O Maria Salvador... quando la cannabis non fa cantare così bene

Dr. Giuseppe QuarantaData pubblicazione: 13 settembre 2015

Chi si fa una canna, generalmente sperimenta un senso di maggior rilassatezza, una sensazione di lieve euforia ed in quei momenti è un po’ più appannato.

Sono gli effetti tipici dei cannabinoidi: rilassatezza, euforia e lieve compromissione cognitiva. In alcuni casi, più rari, ma non così tanto rari, si assiste al cosiddetto “bad trip” (cattivo viaggio): alcuni infatti iniziano ad avvertire una sensazione di ansia crescente e in alcuni casi possono avere anche un attacco di panico, altri invece sperimentano reazioni paranoidi transitorie, in cui pensano che la CIA li stia aspettando sotto casa. Queste ultime reazioni sono molto pericolose e possono anticipare disturbi molto seri a cattiva prognosi come le psicosi da Cannabis.

Non è mio compito condannare o assolvere le canne, dire la mia se sono d’accordo o meno con la legalizzazione, e via dicendo... ci sono organi preposti a far questo. Anche perché la relazione esistente tra disturbi psichiatrici e uso di cannabinoidi è controversa e non del tutto chiarita. Inoltre, dando un’occhiata su Pubmed (la banca dati di lavori scientifici più grande al mondo), ci si accorge di come gli studi volti a valutare ad es. i disturbi cognitivi prodotti da un eventuale uso di cannabis sono molto pochi (ne ho visti solo 3 rispetto ai 1000 studi fatti sulla cognitività in soggetti con abuso alcolico).

Questo è legato soprattutto al fatto che si pensa alla cannabis come a una “droga leggera”, che non da facilmente dipendenza e quindi meno dannosa. Il fatto che una larga parte dei consumatori di cannabis non finirà in un ospedale psichiatrico e non svilupperà mai dipendenza o sintomi di tipo psichiatrico, non significa che chi sviluppi sintomi di questo tipo sia meno grave rispetto a abusatori di altre sostanze.

Devo purtroppo dirlo (e non per fare terrorismo psicologico), i disturbi psichiatrici insorti in relazione a uso di cannabinoidi (dai disturbi dell’umore ai disturbi d’ansia fino alle forme psicotiche) sono in realtà molto gravi e spesso resistenti al trattamento.

Di un "disturbo" in particolare vi voglio parlare. Nella pratica clinica, capita di vedere sempre più spesso ragazzi (ma anche adulti) che dopo mesi/anni di uso di cannabinoidi vanno incontro a una sindrome clinica chiamata SINDROME AMOTIVAZIONALE.

Anche su questa relazione, gli studi clinici sono pochi e controversi. I genitori di questi ragazzi spesso dicono:

“Mio figlio non fa più nulla. E’ diventato indifferente a tutto, la notte non va a letto prima delle quattro e poi durante il giorno fa fatica ad alzarsi, una volta alzato si sposta da un divano all’altro. Se gli chiedi di fare qualcosa, trova mille scuse per non farla. Non studia più. Di lavorare non ne parliamo. Se lo solleciti, si arrabbia... Prima non era così...”.

Quale sia il legame esistente con il consumo di cannabinoidi, come dicevo, è controverso.

Sembra che l’uso di cannabinoidi possa portare a una alterazione dei ritmi circadiani, come dicono alcuni studi (Whitehurst et al., 2015), in particolare porterebbe al DSPD (Delayed Sleep Phase Disorder), a un avanzamento di fase del sonno (cioè tali soggetti dormirebbero sempre più tardi e si sveglierebbero sempre più tardi, con uno spostamento in avanti dell’orologio biologico).

Questa tendenza all’inversione del ritmo sonno-veglia influenzerebbe negativamente i circuiti cerebrali della gratificazione e della ricompensa, portando questi pazienti a essere sempre più svogliati, apatici, demotivati e privi di iniziative.
Se si rompe la gratificazione, sarà difficile che qualcuno si metta a fare qualcosa, tantomeno cantare Maria Salvador...

 

Autore

giuseppe.quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta Psichiatra

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2009 presso Università .
Iscritto all'Ordine dei Medici di Taranto tesserino n° 3254.

11 commenti

#1
Utente 227XXX
Utente 227XXX

Salve Dottore,
Vorrei porle una domanda riguardo questa "sindrome amotivazionale". E' "guaribile"? O è causata da un danno irreversibile al sistema di gratificazione?

#2
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Gentile utente,
la sindrome amotivazionale che si instaura in soggetti che fanno o hanno fatto uso di cannabinoidi assomiglia molto ad altre sindromi ipoforiche che residuano dopo uso di sostanze, penso ad es. agli stati ipoforici dei pazienti eroinomani detossificati. Potenzialmente è una sindrome a rischio di cronicizzazione.
Questo stato ipoforico sembra essere il risultato di un grave sbilanciamento del sistema dopaminergico. Pertanto, attualmente, sostenere il sistema dopaminergico con farmaci che vanno ad agire sui recettori della dopamina, evitando l'uso di antidopaminergici (ad es. gli antipsicotici con più spiccata azione sui recettori D2) che potrebbero peggiorare questa sintomatologia, è una strada percorribile. Inoltre, poiché nell'uso di cannabinoidi un contributo importante a questi aspetti amotivazionali è dato dall'alterazione dei ritmi circadiani, un intervento sia psicoeducativo che farmacologico volto a ripristinare il ritmo sonno-veglia porterebbe miglioramenti anche degli aspetti motivazionali.

#3
Utente 227XXX
Utente 227XXX

La questione mi riguarda in prima persona. Sono stato un consumatore di cannabis (e derivati) per circa 5-6 anni, praticamente in buona parte della mia adolescenza e ho voluto smettere (ho smesso da molto poco, circa un paio di mesi) perché spaventato dai miei amici che, non sono un medico, mostrano TUTTI i sintomi della sindrome amotivazionale.
La sindrome è molto più comune di quanto sembra, praticamente tutto il mio gruppo di amici (e sono molti) passano tutto il giorno solo a fumare.
Io ho notato una "demotivazione" negli ultimi periodi e soprattutto nel primo periodo successivo all'interruzione del consumo. Una situazione non affatto piacevole che mi è durata 15-20 giorni dalla sospensione. Poi ho notato un progressivo recupero delle facoltà sia intellettive (memoria, attenzione) che un netto miglioramento dell'umore anche se non credo di essere ancora al 100%. Diciamo 90%. (Anche perché, avendo passato tutta l'adolescenza sotto cannabinoidi non ho metri di misura per definire la "normalità"). Comunque sia, la mia vità è più che piena, riesco tranquillamente e con soddisfazione a lavorare, studiare e passare (molto) tempo con gli amici. Mi chiedo soltanto se ci sia qualche attività, tipo sport o attività creative, più indicate per recuperare al meglio quel 10% mancante. E poi, cosa più importante, se in qualche modo è possibile aiutare i miei amici che proprio di poggiare la canna non ne vogliono sapere (ci ho provato in tutti i modi a farli ragionare). Lei che ne dice Dottore?

#4
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Gentile utente,
mi fa piacere stia migliorando.
Per mantenere questo miglioramento deve ovviamente restare lontano dall'uso di cannabinoidi in futuro, cercare di avere dei ritmi di vita regolari, soprattutto il ritmo sonno-veglia, e se dovesse avere il desiderio di ritornare a usare cannabis non esisti a rivolgersi a uno psichiatra che potrà consigliarle una soluzione. Per quanto riguarda i suoi amici, l'informazione è importante, ancora meglio se viene da una fonte più autorevole, come potrebbe essere un medico. Mi sembra che lei abbia fatto già tanto per loro.
In bocca al lupo e un caro saluto.

#5
Utente 391XXX
Utente 391XXX

Gentile dottore, ho letto con interesse e preoccupazione il suo articolo. Ho fatto uso di cannabis per tutto il periodo universitario,nonostante ciò ho conseguito sia la laurea triennale che specialistica con votazione110L. A causa di un attacco di panico avvenuto a marzo ho smesso del tutto l'utilizzo della cannabis, che nel frattempo aveva slatentizzato una depressione di tipo ossessivo. Da un mese sono in cura con farmaci ssri, l'ansia è diminuita gradualmente,ma è la voglia di fare che manca totalmente. Sono terrorizzato dall'idea di rimanere in questo stato apatico per il resto della mia vita. Secondo lei c'è la possibilità di ritornare ad avere la motivazione di prima? Preciso che non ho alcuna voglia di tornare a fumare, che il mio ritmo sonno-veglia si è normalizzato e al di fuori delle sigarette non uso alcuna sostanza. Passo le mie giornate a letto senza provare emozioni e ho perso ogni passione, il mio psichiatra sostiene sia la depressione a determinare ciò, io temo si tratti di una condizione irreversibile. Grazie mille per l'attenzione.
Distinti saluti.

#6
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Gentile utente,

sta seguendo la cura da circa un mese, non è molto tempo, c'è ancora margine per vedere dei miglioramenti. Il pensiero di restare apatico per il resto della sua vita è un pensiero di tipo depressivo. Chi ha la depressione spesso pensa di non guarire mai e può attribuire questo stato a errori o sbagli commessi in passato.
Anche se non mi sembra il suo caso, comunque, aggiungo che la sindrome amotivazionale non è una condizione irreversibile. Può durare del tempo, ma può migliorare fino a scomparire, seguendo le terapie farmacologiche e uno stile di vita regolare.
Un caro saluto

#7
Utente 392XXX
Utente 392XXX

Salve dottore , ho letto con interesse il suo articolo ed ho avuto un riscontro nella mia vita. Io ho 24 e per buona parte della mia adolescenza ed inizio dell'età adulta ho fatto uso di cannabis in modo tuttavia saltuario , mi ha dato sempre effetti positivi fino ad un giorno di circa due anni fa quando fumando a casa di un collega appena conosciuto ho avuto una reazione anomala : mi sentivo agitato, dopo un po' ho perso la cognizione del tempo e mi sentivo un po' fuori da me stesso, sentivo scorrere il sangue nelle vene ed il cuore esplodere, difficoltà a respirare, una strana voglia di urlare (non l'ho fatto), piangere e quasi morire ... insomma io fumatore da anni ( anche se solo saltuariamente) mi sono spaventato da morire e ci sono voluto almeno due giorni per tornare un po' piu' sereno . Mi sono informato è tutti i sintomi sono stati quelli di un attacco di panico , ci ho pensato ed io in quei giorni tra esami, una nuova relazione, una dieta ferrea e magari il luogo e la compagnia poco conosciuta quella sera ha di fatto realizzato il bad-trip... o almeno questa è la mia ipotesi . Tuttavia dottore, quello che a me turba è che nel mio periodo a seguire l'ansia è cresciuta ed ho smesso di fumare per paura degli attacchi di panico che pero' ormai spesso tornano (a volte anche senza motivo apparente) anche se magari durano solo qualche minuto. Sento dire che molti evitano il luogo dove hanno avuto il primo attacco di panico invece io proprio in quella stanza l'anno scorso ci sono andato ad abitare e non sono stato male, io miei attacchi sono brevi e possono avvenire ovunque , magari anche solo se bevo un bicchiere di birra . .. Io mi chiedevo , ma una canna tutto questo danno puo' avermi fatto??? e secondo lei il fatto che a volte ( non sempre) questi attacchi mi vengono anche solo bevendo un sorso di birra puo' essere legato al fatto che vedo nell'alcool (anche se a bassissime dosi) un pericolo ?
Io amo stare in compagnia , ho si smesso di fumare ma almeno vorrei stare a tavola con gli amici senza dire sempre No e passeggiare senza che qualcuno mi debba aiutare a calmarmi all'improvviso .
LA ringrazio per l'articolo . Buon lavoro .

P.S. a breve inizierò un percorso di psicoterapia

#8
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Gentile utente,
quella che descrive è una situazione comune a tante persone che utilizzano la cannabis. Il bad trip, come l'ho chiamato, è una situazione spiacevole, spesso agisce in alcuni casi, come il suo a quanto pare, da rinforzo negativo e scoraggia il consumo successivo di cannabis. Proprio perché è una situazione molto spiacevole, ripeto, in alcuni casi ci possono essere reazioni anche più preoccupanti come quelle paranoidi.
Per arrivare alla sua domanda ("Io mi chiedevo , ma una canna tutto questo danno puo' avermi fatto?"), le dico che una canna non è la causa di tutti i suoi attacchi di panico futuri, ma ha agito come un catalizzatore, cioè ha innescato questo tipo di reazione o, ancora meglio, l'ha messa in luce per la prima volta. Dal punto di vista genetico, potrebbe avere una predisposizione agli attacchi di panico, spesso un indizio di questo fatto è che altri in famiglia ce li hanno avuti, e la cannabis slatentizza un disturbo che fino a quel momento era stato latente. Ci sono studi che hanno dimostrato come la cannabis spesso anticipi di qualche anno la comparsa di disturbi psicopatologici di qualunque tipo.
Per quanto riguarda la birra, le provo a dare una spiegazione ma non è detto che sia questa. I soggetti che soffrono di panico sono molto sensibili alle variazioni "corporee" o "mentali" di qualunque tipo. Mi è capitato di vedere ad esempio persone con un disturbo di panico che si agitavano di più con le benzodiazepine proprio perché mal sopportavano quella situazione di estrema rilassatezza. Quindi è molto probabile che la sensazione di leggero stordimento o euforia o altro che le da' l'alcol sia "mal tollerata" dal suo disturbo di panico.
Spero di esserle stato d'aiuto, e le faccio tanti auguri
Cari saluti

#9
Utente 392XXX
Utente 392XXX

Grazie dottore , ora comincia a tornarmi qualcosa in piu' . Ho notato che spesso il panico mi viene quando ho la sensazione , magari solo per stanchezza, di non vedere bene o magari di cadere( di sbandamento? ), o addirittura quando mi ricordo di respirare . Ultimante qualsiasi variazione del mio corpo ( anche un semplice prurito) mi destabilizza un po', tanto che ieri confessando a mia mamma quest'ansia esagerata abbiamo deciso di chiedere aiuto ad un esperto e lei mi ha raccontato che lei soffre molto d'ansia (ma come lei le sue sorelle) e crede di avermelo contagiato sin da quando ero piccolo . Un episodio carino che non ricordavo assolutamente mi è stato raccontato: da piccolo (10 anni) uscendo da scuola non sono andato a casa, ma da solo mi sono recato dalla pediatra che chiese a mia madre di portarmi dal cardiologo perché mi lamentavo di dolori al petto anche se lei era certa che era ansia , il cardiologo confermo' . Forse tutto ha un origine piu' antica dell'episodio di due anni fa? Come ha ipotizzato lei magari genetica?
Grazie Mille , per la tempestiva e chiara risposta .

#10
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Gentile utente,
è abbastanza evidente che sia così. Ed è molto significativo (oltre che simpatico) l'episodio successo a 10 anni.
Oggi ci sono validi ausili per la cura degli attacchi di panico, però non prima di una accurata visita psichiatrica per valutare la situazione in maniera globale e giungere a una diagnosi corretta.
Un caro saluto

#11
Utente 392XXX
Utente 392XXX

Dottore io al momento mi sto rivolgendo ad una psicologa della quale mi fido ciecamente . Dal punto di vista della scelta della figura medica è sbagliato ? spesso nel blog ho visto rispondere anche psicologi per problemi simili .

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