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Il problema di come curare i disturbi psichiatrici

Dr. Giuseppe Quaranta Data pubblicazione: 16 ottobre 2015

Se c’è una cosa che è complicato spiegare, miei cari visitatori, sono i principi basilari del trattamento di un disturbo psichiatrico. Soprattutto perché questo è viziato da alcuni pregiudizi o alcune false credenze; e c’è anche il fatto che quando una persona sta male, vorrebbe qualcosa per stare meglio.
Tutte le altre chiacchiere passano in secondo piano.

Dottore, mi dia subito qualcosa per stare meglio, non ce la faccio più, è una frase disperata, toccante, ma che pone molti problemi di ordine pratico.

Spesso, questa persona prenderebbe qualsiasi cosa pur di star meglio. Il problema è che quando sta meglio vorrebbe subito smettere tutto. E’ difficile pensare per il paziente che esista, in una patologia psichiatrica, un mantenimento, una terapia di lungo corso, come possono prevederlo alcune patologie croniche, es. il diabete o l’ipertensione. L’idea ERRATA per certi versi che i farmaci possano “modificare” il pensiero, possano “danneggiare” il cervello predomina. Proprio quegli stessi farmaci che magari qualche mese prima sono serviti a migliorare una brutta depressione, una ansia molto resistente, un quadro psicotico o ossessivo, sono ora demonizzati e respinti.
Ma andiamo per ordine.

Chi viene in un ambulatorio psichiatrico, di solito si aspetta che per il suo disturbo esista qualcosa di specifico, di adatto, che vada dritto al bersaglio e, come in un lampo, risolva il problema estirpandolo alla radice. Questa stessa idea, non lo nego, potrebbe essere spesso propagandata dai medici stessi, con frasi tipo “ho una medicina che fa al caso suo”, “questo è quanto di più specifico per il suo caso”...

E' alimentata da alcune medicine, mi vengono i mente gli ansiolitici che danno rapidamente sollievo a un ansioso (senza però pensare i danni di un uso a lungo termine pero...)....

Non voglio fare il guastafeste ma il farmaco specifico per una data patologia psichiatrica non esiste. Non l’ha mai inventato nessuno, non perché non ci siamo ancora arrivati, ma perché non ci arriveremo (forse) mai.
Quando qualcuno dice: stiamo facendo passi in avanti, spesso arriveremo a scoprire quella medicina che… Be’, questo non riguarda la psichiatria. Non esiste nessun farmaco in nessuna patologia psichiatrica che curi in maniera “specifica”. E spesso proprio quei farmaci che fanno qualcosa in maniera molto specifica sono i più problematici e quelli meno efficaci in psichiatria.

I farmaci non hanno azioni specifiche e in quanto tali non sono né buoni né cattivi, fanno solo “qualcosa” nell’organismo.

Compito dello psichiatra è, sulla base dell’esperienza e dello studio della letteratura scientifica, in base all’analisi della storia clinica, farmacologica, sociale sentimentale e lavorativa di quel paziente, quello di sfruttare quel “qualcosa” che il farmaco fa per poter ottenere il massimo beneficio possibile per il suo assistito. E’ logico che quel "qualcosa" il farmaco fa può farlo in alcuni bene e in alcuni male, può migliorare certi stati e peggiorarne altri, ma questo non dipende (almeno totalmente) dal farmaco in sé, ma dal modo in cui il farmaco “reagisce” nell’interazione con quel determinato paziente.

Se lo psichiatra è esperto, utilizzerà tutta la gamma possibile delle azioni dei farmaci al fine di creare “una condizione di specificità”, prodotta dalla sua abilità, non certamente dai suoi strumenti in sé.

Alla prossima!

Autore

giuseppe.quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta Psichiatra

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2009 presso Università .
Iscritto all'Ordine dei Medici di Taranto tesserino n° 3254.

4 commenti

#4
Ex utente
Ex utente

Buonasera,
i complimenti per l'articolo son già inclusi,chi ben vede ad occhi chiusi saprà vedere senza confusione :) grazie per la condivisione.buona serata.

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