure come un'arma in più della propria capacità di ripresa. Può capitare che allora le cure che funzionano facciano anche funzionare le preghiere e propiziare una svolta.
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile che in mezz' ora lavavano un' anima o una strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una spada?
Ma dove quelle piogge in primavera quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi,
poi piano facevi ridere anche me con i tuoi giochi lievi?
Ma dove quelle estati senza fine, senza sapere la parola nostalgia,
solo colore verde di ramarri e bambine e in bocca lo schioccare secco di epifania?
Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire
e dove a ogni autunno quando finiva l' estate trovavi la voglia precisa di ripartire?
Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti,
che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena;
consumato per sempre il tempo di sole e ferite,
basta vivere appena, basta vivere appena...
E ora viviamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati,
lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati,
dove senza più storia giriamo il mondo ricercando soltanto un momento sincero,
col desiderio inconscio di arrivare più in fondo per essere più vero...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile? Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso,
come un gesto, un urlo o un umore sottile fino ad esserne intriso,
io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte angusto e avaro di queste voglie corsare,
per darmi un'occasione ladra, un infinito o un ponte per ricominciare...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile che in mezz' ora lavavano un' anima o una strada
e lucidavano in fretta un pensiero o un cortile bucando la terra dura e nuova come una spada?
Ma dove quelle piogge in primavera quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi,
poi piano facevi ridere anche me con i tuoi giochi lievi?
Ma dove quelle estati senza fine, senza sapere la parola nostalgia,
solo colore verde di ramarri e bambine e in bocca lo schioccare secco di epifania?
Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire
e dove a ogni autunno quando finiva l' estate trovavi la voglia precisa di ripartire?
Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti,
che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena;
consumato per sempre il tempo di sole e ferite,
basta vivere appena, basta vivere appena...
E ora viviamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati,
lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo e ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati,
dove senza più storia giriamo il mondo ricercando soltanto un momento sincero,
col desiderio inconscio di arrivare più in fondo per essere più vero...
Ma dove sono andate quelle piogge d' aprile? Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso,
come un gesto, un urlo o un umore sottile fino ad esserne intriso,
io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte angusto e avaro di queste voglie corsare,
per darmi un'occasione ladra, un infinito o un ponte per ricominciare...
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Non a caso la rinascita è collocata in Aprile, spesso la depressione nel disturbo bipolare è stagionale, non è sempre vero che la fase euforica sia in Aprile, così come non è sempre vero che sia una fase così "benigna".
Comunque, ben descritta la sensazione di stallo, di "vivere appena" in confronto ad un passato glorioso, intenso, veloce che sembra perduto, imprendibile ormai, come un treno da cui si è stati scagliati fuori sul più bello. Nelle forme bipolare, nella depressione c'è tipicamente al centro quest'idea di "paradiso perduto", di essere caduti vittima di una specie di malia, che incatena o attrae come una calamita negativa contro un muro, in un angolo. Essere inchiodati in un posto in cui non succede niente, lontano dai giochi. La persona bipolare depressa attende un segno "preciso per ripartire", come un segno dal cielo, una cometa, perché un tempo lo star bene, anzi l'essere su di giri, non richiedeva un perché, un pensiero, un motivo. Era un sentimento, e basta.
Verissimo è il ripensamento sulle esperienze passate, di cui prima si vedeva l'aspetto entusiasmante e di sfida, dopo si vede l'aspetto "sciagurato", incauto, arrischiato e futile. Spesso le cadute depressive non sono soltanto una interruzione, ma una caduta da livelli alti, un non avere più il tutto, che è diverso da avere meno di prima. Il peso di essere caduti può bruciare di più del peso del punto in cui ci si trova. Magari si è sulla sufficienza, ma ci si sente sul fondo. Anzi, a volte si è come attratti dalla folle idea di andare fino al vero fondo, come per concludere un ciclo di fortuna-sfortuna che sembra avere un senso definitivo e crudele.
Eppure la canzone si chiude con una speranza. Può accadere che proprio sul più bello della depressione vi sia un viraggio che riporta la sorte a favore, come se fosse il risultato di una preghiera, una danza della pioggia che finalmente richiama un raggio di sole, un "ponte" per ricominciare.
Attenzione però. Purtroppo in questi periodi depressivi, che a volte durano mesi o anni, può accadere che le persone compiano gesti definitivi, o scelte che li tagliano fuori da nuove occasioni, come licenziarsi, troncare rapporti, non andare più avanti con il proprio lavoro o con la propria formazione. Per questo, al di là della speranza che un giorno l'umore torni a posto, è bene che le persone si curino e usino le cure come un'arma in più della propria capacità di ripresa. Può capitare che allora le cure che funzionano facciano anche funzionare le preghiere e propiziare una svolta.